lunedì, Agosto 10, 2020
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I primi vaccini salvavita nella storia in attesa di detronizzare il coronavirus

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Nella storia sono tante le epidemie e pandemie, che hanno decimato intere popolazioni, come la peste sia durante l’Impero romano, che nel Medioevo e nell’Ottocento. A questo flagello si aggiunge il vaiolo, il colera, l’influenza spagnola, che restano le più note epidemie nei secoli, per i milioni e milioni di morti causati.

Nasce quindi l’esigenza di rendere immune il sistema immunitario dai virus, apprendendo già dai Greci dopo la peste del 429 a.C., e dallo storico Tucidide, che “le persone guarite raramente si ammalavano una seconda volta, e mai in maniera grave”. Risale al Medioevo la sperimentazione in Cina e India “di testi come il Manusmṛti, un metodo di prevenzione del vaiolo chiamato vaiolizzazione”.

Praticamente, per rendere immune le persone sane dalla malattia, s’inserisce sotto pelle l’infezione, tolta dalle pustole di un malato. In questo modo una volta contagiati, diventano resistenti al virus. E tale pratica si diffonde intorno al 1700 anche nell’Impero Ottomano e poi in Europa.

Sembra che in Inghilterra verso la metà del 1700 la scrittrice Lady Mary Wortley Montagu, moglie di un ambasciatore in Turchia, a conoscenza di questa tecnica favorisca l’uso della variolizzazione. E a quanto pare, solo una piccola parte dei soggetti “inoculati” muore, mentre i salvati sono un numero più alto. Presto si diffonde in tutta Europa e nel Nord America, ma ancora poco applicato per tutti.

Qualcosa cambia finalmente nel 1796 con l’intuizione “di un medico di campagna britannico: Edward Jenner (1749-1823), il padre dei vaccini”. Il dottore sfrutta l’esperienza della malattia del vaiolo bovino a cui molti contadini all’epoca sono soggetti con la mungitura delle mucche.

Infatti, preleva da una donna malata di vaiolo bovino del materiale infetto  e lo inietta in un bambino sano di otto anni. Tempo dopo ripete l’esperimento sul bambino, ma con il vaiolo umano, e non si verifica nessuna reazione, diventando il primo immune senza avere la malattia. Jenner grazie alla sua tecnica pone “le basi ai successivi studi sulla natura delle malattie infettive e allo sviluppo dell’immunologia nel corso del XIX secolo”, per le vaccinazioni.

Il suo ruolo resta determinante, e “in Inghilterra, a partire dal 1840, la vaccinazione diventa obbligatoria per tutti”. In Europa nello stesso periodo della scoperta di Jenner, il vaiolo in molte città come Parigi e Napoli decima la popolazione. In Italia un altro medico Luigi Sacco, segue l’esempio di Jenner diffondendo la vaccinazione nella Repubblica Cisalpina.

Vaccinando anche se stesso e arrivando a un milione e mezzo di persone. E dopo l’unità d’Italia, nel 1888 per la prima volta, viene resa obbligatoria per tutti. Ma altre nuove scoperte arrivano verso la fine dell‘Ottocento con Robert Koch, medico tedesco, che scopre il batterio che provoca la tubercolosi e la tubercolina per iniziare a combatterla.

Un grande contributo alle scoperte in materia si deve anche a Louis Pasteur, biologo e chimico, che riesce a combattere alcune “infezioni batteriche come il carbonchio preparando i vaccini a partire dalle colture “indebolite” dei bacilli” e a quello della rabbia nel 1885. La sua scoperta di usare i “batteri indeboliti artificialmente”, diminuisce la reazione violenta del sistema immunitario, aggiungendo nuovi spunti per l’evoluzione della ricerca. Il termine adottato da lui vaccino “da vacca” è “in onore della scoperta di Edward Jenner”.

Seguendo questo principio i ricercatori cercano di trovare nuove soluzioni per altre malattie infettive e creare nuovi vaccini, non solo anti-vaiolo, ma contro il morbillo, la tubercolosi. Nascono infatti, vaccini contro la difterite e tetano nel 1968. E l’antidifterica in Italia dal 1939, diventa il secondo vaccino obbligatorio.

In seguito nel 20. secolo, con l’arrivo di nuove malattie come la poliomielite, si ha un primo vaccino scoperto da Jonas Salk. E poi nel 1957 in Svezia, con Albert Sabin la vaccinazione antipolio. A questi segue il primo vaccino per prevenire il morbillo nel 1963, per la parotite e la rosolia resi disponibili rispettivamente tra il 1967 -1969. Per arrivare poi al vaccino trivalente morbillo-parotite-rosolia nel 1971 dal microbiologo americano Maurice Hilleman. Aggiungendo altri vaccini negli anni come “quelli contro l’epatite A, l’epatite B, la varicella, la meningite, la polmonite e contro il batterio emofilo dell’influenza”. Dando un grande contributo alla ricerca.

Tra le curiosità sembra che in Cina adottano anche una specie di vaccino sempre verso l’anno mille “facendo inalare ai bambini una polvere ottenuta dal virus che provoca la malattia”. Invece nel 1998 Andrew Wakefield un medico inglese, dichiara che la vaccinazione trivalente possa determinare anche l’autismo. In realtà, le sue false tesi servono solo per ricevere dai genitori che hanno intentato una causa, una bella fetta di denaro. Ma purtroppo nonostante si trattasse di una falsa notizia, in Gran Bretagna dopo la vicenda si registra un calo delle vaccinazioni e l’idea si diffonde e anche in Italia causa la morte di una bambina nel 2004. Il medico comunque è stato radiato, ma per alcuni la diceria rimane.

In realtà la vaccinazione collettiva resta fondamentale, per tutelarsi dal contagio e preservarsi da alcune malattie mortali, determinando il “fenomeno chiamato immunità di gregge”. Proteggendo in questo modo anche i soggetti più deboli e con problematiche gravi. La scomparsa di alcune malattie infettive è dovuta a questa pratica costante, che se interrotta porterebbe di nuovo alla loro diffusione, motivo dell’obbligatorietà estesa per tutti e non facoltativa. Nonostante alcune tendenze negli ultimi anni, che non hanno più memoria dei tanti affetti della poliomielite tra conoscenti e parenti, sopravvissuti con la totale o parziale paralisi e altri danni. Ora in tempi di Covid-19, si spera in un nuovo vaccino, a cui lavorano scienziati americani, europei, cinesi seguendo per combatterlo principi usati per la SARS e il MERS.

Intanto, il virus contagia, stermina e immobilizza, angoscia i sani e distrugge i malati infettati e inumanamente isolati. D’altronde i virus come tutti i parassiti e di qualsiasi natura, invisibili e subdoli ospiti coatti, provocano più danni di bombe e cannonate, andando ben oltre l’obbiettivo mirato, ma espandendosi come eserciti armati. Si spera solo che in futuro il sistema immunitario ne abbia memoria, li riconosca e a prima vista li schernisca e li abbatta. Per ora in attesa del nuovo salvavita conviene segregarsi, reinventarsi e limitarsi a pochi passi e meno rischi.


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