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Usa vs Cina: accuse reciproche in merito al Mar Cinese Meridionale e Taiwan

In occasione dello Shangri La Dialogue di Singapore, Stati Uniti e Cina si sono accusati a vicenda di destabilizzare la pace e la sicurezza della regione dell'Indo-Pacifico. Mar Cinese Meridionale e Taiwan sono state le questioni al centro del botta e risposta.

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Patrick Shanahan, segretario della difesa degli Stati Uniti ad interim. Shanahan, in carica dal 1° gennaio di quest'anno, è subentrato a James Mattis.

Dazi, Huawei, nuove tecnologie e terre rare non sono le uniche fonti di attrito tra Stati Uniti e Cina. La geopolitica è un altro ambito che divide Washington e Pechino contribuendo ad acuire la tensione, già alta per via della cosiddetta guerra commerciale. Nello specifico, le due più grandi economie del pianeta sono in conflitto per quanto riguarda le questioni del Mar Cinese Meridionale e di Taiwan.

La tensione in merito a tali questioni di carattere geopolitico è il risultato delle dichiarazioni fatte da alcuni vertici delle amministrazioni americana e cinese durante lo Shangri La Dialogue tenutosi a Singapore dal 31 maggio al 2 giugno. Si tratta di una conferenza annuale che raduna politici, funzionari, militari e studiosi da oltre venti paesi per discutere della difesa e della sicurezza dell’Asia.

Sabato il segretario della difesa americano ad interim Patrick Shanahan ha accusato la Cina di attuare politiche espansionistiche aggressive nel Mar Cinese Meridionale, destabilizzando la pace e la sicurezza della regione.

La Cina rivendica la propria sovranità praticamente su tutto il Mar Cinese Meridionale. Le rivendicazioni cinesi sono racchiuse nella famosa nine dash line (letteralmente “linea dei nove trattini”). Nel corso di questo decennio i cinesi hanno preso ad impossessarsi di atolli disabitati e a costruire isole artificiali su cui hanno creato basi militari e campi d’aviazione. Ciò inevitabilmente ha creato tensioni con i paesi che si affacciano sul Mar Cinese Meridionale – i quali a loro volta hanno delle rivendicazioni – ma anche con gli Stati Uniti. In non pochi casi vascelli cinesi e di altri Stati hanno rischiato di fare incidenti. Per esempio, il 30 settembre 2018 il cacciatorpediniere lanciamissili americano USS Decatur è stato quasi speronato dall’omologo vascello cinese Lanzhou presso l’arcipelago delle isole Spratly rivendicato – e di fatto controllato – da Pechino.

Shanahan ha definito “eccessiva” la militarizzazione delle isole da parte dei cinesi, i quali hanno anche installato sistemi missilistici ed eseguito esercitazioni militari. Secondo Washington, l’espansionismo cinese nel Mar Cinese Meridionale, oltre a creare tensione e mettere in discussione la stabilità della regione, è una seria minaccia alla libertà di navigazione.

Shanahan ha detto che il “comportamento” di Pechino “erode la sovranità degli Stati e semina sfiducia riguardo alle intenzioni della Cina”. Un comportamento che “deve finire” secondo il titolare del Pentagono.

Le accuse di Shanahan hanno innescato la reazione cinese per voce del tenente generale Shao Yuanming, funzionario di spicco delle forze armate. “Lui (Shanahan, nda) ha espresso opinioni sbagliate e ripetuto vecchi ritornelli in merito alle questioni del Mar Cinese Meridionale e di Taiwan. Ciò danneggia la pace e la stabilità della regione” ha dichiarato Shao, il quale a sua volta ha affermato che il comportamento degli americani nel Mar Cinese Meridionale minaccia la sicurezza della regione.

Shao si riferiva probabilmente a quanto avvenuto lo scorso 20 maggio quando il cacciatorpediniere lanciamissili USS Preble ha navigato entro le dodici miglia nautiche dall’atollo Scarborough, una piccola isola disabitata rivendicata da Cina, Taiwan e Filippine ma di fatto controllata da Pechino.

“Lo USS Preble ha navigato entro le dodici miglia nautiche dall’atollo Scarborough per sfidare rivendicazioni marittime eccessive e salvaguardare l’accesso alle rotte marittime regolato dalla legge internazionale” affermò il comandante Clay Doss, portavoce della 7° Flotta della marina militare americana.

Lu Kang, portavoce del ministero degli esteri cinese, rispose dicendo che questa azione era “una violazione della sovranità cinese che ha minato la pace, la sicurezza e il buon ordine nelle aree marittime interessate”. Allo stesso tempo chiese agli Stati Uniti di “mettere immediatamente fine a questo genere di azioni provocatorie in modo da non danneggiare le relazioni sino-americane e la pace e la stabilità nella regione”.

Rispondendo alle accuse di Shanahan, il tenente generale Shao Yuanming ha parlato anche della questione di Taiwan. “La Cina dovrà essere riunificata – dice il militare cinese – se qualcuno vuole separare Taiwan dalla Cina, le forze armate cinesi proteggeranno la sovranità del paese a tutti i costi”.

Sulla stessa lunghezza d’onda sono le parole del ministro della difesa cinese Wei Fenghe, che ieri è intervenuto alla conferenza di Singapore. “Nessun tentativo di spaccare la Cina avrà successo. Qualsiasi interferenza nella questione di Taiwan è destinata a fallire. Se qualcuno prova a dividere Taiwan dalla Cina, le forze armate cinesi non avranno scelta se non quella di combattere a tutti i costi. Gli Stati Uniti sono indivisibili e lo stesso vale per la Cina. La Cina deve essere, e sarà, riunificata” ha affermato il ministro.

La Cina considera Taiwan (il cui nome ufficiale è Repubblica di Cina) una provincia separatista. Di fatto Taiwan è uno Stato indipendente sebbene sia ufficialmente riconosciuto da pochissimi Stati. Il presidente cinese Xi Jinping intende riunificare Taiwan entro il 2049, anno in cui si celebrerà il centenario della proclamazione della Repubblica Popolare di Cina e della vittoria dei comunisti nella guerra civile. La fazione sconfitta, quella dei nazionalisti di Chiang Kai-Shek, fuggì sull’isola di Taiwan dove fondò l’odierna Repubblica di Cina. In merito alla potenzialmente esplosiva questione di Taiwan abbiamo scritto un articolo qualche mese fa che potete leggere cliccando qui.

Fenghe ha affermato che la Cina vuole perseguire una riunificazione pacifica ma non ha escluso l’eventuale utilizzo della forza. Nessun funzionario cinese – compreso il presidente – ha mai escluso l’uso della forza per risolvere la questione di Taiwan.

Le tensioni geopolitiche nel Mar Cinese Meridionale e in merito a Taiwan sono quindi un altro dossier – spesso taciuto – della rivalità sino-americana, la quale va ben al di là dei dazi commerciali, delle nuove tecnologie e delle terre rare.

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