Colombia: Se la Guerriglia torna a sparare

Lo scorso giovedì l'ex-numero 2 delle FARC ha annunciato il proprio ritorno alle armi insieme a un gruppo di dissidenti. Secondo Ivan Marquez, che in realtà si chiama Luciano Marin, l'adesione dell'organizzazione agli accordi di pace con lo Stato colombiano è stato un grave errore per le FARC che, a suo avviso, sono state tradite da un governo che non ha rispettato gli accordi.

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Lo scorso giovedì l’ex-numero 2 delle FARC ha annunciato il proprio ritorno alle armi insieme a un gruppo di dissidenti. Secondo Ivan Marquez, che in realtà si chiama Luciano Marin, l’adesione dell’organizzazione agli accordi di pace con lo Stato colombiano è stato un grave errore per le FARC che, a suo avviso, sono state tradite da un governo che non ha rispettato gli accordi. L’annuncio, contenuto in un video di circa mezz’ora, ha causato l’ira del Presidente Ivan Duque, il quale la dichiarato che la “Colombia non accetta delle minacce di nessuna natura. Tanto meno dal narcotraffico sostenuto dalla dittatura di Maduro”.

Le prime ritorsioni sono arrivate lo stesso venerdì quando, durante un’operazione militare sono stati uccisi 9 ribelli nella località di San Vicente Caiguàn, antica roccaforte della guerriglia colombiana. Dopo annunciare l’esito dell’operazione, il governo colombiano ha chiesto la resa incondizionata dei ribelli e la loro espulsione dalle FARC, recentemente costituite in quanto partito politico.

Il disarmo delle FARC e la loro istituzionalizzazione erano i punti cardini degli accordi di Pace firmati all’Avana nel Novembre 2016. Pur contando sul beneplacito del Papa nonché sulla mediazione della Norvegia, tali accordi sono nati zoppi e carenti della legittimità desiderata. In effetti, il referendum sugli accordi di pace avrebbe significato una doppia sconfitta per i fautori della trattativa sia perché la partecipazione si è fermata al 37% degli aventi diritto sia perché all’interno di quel 37% il 50,2% ha votato no.

Ma l’esito negativo al referendum non ha costituito una battuta d’arresto per i firmatari. L’accordo è andato avanti fino a concedere l’amnistia ai più grandi esponenti della Guerriglia ai quali fu data anche la possibilità di difendere i propri ideali nel Parlamento  colombiano.

A rivelare la fragilità dell’accordo sono stati la scarsa omogeneità delle FARC e il volto criminale dell’organizzazione.

Per quanto riguarda la scarsa omogeneità dell’organizzazione, dobbiamo sottolineare come essa sia stata indebolita durante la guerra contro lo Stato colombiano fino a subire dei colpi che hanno decisamente indebolito la capacità militare dei guerriglieri. Tra i colpi più importanti alla guerriglia bisogna sottolineare l’uccisione di Raul Reyes durante un’operazione militare a seguito dell’intercettazione di una chiamata realizzata dal leader delle FARC da un telefono satellitare. Un altro colpo decisivo è stata l’uccisione di Alfonso Cano durante un bombardamento dell’esercito colombiano nel 2011. In seguito la guerriglia ha fatto molta fatica a riorganizzarsi intorno a un leader e ne sarebbe scaturita una progressiva disgregazione delle cellule.

Quando parliamo invece del volto criminale dell’organizzazione, bisogna fare attenzione a separare i proclami ideologi delle FARC da quella che è la loro realtà contemporanea. Nate nel 1964 con scopi sovversivi contro le istituzioni democratiche della Colombia e con l’obiettivo di trasformare il Paese in uno Stato marxista-leninista, le FARC hanno messo in pratica i sequestri di persona, l’estorsione e il narcotraffico come mezzi di finanziamento. Queste attività hanno portato l’Organizzazione alla sua piena devianza fino a trasformarla in referente di spicco nel narcotraffico internazionale. Così, in poco più di 5 decenni di esistenza la guerriglia era passata dalla sovversione all’esercizio puro della criminalità.

Sotto le apparenti  affinità ideologiche intorno al socialismo reale e i suoi presupposti, le FARC e il regime venezuelano hanno portato avanti una strettissima collaborazione che, sin dall’arrivo di Chavez in capo all’esecutivo, ha trasformato il Venezuela nel rifugio idoneo per i guerriglieri che cercavano di ripararsi dagli attacchi dell’esercito colombiano. Così, mentre in Colombia venivano assediati, il governo venezuelano ha spalancato le porte del proprio Paese per farli entrare.

E se ora qualche dissidente delle FARC minaccia di sparare di nuovo, lo fa nella piena consapevolezza di avere le spalle coperte nel Venezuela, dove le guerriglie hanno la loro base principale. Decisamente la palla passa ai vertici di un’organizzazione che fa sempre più fatica a istituzionalizzarsi.