Il Gazometro di Roma

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Il grande Gazometro è ormai da tempo entrato a far parte del paesaggio urbano della città di Roma, emblema dell’archeologia industriale della Capitale e oggetto negli ultimi anni di varie ipotesi di riqualificazione e di riutilizzo.

È situato nei pressi della via Ostiense, laddove il Tevere forma una lunga ansa, in un tratto che fin dall’antichità è sempre stato approdo fondamentale di merci e materiali per l’Urbe e che ha ospitato anche un’importante area agricola. A testimoniare il fecondo passato della zona, diversi monumenti che punteggiano il panorama, prima fra tutti la Piramide Cestia.

La sua connotazione è rimasta immutata fino al 1863, quando venne inaugurato da Pio IX il Ponte dell’Industria, ponte in ferro che serviva al passaggio della ferrovia sul Tevere. La presenza della ferrovia richiamò nei decenni successivi i primi insediamenti industriali: il Mattatoio nell’area del Testaccio, i Molini Biondi e la Mira Lanza sulla sponda destra del Tevere.

La vera svolta avvenne però ai primi del ‘900 con la giunta Nathan che cominciò a sviluppare una politica produttivo-industriale per il quartiere Ostiense. Vennero creati l Porto Fluviale con gli annessi Magazzini Generali, lo stabilimento del Gas (oggi Italgas) con il Gazometro, la Centrale Termoelettrica Montemartini, i Mercati Generali, il Consorzio Agrario, si ampliarono gli impianti Mira Lanza e i Molini Biondi.

L’uso della ferrovia e del Tevere (allora importante via di trasporti), la vicinanza dei quartieri operai di Testaccio e Garbatella, ne favorirono la nascita ma anche il rapido declino. Difatti il costante sviluppo urbanistico di roma ha portato negli anni a una delocalizzazione delle strutture indurstriali presenti nel sito, ponendo nuovi interrogativi sul recupero di questi mastodontici fabbricati (oltre al Gazometro, appunto, anche i vicini ex-Magazzini Generali, per esempio).

Il grande Gazometro da 200.000 mc si trova insieme ad altri tre di cui due restano però inutilizzati ed uno venne trasformato in parcheggio. I due più piccoli sono anche i più antichi e vennero costruiti nel 1910 mentre i restanti due, fra cui il grande Gazometro, successivamente.

L’approvazione e la realizzazione avvennero in maniera molto veloce, ad opera dell’Ansaldo di Genova che già nel 1935 effettuò il collaudo delle lamiere e dei profilati necessari alla costruzione (1000 tonnellate sulle complessive 2800 previste che saranno poi realmente, a Gazometro ultimato, 3000). Ci furono lievi ritardi a causa dell’approvvigionamento sempre più lento delle materie prime e della necessità, determinata dalle caratteristiche del terreno, di aumentare del 70% il numero dei pali necessari alle fondamenta.

La “Relazione sull’esercizio dell’azienda del gas” per l’anno 1936 denuncia “un sostanziale ritardo nella consegna dei materiali ma sottolinea come, dal momento della presa in carico delle lamiere e dei profilati, il lavoro proceda con grande rapidità tanto da far ritenere un anticipo nei tempi di consegna” (ENI).

Estremamente dirompente nel panorama urbano già dalla sua inaugurazione, il Gazometro principale suscitò da subito molto interesse e numerose furono le critiche e le discussioni che si accesero sull’argomento, tanto da ritardare il montaggio dei piloni di sostegno della tubazione di collegamento con la sala pressioni e l’ascensore esterno, considerato troppo visibile in una struttura dalle dimensioni così “imbarazzanti”.

Il Gazometro entra in funzione nei primi mesi del 1937. Risultano 1551 pali infissi per una lunghezza complessiva di 36 chilometri, altezza fuori tutto 89,10 metri, diametro della vasca 63 metri. Nei primi mesi del 1937 il gazometro entra finalmente in funzione. Vari interventi di manutenzione straordinaria sono stati eseguiti negli anni 1966, 1968, 1974.