Nel mese di settembre del 9 d.C., nell’arco di tre giorni, si consuma uno dei maggiori disastri militari della storia romana: l’imboscata della selva di Teutoburgo. 

Più che una sconfitta militare, lo scontro si tramutò in un autentico massacro. In 3 giorni di “scontri”, Arminio e i suoi cherusci fecero un’autentica carneficina dei loro avversari.

Arminio non era un barbaro qualsiasi. Prima di ribellarsi e di tramare segretamente contro l’impero romano, Arminio era stato egli stesso un soldato al servizio di quell’esercito. Avendo tutto appreso dai romani, si finse amico di Varo il quale, ignorando i veri scopi di Arminio, gli prestò una fiducia cieca. Furono l’inesperienza e la mancanza di giudizio a condurre Varo verso la catastrofe. Mentre egli si apprestava a seguire alla lettera i consigli di Arminio, quest’ultimo stava radunando al suo commando varie tribù germaniche: cherusci, bructeri, catti e marsi. Si trattava di un esercito considerevole (circa di 20-25.000 uomini). Una coalizione che non era solamente superiore ai romani dal punto di vista numerico, ma anche strategico. La foresta infatti costituiva un terreno ricco di insidie: scarsa visibilità, nebbia fitta, terreno scivoloso. Sommando la poca conoscenza del luogo con le condizioni meteorologiche sfavorevoli ai romani, la foresta fu il luogo perfetto per tendere un agguato.

Agguato che riuscì con pieno successo. I romani furono sbaragliati da Arminio e il suo esercito. Tutte e tre le legioni furono annientate (incluso Varo), coloro che vennero fatti prigionieri subirono una sorte anche peggiore (torture e sacrifici). Nonostante le perdite dei germani fossero minime e nonostante Varo, probabilmente sotto shock per il tradimento di Arminio, avesse sbagliato tutto il possibile per evitare la disfatta, i romani riuscirono a tenere il campo per ben 3 giorni.

Teutoburgo rappresentò una svolta negativa nella storia romana. Dopo questa debacle, l’ammonimento di Augusto fu di non oltrepassare mai i confini del Reno e del Danubio. Roma cessò la sua campagna espansionistica nella Germania Magna. La reazione a questa batosta, fu pressoché istantanea: Tiberio, grazie alla caparbietà e all’abilità di Germanico, riuscì nell’intento di vendicare Teutoburgo. Tuttavia, la spedizione di Germanico fu con lo scopo di punire, e non per conquistare nuove terre. Poco importa se Arminio ebbe vita breve, e fu egli stesso vittima di una congiura architettata dalle stesse tribù, che in precedenza gli avevano giurato fedeltà.

Nei secoli successivi Roma si limitò a respingere le coalizioni germaniche, che mettevano a rischio la sicurezza dei due limes, cioè dei due confini. Alcuni imperatori (come per esempio Marco Aurelio) furono in grado di respingere con successo varie volte questi popoli (le celebri guerre marcomanniche). Tuttavia, molto spesso, si scendeva a patti con loro ed erano accordi oltre tutto contro-producenti, se non a loro favore. Bastava l’operato negativo di un singolo imperatore (è il caso di Commodo) per vanificare decenni di abile strategia diplomatica e militare.

Sul fronte delle perdite (15.000), Teutoburgo non fu certo la più grande batosta romana (Canne detiene il record con ben 55.000 caduti!), determinò tuttavia un grave danno psicologico e alle truppe e al comando romano. Danno che proseguì di generazione in generazione, per svariati secoli, ricchi di vittorie e sconfitte, fino alla caduta dell’impero romano d’occidente, che diede ufficialmente inizio al medioevo.