Irpef e Iva sono le priorità dell’autonomia delle Regioni Nord

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Negli ultimi giorni l’affondo di Lombardia, Veneto e anche Emilia Romagna, sulla questione autonomia, si è intensificato sulle decisioni del Governo che tentenna sul dl in questione. Un affondo che testa, ancora una volta, quanto sia fondamentale per queste Regioni isolarsi fiscalmente dal resto dell’Italia.

L’autonomia tanto acclamata da Fontana e Zaia, rispettivamente governatori di Lombardia e Veneto, in maniera omogenea e, appunto, autonoma premono sul Governo affinché i loro debiti vengano spalmati in maniera forfettaria in considerazione di un’autogestione sommaria di Irpef e Iva. Insomma una vera camorra.

Ma a chi conviene l’autonomia?

Il debito che ogni italiano ha sul groppone a causa dei debiti delle Regioni (esclusi, quelli dei Comuni, delle province e, naturalmente, di quello dello Stato) è in media di 250,7 euro ma nel Lazio si raggiungono gli 848,9, compresi quelli relativi ai nuovi debiti accesi nel 2017. Segue il Piemonte con 586,3, e la Sicilia, con 561,2.

Le regioni più virtuose sono Valle d’Aosta con solo 4,4 euro a testa, l’Emilia Romagna con 7,5 euro, l’Abruzzo con 8. Insomma, alla nascita un cittadino laziale è già circa 193 volte più indebitato rispetto a uno valdostano.

Considerando il debito procapite la Puglia, ad esempio, dal 2017 è scesa sotto il 78%, cioè sono passati dai 132 milioni ai 29. Un dato che per una Regione priva di grandi aziende non sfigura con le Regioni del Nord.

Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, ammesso che tutti i residenti siano favorevoli, contano meno di un terzo della popolazione italiana e probabilmente anche politica visto che in un referendum di carattere nazionale il progetto autonomista sarebbe di certo perdente. E più fantascientifico pensare secondo cui la scuola, i beni culturali, la sanità, persino le politiche energetiche o la politica estera, gestite dalle Regioni sarebbero migliori e più efficienti di quelle governate dallo Stato centrale.

In Lombardia, al referendum per l’autonomia, andò a votare solo il 38% degli aventi diritto: tre milioni di cittadini su sette e mezzo di elettori. In Veneto la percentuale è stata più alta, 56%, anche per la colossale campagna referendaria finanziata dalla Regione con un milione e 200mila euro, ma comunque tutt’altro che plebiscitaria.

Dunque di cosa stiamo parlando!?