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Le imprese del Lazio sulle montagne russe della pandemia

| 13 Novembre 2020 | ECONOMIA

Nessuno cade dalle nuvole. Oltre alla pandemia, sicuramente hanno giocato un cattivo ruolo le scelte politiche. A livello nazionale, le conseguenti misure restrittive messe in atto hanno determinato, nel nostro Paese, un calo pesante di tutti i principali indicatori economici. Il PIL, nel II° trimestre ha fatto registrare un arretramento rispetto al trimestre precedente del 12,8% e del 17,7% in confronto allo stesso periodo dello scorso anno. Nel III° trimestre il calo si è fermato al -4,7%, con una previsione a fine anno a -9%.

Il livello della produzione industriale nell’aprile 2020 è sceso del 43,4% rispetto al 2019 e di -0,3% (agosto) su base annua. Sempre in aprile, il fatturato delle imprese si è praticamente dimezzato rispetto all’anno precedente (-47,2%); poi è ricominciato a risalire tanto che nel mese di agosto l’indice tendenziale, rispetto al 2019, si è attestato a -3,8%.

L’export nel I° semestre ha registrato una diminuzione del 15,3%. L’occupazione tra gennaio e luglio è calata di 451mila unità (-1,9%), nonostante il blocco dei licenziamenti. Tra gennaio e agosto 2020 sono state erogate 2,2 miliardi di ore di CIG. Per quanto riguarda il territorio laziale, l’indagine della Federlazio, grazie al contributo della Camera di Commercio di Roma, condotta mediante questionario online rivolto ad un campione di 450 imprese, parla chiaro: il primo dato che emerge dalla nostra indagine è che il sistema produttivo delle PMI del Lazio è stato colpito da una vera e propria tempesta: 8 imprese su 10 hanno accusato una riduzione del fatturato, tra queste più di un terzo (34%) ha registrato una riduzione superiore al 30%, circa il 27% è riuscito a “mantenere la rotta” (stabilità o leggera riduzione) ed il 7% una crescita.

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In particolare quelle che sono riuscite a resistere meglio appartengono ai settori servizi e logistica (37%), industria manifatturiera (23%), edilizia e impiantistica (17%), commercio e distribuzione alimentare (13%). La totalità delle imprese si è dotata di sistemi di protezione, DPI e per 7 su 10 i costi sostenuti sono stati attorno al 5% delle spese correnti. Il 50% delle PMI è ricorsa allo smart working. Passando all’occupazione la situazione risulta in peggioramento. Infine, 7 aziende su 10 sono ricorse alla Cassa Integrazione Guadagni.

Rimangono tuttavia molti interrogativi e preoccupazioni riguardo alla tenuta dei livelli occupazionali successivi al possibile sblocco dei licenziamenti. Riguardo l’accesso alle misure finanziarie di sostegno, più della metà delle aziende (51%) ne ha fatto richiesta. Per quanto riguarda le procedure, il 53,2% ha dichiarato di aver incontrato difficoltà nella presentazione delle domande. Le maggiori criticità si sono riscontrate nei tempi di risposta degli istituti bancari giudicati troppo lunghi (dal 34,2%). Il report si riferisce al periodo gennaio/luglio 2020, quindi antecedente alla drammatica odierna ripresa dei contagi.

Il 55% delle imprese prevede ancora una riduzione del proprio fatturato nei prossimi mesi, il 18% un forte calo, mentre il 23% ha dichiarato che sarebbe possibile una crescita. Il 79,9% degli imprenditori dimostra una certa fiducia nella possibilità che la propria azienda possa tornare a una situazione di “normalità” entro un anno: il 22% prospetta un aumento della domanda interna, il 10% delle commesse pubbliche, il 18% dell’export. Sul futuro della propria azienda il 61% delle aziende dovrebbe ritrovare stabilità mantenendo gli stessi livelli occupazionali mentre il 9,1% con una riduzione degli addetti, il 7% ipotizza trasformazioni radicali nel modello di business, il 3,2% teme di chiudere la propria attività.

Prima dell’incremento dei contagi della seconda ondata, gli imprenditori hanno espresso fiducia nel ritorno alla normalità della propria azienda: il 79,5% ritenevano che ciò potesse accadere tra i sei mesi ed un anno. Riguardo alla ripresa del Paese, le prospettive sono risultate meno favorevoli: il 55,9% dichiaravano che ci vorranno almeno due anni, mentre il 13,4% ritenevano che non si tornerà più alla situazione pre-covid.

“Quanto accaduto nei mesi scorsi nel nostro Paese – ha dichiarato il Presidente Federlazio, Silvio Rossignoli – ci ha proiettato improvvisamente dentro un incubo: l’emergenza, nata come sanitaria, è diventata subito anche economica. Uno stress senza precedenti per il nostro sistema produttivo”.

“Il quadro che emerge dalla nostra indagine – ha sottolineato invece il Direttore Generale di Federlazio, Luciano Mocci – come potevamo immaginare, è molto difficile: crollo degli ordinativi, del fatturato, della produzione, dell’export, dell’occupazione come non si erano mai registrati. Oggi stiamo rafforzando ancora più la nostra struttura per non farci trovare impreparati su possibili nuovi scenari di lockdown e consentire quindi agli imprenditori di contare sempre su un supporto e una guida per non perdere la giusta direzione”.

TAG: #Covid-19, crisi economica, Federlazio
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