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Iraq: Dal crollo del Regime di Saddam Hussein, alle manifestazioni antigovernative, con un paese sull’orlo dell’ennesimo caos

| 3 Dicembre 2019 | ESTERI

I colpi di Kalashnikov sparati davanti all’immensa distesa di folla radunatasi per acclamare il Rais, in un tempo lontano quando l’Iraq guardava avanti e il leader Saddam Hussein era considerato il Falco degli Arabi. Non un Kalashnikov qualsiasi, ma un fucile ricoperto tutto d’oro in modo tale da mostrare al popolo e al mondo intero il potere di cui godeva Saddam Hussein Martire del Socialismo Progressista di ispirazione panaraba caduto nelle grinfie del Grande Satana.

L’Iraq di ieri, l’Iraq di oggi che ha segnato il tramonto del Partito Ba’th quando nel lontano 1968 Saddam Hussein guida la sua prima rivoluzione di matrice golpista rovesciando il regime filo nasseriano per insediare il suo nuovo governo dove lui iniziò come vice presidente per diventarne poi l’indiscusso leader alla fine degli anni settanta. La culla dell’antica civiltà umana, diventa la culla della causa panaraba e fondamento dell’Islam Socialista con un netto taglio alle tradizionali culture coraniche come la Sharìa in favore di una laicizzazione statale che ben presto diventerà una delle più feroci dittature del Medio Oriente. Difficile dimenticare la logica del partito Ba’th che sin da subito inizia la nazionalizzazione delle risorse petrolifere e ben presto inizia anche quel processo di epurazione(pulizia etnica) lungo lo Shatt el Arab, proprio nell’area di confluenza dei secolari fiumi  Tigri ed Eufrate dove il regime si impegna a bonificare le zone acquitrinose e paludose abitate dagli antichi e potenzialmente pericolosi arabi delle paludi.

Il passo sembra breve, ma lo Shatt el Arab è il canale fluviale dove il regime iracheno può controllare le rotte commerciali petrolifere. Di lì a poco la guerra iniziata contro l’Iran in chiave anti sciita e sopratutto per il controllo territoriale di una zona ritenuta dal regime come una testa di ponte per accedere al ricchissimo e vicino Kuwait. Gli assetti geopolitici verranno sconvolti nel breve periodo dalle mire espansionistiche del dittatore iracheno che in nome della causa Panaraba farà dell’Iraq il nemico principale delle potenze planetarie occidentali. Dalla guerra contro L’Iran all’invasione del Kuwait, al  programma nucleare e batteriologico ritenuto dalla comunità internazionale una minaccia -non per il popolo iracheno sofferente di fronte a sanzioni ed embarghi commerciali-per il ricco patrimonio energetico che si trova a nord del paese.

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Il declino del regime iracheno inizia così quando lo stesso Saddam Hussein lancia le sue divisioni corazzate verso il Kuwait culminando con l’invasione e il totale fallimento dei dialoghi di pace intrapresi dal Segratario dell’ONU Javier Perez de Cuellar. Desert Storm, la macchina da guerra occidentale cominciò a gettare quelle solide basi per la fine del regime di Saddam Hussein, così sembrava, ma i negoziati dopo la prima guerra del golfo e la lenta ricostruzione dell’Iraq distrutto dagli alleati fermarono  in qualche modo il tentativo della C.I.A incaricata dalla Dinastia Oligarchica dei Bush, di rovesciare quel che rimaneva del Partito Ba’th e del suo leader.

Bisognerà attendere altri undici anni, come Undici sarà quella mattina di Settembre quando il mondo si inginocchia di fronte alla minaccia terroristica che attacca al cuore il Grande Satana. George Washington Bush stavolta non ha dubbi. Lui, Saddam Hussein e l’Iraq insieme all’organizzazione Al Qaeda in Afghanistan e al Partito Palestinese di Hamas, sono i principali responsabili di quell’immane tragedia. Il regime di Saddam Hussein ha le ore contate e la macchina da guerra statunitense non tarda a farsi sentire, mettendo in atto la seconda crociata contro gli eterni infedeli. Inutili i dialoghi intrapresi dalla Santa Sede attraverso l’inviato in Medio Oriente per la pace, il Cardinale Roger Etchegaray.

Accadde sedici anni fà, qualcuno direbbe che correva l’anno 2003, quando Saddam Hussein fu processato ed impiccato davanti agli occhi del mondo, Hamas gridava vendetta, così come i fautori della guerra santa iniziarono quel cammino fatto di una “Fede Suicida” per la gloria di Allah. Una storia diversa quella dell’Iraq che all’indomani dalla caduta del regime inizia quel lento calvario che lo porterà sull’orlo del baratro. Nel sud del paese inizia l’eterna disputa tra Sciiti e Sunniti, lontano dai rigidi schemi del Partito Ba’th il precetto coranico diventa la Dottrina Essenziale per guidare spiritualmente il popolo iracheno.

Poco importa se nel Nord del paese Mosul è diventata la roccaforte dell’ISIS, mentre la corrente Sunnita integralista si contrappone ai secolari nemici sciiti in chiave anti iraniana. L’Iraq di oggi è una babilonia di conflitti  tra diversi gruppi etnici e religiosi, dove il governo del dimissionario Abdel Mahdi nulla può contro il Gran Ayatollah Alì Al Sistani massima figura religiosa e guida spirituale  Sciita, in forte contrapposizione all’attuale governo accusato di corruzione e incapace di attuare una serie di riforme di natura socio economica.

Nell’ultima settimana le proteste antigovernative si sono verificate nelle città di Baghdad, Kerbala, Nayaf, An-Nassirya dove l’intervento dell’esercito ha provocato centinaia di morti e l’ennesima emergenza umanitaria con un paese alla mercè delle guerre intestine tra Sciiti e Sunniti e con un aumento dei movimenti separatisti Curdi nel Nord del paese. A complicare la situazione c’è anche lo stato islamico e le sue milizie che resistono ad oltranza nel nord del  paese, a Mosul, dove i Peshmerga curdi combattono fino allo stremo delle forze, aiutati e foraggiati dai potenti di turno.

Questo è l’Iraq, questi sono i suoi figli. Allo stato attuale le stime economiche parlano di un forte indebolimento del PIL che ha superato nell’ultimo quadriennio il 10% in caduta. Un forte debito pubblico e l’incapacità di produrre reddito da quella fascia di popolazione stimata intorno al 22,5%. Tutto questo in un paese dove il 60% delle risorse proviene dal settore idrocarburi. L’Iraq è un’altra triste realtà di quella Galassia che rappresenta il Medio Oriente, dove ogni stella brilla o dovrebbe brillare di luce propria. Dovrebbe ma così non è, il popolo iracheno, che un tempo osannava la Secolarizzazione del proprio paese e la formazione dello Stato Totale per il Socialismo Islamico in un solo paese, adesso lotta per la propria sopravvivenza e nel frattempo al di là delle dune del deserto d’Arabia l’occidente continua a fomentare guerre in nome dell’intramontabile Logica Imperialista.

TAG: cia, Hamas, Iran, Iraq, Onu
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