Maurizio Inturri rivendica la paternità del libro di Paolo Borrometi

2114

A volte continuare a non confrontarsi con la realtà potrebbe risultare deleterio o addirittura controproducente, diventa ancora più pericoloso specialmente quando le posizioni professionali che si ricoprono sono di alto livello, e sopratutto quando alcuni fatti descritti e documentati non possono essere smentiti.

Se da un lato il silenzio del giornalista Paolo Borrometi, che lo vede protagonista nella nostra inchiesta, potrebbe essere tatticamente una difesa in procinto di ricevere l’ambito premio PMA 2019, dall’altro ci permettiamo di rigettare ai mittenti tutte le insinuazioni che scorrono sui social nei nostri confronti; precisando che non siamo né mafiosi, né inquisiti e tanto meno indagati, noi facciamo questo lavoro in totale libertà, passione e, sopratutto, senza percepire un centesimo da NESSUNO. Praticamente in totale LIBERTA’.

Consapevoli che in alcuni casi l’informazione nel tempo si sia trasformata in uno strumento di delegittimazione su fatti realmente accaduti, nel caso di questa inchiesta è completamente l’opposto. Infatti dopo aver pubblicato tutta la documentazione in nostro possesso, la situazione di Paolo Borrometi diventa sempre più compromettente. E ad avvalorare le nostre tesi è proprio uno degli ex collaboratori del giornalista.

Stiamo parlando di Maurizio Inturri, il quale ha sostenuto sin dall’inizio la nostra inchiesta portando alla luce dei particolari abbastanza rilevanti che dimostrano esattamente il contrario di quanto afferma Paolo Borrometi nelle sue dichiarazioni che riguardano il suo libro e certi aspetti che lo hanno coinvolto in alcuni casi di mafia. Particolari che solo chi ha collaborato a stretto contatto con il giornalista può sapere, e che sono addirittura documentati in molteplici scambi di messaggi wasthapp e email tra Borrometi e Inturri.

A scatenare l’indignazione di Inturri sono state le notizie divulgate dallo stesso Borrometi in riferimento alla presentazione del suo libro: “L’autobomba non esiste, minacce di morte con sentenze in giudicato (se non quelle che tanti cittadini ricevono sui social come lui) non esistono, rimane la dubbia aggressione da parte di mafiosi per il suo braccio; attenzione, non metto in dubbio che sia stato aggredito ma per il fatto che siano stati dei mafiosi e che l’incidente sia andato come lui racconta nel libro.” – afferma Inturri.

Insomma a conti fatti se non fosse per le sentenze e gli atti che ha potuto prelevare, (come tra l’altro li avrebbe potuti richiedere qualsiasi altro giornalista), nei tribunali non c’è nemmeno l’ombra dell’antimafia. Al contrario sembra che tutte le informazioni di cui è in possesso effettivamente il noto giornalista appartengono a Maurizio Inturri, l’unico ad essere stato aggredito, minacciato, sfruttato e abbandonato, dopo aver condotto diverse indagini per conto di Borrometi.

Continua Inturri: “Paolo Borrometi, infatti, non ha mai toccato apparati e sistemi di cui ho sempre scritto sul mio sito, basta leggere le inchieste e i miei articoli e confrontarli con quelli del Borrometi. Non basta a Borrometi tutto questo per dimostrare che ci sbagliamo, sulla vicenda di Avola e Noto (clan Crapula, Trigila, Aparo) e i sistemi utilizzati dalle famiglie criminali, ha utilizzato una testimonianza rilasciata a me e che poi ho consegnato a Borrometi. Allora dovrebbe spiegare perché nel su libro dice che le fonti sono sue?”

In questo file Inturri riporta alcuni appunti che consegna al Borrometi per la stesura del suo libro:

Ed è sempre Paolo Borrometi che chiede a Inturri le foto di Giuseppe Gennuso, deputato della Regione Sicilia al quale ha dedicato pagine e pagine sul giornale ‘La Sicilia’. Foto, tra l’altro, che immortalavano il deputato Gennuso con altri personaggi coinvolti in altre inchieste e di cui non aveva assolutamente nulla a che spartire con essi, ma nonostante tutto Borrometi avrebbe usato a suo piacimento ingannando un po’ tutti montando un articolo contro il deputato.

Negli screen che vi proponiamo in esclusiva, sono riportati i messaggi che si scambiano tramite whatsapp Inturri e Borrometi, dai quali si legge chiaramente che le indagini riportate nel libro del giornalista le conduce Inturri: 

Infine la prova delle prove, racchiusa nell’email dove si evince ancora più chiaramente che Paolo Borrometi ha ricevuto tutta la documentazione necessaria per la stesura del libro, omettendo effettivamente la piena collaborazione di Maurizio Inturri, o meglio dire, la totale relazione delle inchieste riportate nel libro “Un morto ogni tanto”, facendogli firmare una missiva per l’autenticità delle relazioni consegnategli. 

In questo articolo vi abbiamo presentato, in esclusiva, documenti che mostrano palesemente che il noto giornalista Paolo Borrometi omette delle verità e, per giunta, si appropria di un lavoro che non ha mai condotto personalmente. Allora ci chiediamo: chi realmente dovrebbe ritirare il premio PMA 2019? Noi un idea c’è la siamo fatta.