Soleimani: timori di escalation e richiami alla moderazione

Aumenta la preoccupazione degli Stati coinvolti

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La morte del generale iraniano Qassem Soleimani, figura chiave dell’influenza della Repubblica Islamica in Medio Oriente, ucciso in un raid statunitense venerdì mattina presto a Baghdad, ha suscitato preoccupazione in tutto il mondo, con le maggiori cancellerie che chiedono “moderazione” per evitare una “escalation”, mentre Teheran e i suoi alleati minacciano ritorsioni.

Molti paesi hanno esortato i loro cittadini ad essere “cauti” sulla scia del forte aumento delle tensioni in Medio Oriente. I lavoratori petroliferi statunitensi in Iraq stavano lasciando il Paese venerdì dopo che Washington ha invitato i suoi cittadini a partire “immediatamente”.

Iran – Condanne e inviti alla vendetta

Il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha promesso di “vendicare” la morte di Qassem Soleimani, capo della forza Al-Quds responsabile delle operazioni estere dell’Iran, e ha dichiarato un periodo di lutto nazionale di tre giorni.

“Non c’è dubbio che la grande nazione dell’Iran e le altre nazioni libere della regione si vendicheranno sull’America criminale per questo orribile omicidio”, ha promesso il presidente Hassan Rohani.

Il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif ha fatto riferimento a un “atto di terrorismo internazionale da parte degli Stati Uniti”. Il più alto organo di sicurezza dell’Iran, il Consiglio supremo di sicurezza nazionale, ha promesso di vendicare “nel posto giusto e al momento giusto” la morte di Qassem Soleimani.

Iraq

Mentre il presidente Barham Saleh chiedeva “moderazione”, il premier dimissionario Adel Abdel Mahdi aveva previsto che il raid statunitense avrebbe “scatenato una guerra devastante in Iraq”. “L’assassinio di un comandante militare iracheno in posizione ufficiale è un’aggressione contro l’Iraq, il suo Stato, il suo governo e il suo popolo”, ha accusato Abdel Mahdi, riferendosi ad Abu Mehdi al-Mouhandis, numero due di Hashd al-Shaabi, una coalizione paramilitare pro-iraniana integrata nello Stato iracheno, morto al fianco del generale Soleimani.

I comandanti di Hashd al-Shaabi hanno immediatamente invitato i loro combattenti a “stare pronti”. Da parte sua, il turbolento leader sciita iracheno Moqtada Sadr ha riattivato l’esercito Mehdi, la sua milizia sciolta da un decennio dopo aver molestato l’occupante americano in Iraq (2003-2011).

Infine, il Gran Ayatollah Ali Sistani, figura di tutela della politica irachena, ha descritto l’assassinio di Qassem Soleimani e Abu Mehdi al-Muhandis come un “attacco ingiustificato” nel suo sermone del venerdì.

Libano

Il leader del movimento sciita libanese Hezbollah, uno dei principali alleati dell’Iran, ha promesso “la giusta punizione” ai “criminali assassini” responsabili della morte del generale iraniano.

Palestinesi

Il movimento islamista Hamas, al potere nella Striscia di Gaza, un’enclave palestinese di due milioni di abitanti, ha condannato lo sciopero americano contro Qassem Soleimani, “uno dei signori della guerra più importanti dell’Iran”, definendolo “un crimine americano che aumenta le tensioni nella regione”.

Siria

Il governo siriano, alleato con Teheran, ha denunciato il raid americano, considerandolo una “grave escalation” per il Medio Oriente. In una lettera indirizzata al leader supremo iraniano Ali Khamenei, il presidente Bashar al-Assad ha assicurato che il sostegno del generale Soleimani all’esercito siriano “non sarà dimenticato”.

Yemen

I ribelli yemeniti Houthi, sostenuti da Teheran, hanno chiesto “rappresaglie rapide e dirette”.

Reazioni negli Stati Uniti

Il capo della diplomazia statunitense Mike Pompeo ha detto che gli Stati Uniti volevano “un’attenuazione” dopo la morte del generale Qassem Soleimani, ordinata dal presidente Donald Trump “in risposta a minacce imminenti per le vite americane”. Secondo Pompeo, l’esercito iraniano stava preparando una “grande azione” che minacciava “centinaia di vite americane”.

Per Donald Trump, il signore della guerra iraniano, “direttamente o indirettamente responsabile della morte di milioni di persone”, avrebbe dovuto essere ucciso “anni fa”. Il suo ex consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, un falco neo-conservatore, ha acclamato “un colpo decisivo contro le attività malvagie della forza Al-Quds dell’Iran in tutto il mondo”.

Ma per la presidente della Camera dei rappresentanti, la democratica Nancy Pelosi, l’attacco a Soleimani rappresenta “una pericolosa escalation di violenza”. “Il presidente Trump ha appena gettato un candelotto di dinamite in una polveriera, e deve una spiegazione al popolo americano”, ha denunciato anche l’ex vicepresidente Joe Biden, che si è candidato alle primarie democratiche alle elezioni presidenziali di novembre.

Sostegno israeliano

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che gli Stati Uniti hanno il “diritto” di “difendersi”. “Qassem Soleimani è responsabile della morte di cittadini americani e di altre persone innocenti e stava pianificando nuovi attacchi”.

Paura di un’escalation – Francia e Russia

In un’intervista telefonica, il presidente francese Emmanuel Macron e il suo omologo russo Vladimir Putin hanno accettato di rimanere in “stretto contatto” per “evitare un’ulteriore pericolosa escalation di tensioni”, è quanto afferma il Palazzo dell’Eliseo. Putin fa sapere che l’assassinio di Qassem Soleimani rischia di “aggravare ulteriormente la situazione” in Medio Oriente.

ONU

“Il mondo non può permettersi un’altra guerra nel Golfo“, sostiene il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, che ha invitato “i leader a dar prova della massima moderazione”.

Unione Europea

Il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian ha chiesto all’Iran di evitare “una grave crisi di proliferazione nucleare”, mentre il suo omologo britannico, Dominic Raab, ha invitato “tutte le parti ad attenuare le tensioni”.

Anche la Germania ha espresso la sua “grande preoccupazione”, con la portavoce della Cancelleria Ulrike Demmer che chiede che soluzioni “attraverso i canali diplomatici”.

Il capo della diplomazia europea Josep Borrell ha esortato “tutti gli attori coinvolti e i loro partner a mostrare la massima moderazione”. Ha aggiunto che “un’altra crisi potrebbe mettere a repentaglio anni di sforzi per stabilizzare l’Iraq”.

Cina

Un portavoce della diplomazia cinese, Geng Shuang, ha ribadito che Pechino invita “tutte le parti interessate, in particolare gli Stati Uniti, a mantenere la calma e a mostrare moderazione per evitare un’ulteriore escalation di tensioni”.