Erdogan perde Istanbul, eletto sindaco Ekrem Imanoglu⁩

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Ekrem Imamoglu è il nuovo sindaco di Istanbul. O sarebbe meglio dire di nuovo sindaco? Circa dieci punti di distacco, mentre il 31 marzo erano poche migliaia di voti. Un risultato chiarissimo, una grave sconfitta per Erdogan.

Da domenica scorsa Ekrem Imamoglu è sindaco di Istanbul

I risultati parlano chiaro, perché ci sono oltre 800 mila voti di differenza fra lui e l’ex premier Binali Yildirim, fedelissimo di Recep Tayyip Erdogan. I risultati sono resi noti sia da Anadolu Haber Ajans, agenzia di Stato filogoverativa, come da un’agenzia stampa indipendente quale Anka che nella prima serata di domenica, appena chiusi i seggi, aveva fatto sapere che non si trattava di testa a testa come qualche mese fa perchè Imamoğlu era già in vantaggio di quasi 10 punti.
Il candidato dell’opposizione socialdemocratica, a scrutinio finito, otteneva il 54,21 per cento dei voti, in numeri assoluti ben 4.741.868 , contro il 44,99% di Ylldrim vicino al partito AKP che però ne raccoglieva solo 3.935.453.
Aumenta ancora l’ affluenza rispetto alle ultime consultazioni, raggiungendo circa l’85 per cento dei votanti.

Davanti a risultati così chiari ed inequivoci Sadi Guven,  il presidente della Commissione elettorale suprema turca, ha dovuto confermare la vittoria.

“Oggi ha vinto la democrazia. Hanno vinto i 16 milioni di abitanti di Istanbul”, ha dichiarato subito Imamoglu.

 Vale la pena di spendere due parole sui due rivali di questa (nuova) tornata elettorale.

Binali Yildirim è un politico ben noto, è da sempre molto vicino ad Erdogan e in passato è anche stato premier.

Ma chi è invece il 49enne di nuovo sindaco?  

Imamoglu, sindaco del CHP (Partito repubblicano del popolo) proviene da Trebisonda (Trabzon in turco), un porto importantissimo (anche storicamente) che si trova sulla costa del Mar Nero.

Politicamente impegnato da tempo, di indole moderata ed aperto al dialogo, il sindaco non ha finora ricoperto incarichi istituzionali di particolare importanza. Fino a qualche tempo fa, infatti  era solo il sindaco del municipio di Beylikduzu, ed anche in quella consultazioni Imamoglu aveva sconfitto il partito di Erdogan. Beylinduzu è un distretto sul mare che conta circa 300..000 abitanti della parte europea di Istanbul, e per il nuovo sindaco passare da un piccolo municipio alla guida di una megalopoli a cavallo di due continenti è un bel salto e soprattutto una grandissima sfida.

Imamoglu domenica ha battuto Yildrim che non è solo un ex premier, ma anche l’ uomo – e forse il delfino – di Erdogan.

L’ annullamento delle elezioni del 31 marzo

Abbiamo detto che si tratta della seconda consultazione in pochi mesi dopo quella del 31 marzo, in seguito alla quale Imamoglu era stato sindaco anche se per soli 18 giorni. Tali elezioni erano state invalidate dal Consiglio Supremo Elettorale per motivi formali in seguito all’accoglimento di una serie promossi dall’ Akp, il partito di Erdogan, che aveva fatti riferimento a presunti gravissimi brogli.

Il giornalista Murat Cynar, in un suo articolo apparso in rete nello scorso maggio, riferiva che in tali ricorsi almeno 40 mila degli elettori iscritti nelle liste elettorali di Istanbul venivano definiti come “non ammissibili”, e quindi privi del diritto di voto a causa del loro status legale. Va comunque detto che tali cittadini prima del 31 marzo erano stati regolarmente iscritti nelle liste esaminate dalla stessa Commissione Elettorale.

Un secondo ricorso riguardava invece un gran numero – circa 20 mila – di scrutatori e di personale dei seggi elettorali, che secondo l’ AKP non potevano essere chiamati a ricoprire una funzione pubblica.

Subito dopo il ricorso la procura di Istanbul aveva promosso un’indagine, procedendo ad interrogare molti di questi elettori.

Il 4 maggio l’agenzia di stato Anadolu Ajansi riferiva che 41 di questi indagati avevano un conto presso la banca Asya, nota per i suoi legami con la comunità religiosa guidata da Fethullah Gulen, il presunto golpista del 2016.

Altri 2 indagati, invece, utilizzavano sui loro telefoni cellulari l’app di messaggistica ByLock, ritenuta un mezzo di comunicazione utilizzato dai golpisti. Tali accuse sono cadute nel dicembre del 2018 quando il Ministero della Giustizia aveva deciso che utilizzare l’app ByLock non faceva di un cittadino un golpista, dato che essa era stata installata da migliaia di utenti.

Come riferiva ancora Cynar alcuni dirigenti della Bank Asya ricoprono tuttora incarichi importanti dentro il partito di governo AKP per quanto, in diversi processi, numerosi cittadini siano stati condannati al carcere a causa di un conto corrente aperto pressi questa banca.

Resta il fatto che tali indagati erano stati regolarmente iscritti nelle liste prima delle elezioni del 31 marzo dalla stessa Commissione Elettorale. Taluni di loro, le stesse persone, avevano anche prestato la oro opera in altre consultazioni quali il referendum costituzionale del 2017 e le elezioni presidenziali del 2018.

La decisione sui ricorsi e l’annullamento della prima consultazione elettorale ha provocato vivaci proteste popolari con sfilate e cortei in cui i manifestanti battevano pentole e padelle con le posate affacciandosi dalle case per protestare, mentre altri gridavano degli slogan per strada.

Per Istanbul un nuovo capitolo, ma anche per la Turchia

Queste elezioni sono di un’ importanza straordinaria perché Istanbul è la più grande città della Turchia, che produce un terzo del pil è dell’ intero paese. Per fare un esempio il pil di Istanbul, dove hanno sede le più grandi aziende turche, è superiore a quello dell’ intera Grecia. Molti sindaci della città hanno avuto incarichi politici nazionali facendo carriere di grandissimo prestigio, come lo stesso Erdogan che la guidò dal 1994 al 1998 lasciandola poi ai suoi seguaci e compagni di partito, che da allora la hanno tenuta ininterrottamente fino a domenica scorsa.

Il presidente ripeteva spesso – ora un po’ meno – “Chi vince a Istanbul vince in tutta la Turchia”.

Per non perdere la città Erdogan, possiamo ben dirlo, ha fatto carte false.

in qualche modo ha persino tentato di coinvolgere il leader curdo Ochalan, condannato per terrorismo e detenuto in un carcere di massima sicurezza a cui, dopo circa otto anni, è stato dato il permesso di incontrare i suoi avvocati.

Misteriosamente, dopo questi colloqui con i legali, i media anche ufficiali hanno parlato di un presunto appello di Ocalan agli elettori del partito filo-curdo Hdp, che il leader incarcerato avrebbe – il condizionale è d’ obbligo – invitato a mantenersi neutrali tra i due candidati, sconfessando quindi la posizione assunta dal partito. La mossa è ben studiata perché la rinuncia dell’Hdp al proprio candidato per le elezioni del 31 marzo era risultata determinante per la sconfitta di Yildirim.

Erdogan ha colto la palla al balzo e parlando di questi appello è arrivato a dichiarare che “tra quanti votano Imamoglu c’e’ chi prende ordini da un terrorista”. L’ operazione non è servita allo scopo ed oggi Imamoglu è di nuovo sindaco di Istanbul.

Oggi Erdogan ha capito che le manovre per tornare al voto sono state un errore marchiano, ma è tardi. Il suo partito aveva già perso Ankara a favore dei repubblicani del Chp dopo decenni, ed ora ha anche ri – perso Istanbul, rovinosamente e per la seconda volta. Il leader resta padrone del proprio partito e presidente della repubblica, ma il suo potere ne esce fortemente ridimensionato.

E’ di oggi un nuovo colpo di scena. Come si legge in un articolo di Marian Demir sul sito  Asianews l’ AKP, con alcuni decreti ad hoc, starebbe cercando di ridurre i poteri dei sindaci visto che il partito detiene ancora la maggioranza degli eletti nelle assemblee municipali.

Il ministero del Commercio proprio il mese scorso ha deciso che le nomine nelle società partecipate da ora in avanti saranno decise dalle assemblee municipali e non più dai sindaci. Guarda caso, anche dopo le ultime elezioni, ad Ankara e Istanbul le assemblee sono guidate dall’ Akp.

Mansur Yavaş, sindaco di Ankara espressione del Chp, nelle scorse settimane aveva nominato alcuni membri del locale Consiglio del pane (un comitato che stabilisce e calmiera il prezzo del bene), ma esse sono state annullate nella vigenza del nuovo decreto.

Nel giorni scorsi abbiamo letto sul giornale “Cumhuriyet” di un’ altra novità. Il ministero della città e dell’ambiente, infatti, ha stabilito che da ora in avanti  saranno le assemblee municipali a decidere della creazione, dell’espansione, dell’indebitamento e della chiusura delle compagnie appartenenti alla municipalità. Per la verità l’art.37 della Legge 5393 sulle municipalità si esprime diversamente, affermando che “i sindaci presiedono le assemblee e rappresentano la municipalità”. Da qui inizia un conflitto dalle implicazioni imprevedibili.

Imamoglu ha vinto la sua battaglia, ma la guerra sarà lunga e senza esclusione di colpi.