martedì, Settembre 22, 2020
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La birra una leggera e fresca evasione di ebbrezza mentale

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La birra, leggera e spumeggiante, sollievo nelle giornate afose è conosciuta in tutto il mondo come una delle bevande più antiche, sembra che risalga al 3500-3100 a.C. La sua bontà è “un composto di grani d’orzo e d’acqua”, tra i primi cereali coltivati.

Probabilmente nasce dalla necessità di conservare le eccedenze di grano in contenitori d’acqua e “lieviti selvaggi”, in cui la fermentazione porta poi alla ghiotta ed euforica bevanda.

In Mesopotamia risale al 2500 a.C. e per loro Osiride, sembra l’ideatore della birra, definita dagli egizi “Il nettare degli Dei”. E secondo un detto antico del luogo: “ La bocca di un uomo completamente felice è piena di birra”. Usata anche per curare e data come cibo ai bambini, non essendoci ancora il controllo degli assistenti sociali.

Le tracce della sua esistenza sono confermate dal “Monument Blau”, una tavoletta d’argilla sumera del 3.700 a.C. e dal “Codice di Hammurabi” della dinastia babilonese del 17° secolo a.C., riportando anche “una raccolta di leggi, che regolamenta la produzione e la vendita di birra”.

La birra viene prodotta dalle donne e conservata nelle anfore. Usata anche come “salario” per i Sumeri, e consegnata dalle città ai Faraoni come una “tassa liquida”. In Perù invece, le donne scoprono che con la masticazione del grano la birra fermenta prima, usandolo come metodo.

E i Galli dopo, costruiscono le botti per conservarla più a lungo, aggiungendo l’idromele. Per i Greci e i Romani resta il vino, il loro nettare degli Dei. Usata dai Romani come cosmesi. Ma con la conquista dei Romani nei Territori Germani, viene prima importata a Roma e poi trasmessa l’arte della birra con i loro mastri.

Si racconta infatti, che Agricola nel suo ritorno dall’attuale Gloucester, porti tre esperti e apra “una birreria privata”. In seguito con la fine dell’Impero e le conquiste dei barbari si diffonde maggiormente come bevanda per il popolo, meno costosa. In Grecia, viene consumata soprattutto durante la festa di Demetra, la Dea dei raccolti.

Nel Medioevo in Germania, si aggiunge la scoperta della botanica Suor Hilgedard von Bingen (1098-1179), che adotta il luppolo per migliorarne la conservazione e nascono piano piano le corporazioni di commercianti per la diffusione, la vendita ed esportazione della birra.

Per diventare birrai invece, bisogna avere determinati requisiti come non commettere adulterio e non essere un figlio illegittimo. E per quelli che annacquano la birra, la legge prevede la pena di morte e senza neanche l’ultimo desiderio di un boccale di birra.

Anche i monaci in questo periodo e fino al 20° secolo si dedicano alla produzione della birra, come l’Abbazia di S. Gallo in Svizzera, che migliora la lavorazione con nuove tecniche per avere più mosti.

E tra le prime scoperte che aiutano “il termometro… nel 1714 da Fahreinhei”, e poi il densimetro. La birra viene aromatizzata con le spezie, le bacche e la corteccia, ritenuta anche migliore dell’acqua, perché sterilizzata.

Durante il 19. secolo con la Rivoluzione industriale migliora la produzione con le prime macchine, come quelle a vapore di James Watt nel 1785, poi per tostare il malto nel 1856 di Jean-Louis Baudelot.

E un’altra per il ghiaccio artificiale creata da Carrè. E infine l’arrivo della bottiglia di vetro. Si aggiungono gli studi sulla fermentazione del lievito di Louis Pasteur, che aiutano la “comprensione dell’azione del lievito”.

Nel ventesimo secolo con tutte le innovazioni, nascono le grandi industrie della birra negli Stati Uniti e poi negli altri paesi, favoriti anche dai nuovi mezzi di comunicazione, la pubblicità e il marketing di massa.

La birra, diventa meno amara, perché più venduta e apprezzata come “bevanda dissetante”. Si assiste a un calo delle piccole birrerie e della qualità. Ma con il nuovo concetto di degustazione agli inizi degli anni ’80, la birra viene riscoperta con attenzione alla tradizione, i nuovi locali e musei. Il mercato oggi della birra vive un periodo ricco e in espansione.

Tra le curiosità sulla birra e sul nome ci sono varie ipotesi tra cui, da bere dal latino “bibere”, oppure dal tedesco biber, o ancora bière in francese. Invece, il birrificio più antico si trova in Baviera il Weihenstephaner, un’abbazia ex monastero a Frisinga, che oltre alla birra si dedica ai formaggi e ai latticini.

E sempre in Baviera, nel 1516 la legislazione stabilisce gli ingredienti da rispettare per la produzione con malto d’orzo, acqua e luppolo. Si calcola che la birra sia presente e consumata da circa 7.000 anni, ma non cede alla vecchiaia e spumeggiante migliora, diventando nota anche per le proprietà benefiche.

Intatti, definita il “Pane liquido”, contiene vitamine, sali minerali, fosforo, magnesio. Aiuta a proteggere il corpo e il sistema immunitario anche dal cancro. E con la B6 “protegge il cuore”, “fluidifica il sangue e previene la formazione di coaguli nelle arterie”. Insomma, senza remore e con moderazione nessuno si astenga e beva, spaziando e assaggiando, dalla Heineken, Brahma, Skol, Peroni, Bud Light…

Inoltre, a Londra nel 1814, una cisterna della fabbrica Meux di birra, si rompe e circa un milione e mezzo di chiara bontà, come un fiume attraversa e invade la città, per la gioia dei suoi brilli amatori.

In Francia ad Strasburgo, i “Birrifici Kronenbourg”, noti come “la Brasseries Kronenbourg”, sono il “primo marchio di birra a fare la pubblicità” nel 1947, e qualche anno dopo crea la “bottiglia 33cl”, la lattina metallica e il “pack di 6 bottiglie in vetro”.

In Italia la Peroni nasce a Vigevano nel 1846, da Francesco Peroni proveniente da “una famiglia di pastai”, che nel 1864 apre anche a Roma una Birreria “in via Due Macelli, dove poi sarebbe sorto il Salone Margherita”.

Lo stesso birrificio Peroni lancia nel 1963 la Nastro Azzurro. E tra le prime birre nazionali da ricordare la Wührer a Brescia, aperta da Franz Xaver Wührer nel 1829.

Inoltre, sempre per gli affezionati bevitori, a Monaco di Baviera in Germania, ogni anno si celebra in suo onore l’Oktoberfest, avviando il festival popolare con la famosa frase: «O’zapft is!», in italiano «È stappata!».

Un omaggio alle marche tedesche e non solo, ai fedeli bevitori di ogni angolo remoto, per assaggiare le tante varietà tra il chiaro e scuro, artigianali e industriali, dolci e amare.

Ma non è certo l’unica manifestazione di amore verso la storica birra, basta pensare ai tanti personaggi famosi da Dylan Thomas a Goethe, a Edgar Allan Poe e il grande Charles Bukowski, che dedicano anche poesie appassionate alla bionda e spumosa bevanda.

Difficile comunque immaginare un Bukowski senza la sua birretta, che mentre scrive segue lo stesso ritmo bevendo, associando i suoi splenditi versi agli effetti schiumosi e alticci della sua amica birra, pari a”un’amante”.

Per Shakespeare “Una pinta di birra è un pasto da re” e per Milan Kundera la birra “Non fa altro che incitare i suoi seguaci a urinare in tutta innocenza, ad aumentare di peso in tutta franchezza”.


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