Yemen: sauditi bombardano centro di detenzione, forse più di 100 morti

Secondo il Comitato internazionale della Croce Rossa il bombardamento aereo della coalizione a guida saudita che ha colpito il centro di detenzione improvvisato nel governatorato di Dhamar ha causato più di 100 morti.

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Un bombardamento aereo eseguito dalla coalizione a guida saudita ha centrato un edificio usato come centro di detenzione nel governatorato di Dhamar, sud-ovest dello Yemen, una provincia controllata dai ribelli sciiti Houthi.

Non è ancora chiaro quale sia il numero preciso dei morti. Secondo il ministero della salute dei ribelli i morti sarebbero 60. Secondo le stime del Comitato internazionale della Croce Rossa (Icrc) i morti sarebbero più di 100. Decine di persone sarebbero ancora sotto le macerie, almeno 40 sempre secondo la Croce Rossa. Secondo Franz Reuchenstein, capo della delegazione della Croce Rossa nello Yemen, le probabilità di trovare superstiti sotto le macerie sono “molto basse”.

Abdul-Qader el-Murtaza, membro degli Houthi, ha rivelato che l’edificio, adibito a centro di detenzione, ospitava 170 miliziani fedeli al governo riconosciuto del presidente Hadi, caduti prigionieri degli Houthi. La Croce Rossa in precedenza aveva visitato due volte il centro di detenzione per monitorare le condizioni dei detenuti.

Con un numero di morti che va da 60 a più di 100, il bombardamento che ha colpito il centro di detenzione improvvisato nel governatorato di Dhamar è uno dei più sanguinosi eseguiti quest’anno dalla coalizione a guida saudita.

La coalizione sunnita guidata da Riad – impegnata dal marzo 2015 a combattere i ribelli sciiti Houthi appoggiati dall’Iran – ha ricevuto aspre critiche a livello internazionale per i suoi bombardamenti che hanno causato migliaia di morti tra i civili e distrutto buona parte delle già carenti infrastrutture yemenite.

Alcuni paesi – come la Germania – hanno deciso di cessare la vendita di armi. Altri – come Italia, Regno Unito e Stati Uniti – continuano a vendere armi ed equipaggiamenti ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, i principali attori della coalizione sunnita.

Le ultime settimane di guerra nello Yemen hanno portato alla luce un’importante novità che, purtroppo, non contribuisce ad alimentare le speranze di una risoluzione pacifica del conflitto in tempi brevi. È emersa una spaccatura tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Lo scorso mese i separatisti del Consiglio meridionale di transizione, che auspicano la secessione, appoggiati e armati dagli Emirati Arabi Uniti, hanno attaccato e conquistato Aden, città costiera capitale del governo riconosciuto del presidente Hadi (leggi questo articolo per saperne di più).

Il punto è che gli Emirati sono dalla parte dei lealisti di Hadi nella guerra contro gli Houthi. I funzionari del governo Hadi hanno criticato duramente gli emiratini, accusandoli di tradimento. L’aviazione militare emiratina ha facilitato la vittoria dei separatisti fornendo loro supporto aereo, cioè bombardando le postazioni dei lealisti.

La frammentazione interna alla coalizione sunnita, che si concretizza in una profonda divergenza strategica tra Riad ed Abu Dhabi, è un indizio dell’estrema complessità della guerra dello Yemen che non è semplicemente un conflitto tra gli Houthi appoggiati dall’Iran e i lealisti appoggiati da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

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