sabato, Settembre 19, 2020
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Manhattan Transfer

La vita in America nel periodo precedente la Grande Depressione

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Manhattan transfer è un romanzo scritto da John Dos Passos e pubblicato nel 1925, in Italia, col titolo “Nuova York”.

Figlio di un facoltoso avvocato di origine portoghese, nacque da una relazione extraconiugale del padre.

Nato a Chicago, ebbe modo di avere una formazione d’eccellenza sia alle scuole superiori che frequentando Harvard.

Un anno sabbatico in Europa contribuì all’arricchimento della sua formazione culturale ed umana.

Come Ernest Hemingway, partecipò alla Prima Guerra mondiale in qualità di volontario nel corpo di ambulanze in Francia e Italia.

Fu il rapporto tormentato col padre, fervente sostenitore del capitalismo più becero, che lo portarono su posizioni ideologiche diametralmente opposte.

Simpatizzante con la Sinistra più radicale, cominciò ad interessarsi ai problemi contemporanei del suo Paese.

L’orrore della Prima Guerra mondiale, gli operai, il mondo del lavoro, l’indifferenza, la solitudine, confluiscono nelle sue prime opere.

Con i romanzi “Iniziazione” e “I tre soldati” comincia a dipingere una propria prosa innovativa.

Pagine che confluiranno nel filone letterario del modernismo americano, uno stile narrativo che innova e che fa conoscere al lettore protagonisti quali Francis Scott Fitzgerald,  John Steinbeck, Gertrude Stein.

Le vite disperate alla ricerca di una dimensione

Manhattan Transfer racconta le vicende umane e professionali di un gruppo di uomini e donne nella New York dei primi del ‘900.

Le storie narrate formano una sorta di “puzzle” umano, i cui pezzi si intrecciano e si sovrappongono.

La linea comune a tutte, è la ricerca di un “se”, di una propria dimensione all’interno di una metropoli vorace, tetra, cinica, affamata.

Come in una sorta di doppio binario New York viene rappresentata fisicamente attraverso il disegno dei caratteri dei protagonisti.

Il muro di un palazzo, l’asfalto della strada sono le braccia e le gambe dei vari protagonisti.

E per converso, i comportamenti diversi, i caratteri mutevoli di questi involontari attori sono la conseguenza di ciò che “La Città” sa infondere o togliere dalle loro anime.

Per l’Autore anche gli elementi atmosferici non sono puri e semplici semplici fenomeni naturali.

La Luna, ad esempio, “ghignar beffarda sopra una grigia piazza” o “le folate di Vento d’una morta domenica soffiare polvere, polvere d’un crepuscolo ebbro” (Cap. III).

Sono sette, in sostanza le storie e i personaggi che si dipanano all’interno del romanzo.

I protagonisti dolenti

Per far comprendere la diversità dei protagonisti, ne citiamo tre le cui esistenze colpiscono in particolar modo.

Jimmy Herf , un giovane colto e preparato che ,assieme alla madre, sbarca nella metropoli col sogno di diventare giornalista.

Riesce soltanto ad inanellare un fallimento dopo l’altro, anche dopo aver trovato l’amore, il matrimonio ed un figlio.

A causa della sua mancanza di ambizioni, finirà solo, sullo sfondo di una New York spettrale.

Sarà lui la persona a cui l’Autore farà calare il sipario nell’ultima pagina del romanzo.

Ellen Thatcher, un’attrice teatrale tanto brava quanto psicologicamente fragile.

La sua insicurezza di fondo la porterà ad avere tutta una serie di amanti, cercando non tanto un conforto economico ma una sicurezza e una stabilità affettiva.

È lei, un po’, con le sue storie d’amore, il personaggio che lega gli altri protagonisti maschili del romanzo.

George Baldwin, avvocato cinico e spietato che cerca di fare di tutto per ottenere il successo.

Senza un’anima né coscienza cercherà il compromesso per raggiungere i suoi scopi personali.

Come già visto in molti film e nella vita reale, riuscirà nel suo intento, entrando con profitto nella vita politica.

“Avremmo disperatamente bisogno dell’abitudine a vegliare in questo distratto mondo moderno. Se più uomini di notte camminassero e pensassero, ci sarebbero meno miserie sotto il sole”.

Così John Dos Passos, in un suo famoso aforisma.


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