L’ordigno esplosivo artigianale non convince, Stato maggiore della Difesa chiarisca

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Domenica mattina un ordigno esplosivo artigianale è detonato al passaggio di un team misto di Forze Speciali italiane in Iraq. Il team stava svolgendo attività di mentoring and training a beneficio delle Forze di Sicurezza irachene impegnate nella lotta al Daesh (Isis). Ma qualcosa non torna.

Sebbene lo Stato Maggiore della Difesa abbia reso noto l’attentato che ha coinvolto cinque militari di cui tre si trovano in condizioni gravi, sulla vicenda non tornano alcuni dettagli che aprono dei punti interrogativi sulle reali motivazioni per cui le forze speciali transitavano in una zona ad alto rischio.

Stiamo parlando di una zona a pochi chilometri da Kirkuk, nell’Iraq settentrionale da tempo teatro di attacchi da parte delle milizie Daesh, dove domenica mattina degli uomini del Comsubin e del Nono reggimento d’assalto Col Moschin si trovavano solo per addestrare l’esercito iracheno. Una tesi, quest’ultima, che non convince in quanto questo tipo di forze speciale esce dalla base solo per portare a termine determinate operazioni militari. In alternativa resta all’interno della base.

Una tesi di cui farebbe cadere l’ipotesi dello Stato Maggiore della Difesa, che parla di attività di mentoring and training. Molto probabilmente lo Stato Maggiore della Difesa abbia deciso di mantenere un profilo basso per salvaguardare l’operazione di domenica.

Ed è qui che i punti interrogativi si evidenziano più marcati; la zona dell’attacco è una zona molto battuta dall’Isis e viene difficile pensare che i corpi speciali fossero impegnati solo in addestramento in una missione nel cuore della notte, e siano cascati per puro caso su una trappola esplosiva. La zona poco distante da Kirkuk è quella montagnosa, dove si sono insediati diversi combattenti dell’Isis sopravvissuti alla disfatta di Mosul. L’assistenza durante le operazioni contro le cellule nascoste, o contro nuclei jihadisti, sembra più plausibile.

Gli incursori del Nono reggimento Col Moschin e del Comsubin fanno parte della Task Force 44 attivamente impiegata nella lotta contro lo Stato islamico in quella che è stata battezzata “Operazione Centuria”. Accanto alla Task Force 44 sarebbero attivi il 17° Stormo dell’Aeronautica e il Gis dei Carabinieri, solitamente supportati dai ricognitori del 185° Folgore e dai Ranger del 4° Alpini.

La missione condotta dai soldati italiani non avrebbe quindi nulla a che fare con Prima Parthica, iniziata il 14 ottobre del 2014 con il compito di aiutare e addestrare le forze curde e irachene nella lotta contro l’Isis. Un’ulteriore traccia del fatto che la caccia alle bandiere nere in Iraq prosegue nel silenzio generale, che parla di un’operazione lanciata a sud di Kirkuk, nella provincia nord-orientale di Diyala. Non lontano da dove sono stati colpiti domenica i militari italiani.