lunedì, Settembre 21, 2020
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I Centri commerciali, le nuove Polis per “l’uomo dimenticato”

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La Polis di una volta, è “una città-stato”, che si sviluppa intorno all’VIII secolo a.C., un “modello politico tipico in quel periodo in Grecia”, che a differenza di altri centri antichi, anche democratici, viene caratterizzato dall’isonomia, dove tutti i cittadini hanno gli stessi diritti. Infatti, segue la “concezione che identifica l’ordine naturale dell’universo con le leggi della città”, ed entra in crisi con il sofismo, in cui i filosofi spostano l’attenzione dall’universo all’individualismo e soggettivismo dell’uomo.

La Polis greca nasce dall’unione di varie comunità e viene organizzata tra due aree principali l’acropoli, che si trova nella parte alta e l’asty nella parte bassa. Al centro dell’asty si trova “l’agorá o piazza”, nota per gli incontri politici, le dispute, gli affari e i mercati. E appare circondata dalle “abitazioni, inframmezzate da orti”, e fuori le mura dai “terreni coltivati”. Nei centri le stradine sono strette, le “case modeste”, dotate di palestra, teatro, ginnasio e spazi “paidéia”, per educare i cittadini ai “valori civici, culturali e spirituali della grecità e allenati alle gare e alla guerra”. L’uomo nella Polis vive in completa sintonia con la comunità,  attivo nella “vita collettiva e nella costruzione del bene comune”. Tra le Polis più famose Atene e Sparta,  fondate sull’importanza della Costituzione, la cosiddetta politeia, che “indica l’organizzazione politica di una comunità”, e in senso largo comprende anche il diritto alla cittadinanza. Ma con alcune differenze in centri diversi, come Sparta.

Isocrate “definisce la politeia l’Anima della città”, “esercitando su di essa un potere pari a quello della mente sul corpo… che delibera su tutti i problemi, … conserva i successi ed evita le disgrazie umane, insomma è la causa di tutto ciò che accade alle città”. La politeia anche per Aristotele è “in un certo senso la vita stessa della città, come principio vitale e caratterizzante, capace di plasmare il cittadino sul proprio modello”.

Le Polis rappresentano nella loro epoca il centro politico e culturale. Le piazze sono un ritrovo di scambi, dibattiti, crescita e rafforzamento dei valori con nuove visioni politiche eque. Aristotele nel suo libro “Politica”, sostiene che  “la polis esiste per natura, e che l’uomo è per natura un animale della polis”. Inoltre, che “coloro che non vivono nella polis non sono completamente umani; per lui infatti la polis è naturale e necessaria per il pieno sviluppo dell’uomo”.

In seguito con il declino delle Polis verso la fine del IV secolo a.C., e l’affermazione dei Regni ellenistici, Alessandro Magno, i presidi militari, le monarchie, le città diventano sempre più grandi e monumentali perdendo il valore politico. Infatti, quando anche “lo spazio cittadino” viene poi usato come “proprietà del sovrano”, s’interrompe il rapporto tra “centro urbano e chora”, e sostituita poi da una capitale. E la polis si trasforma in una “dimensione più culturale che non politica”, fra un gruppo di “uomini liberi”.

Oggi purtroppo, nonostante gli illustri insegnamenti, e l’epoca ultra moderna e progredita, le città hanno subito negli anni un’involuzione radicale, e le piazze sono state sostituite nelle grandi metropoli dai Centri commerciali. Ormai, sparsi su tutto il territorio nazionale e mondiale sono un luogo non solo di acquisti,  ma anche di ritrovo, appuntamenti, confusione, ipnotizzati da un panorama di vetrine, luci, ma senza nessun orizzonte, a parte gli artifici. Appaiono sempre affollati, anche in pieno agosto,  per una ventata di fresco, e per riempire quel tempo tanto prezioso, da non sapere in che modo occuparlo e lasciarlo disperdere, come acqua pura persa tra sassi.  O alla ricerca di qualcosa nell’inutilità abbandonate e convulsiva, aggiungendo altro nulla, mentre il prezzo di un articolo determina la misura di quello che siamo o possiamo, più di un concetto esistenziale. Nell’osservare quell’andirivieni, gli spazi esterni occupati, quasi smarriti in un grande vuoto,  diventa facile il paragone con le antiche polis, nella consapevolezza di muoversi verso la direzione sbagliata, ma nell’indolenza e incapacità di cambiare direzione. Le polis antiche, come luoghi armoniosi di pensiero ed evoluzione, e i nuovi centri per sfuggire assuefatti alle proprie riflessioni, in conflitto e perennemente insoddisfatti.

I grandi nomi di società commerciali e le Marche famose, dominano sulla debolezza dei valori, “per eludere la figura dell’uomo come alienazione, l’uomo dimenticato”, sostituito e svuotato da obbiettivi economici e finanziari. I centri commerciali fanno pensare alle nuove Polis, dove l’aggregazione non conta come unione, ma come un numero che si somma, producendo un totale. Ammaliati come il canto deviante delle sirene, verso un insensato movimento individuale passivo e meno costruttivo. Eppure l’uomo ha bisogno della sua centralità ed essendo  “per natura un essere socievole”, deve riconoscersi in uno spazio umano adeguato, non potendo rinunciare alla sua naturale condizione comunitaria, per esprimere al meglio la sua essenza. E come ricorda Aristotele “chi è incapace di vivere in società, o non ne ha bisogno perché è sufficiente a se stesso, deve essere una bestia o un dio”.


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