BREXIT: Londra ottiene modifiche “legalmente vincolanti” sul backstop

Theresa May ha strappato all'Unione Europea delle modifiche "legalmente vincolanti" sul backstop relativo al confine irlandese. Ma queste modifiche saranno sufficienti a convincere i parlamentari britannici ad approvare l'accordo negoziato dal governo?

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A poco più di due settimane dal fatidico 29 marzo, giorno in cui la Brexit sarà realtà, il governo britannico ha ottenuto delle modifiche “legalmente vincolanti” da parte dell’Unione Europea in merito al backstop, la questione che più di tutte ha creato difficoltà nelle trattative tra Londra e Bruxelles per regolare l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Il backstop è una clausola di assicurazione il cui scopo ultimo è quello di evitare la costruzione di un confine fisico vero e proprio tra Repubblica d’Irlanda e Irlanda del Nord che potrebbe mettere in discussione non solo gli scambi commerciali tra Regno Unito e Irlanda, ma soprattutto la fragile pace tra repubblicani-cattolici e unionisti-protestanti emersa in seguito all’accordo di pace del Venerdì Santo del 1998. Per saperne di più sul backstop e sul perché sta causando così tanti grattacapi vi consigliamo di leggere un articolo che scrivemmo in merito qualche mese fa. Clicca qui per leggere l’articolo.

Ieri la premier britannica Theresa May si è recata a Bruxelles per dei colloqui in extremis con il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, in vista del “voto significativo” che si terrà oggi alla Camera dei Comuni. Oggi il parlamento britannico è chiamato ad esprimersi nuovamente sull’accordo negoziato da May nei mesi scorsi e che venne già sottoposto all’esame del voto lo scorso 15 gennaio. In quell’occasione il parlamento bocciò sonoramente l’accordo negoziato dalla primo ministro, infliggendo al governo una sconfitta senza precedenti nella storia britannica dell’ultimo secolo.

Quella di oggi dovrebbe essere l’ultima votazione del parlamento sull’accordo per la Brexit prima del 29 marzo. Se la Camera dei Comuni dovesse esprimersi come ha fatto lo scorso gennaio, le probabilità di una no deal Brexit sarebbero molto alte.

I colloqui tra May e Juncker si sono conclusi nella tarda serata di ieri. “Il backstop non può diventare una sistemazione permanente e non potrà dare forma alla nostra relazione futura” ha affermato Theresa May durante la conferenza stampa al termine dei colloqui. La primo ministro ha dichiarato che il governo britannico ha ottenuto quelle modifiche “legalmente vincolanti” che ora dovrebbero convincere i parlamentari ad approvare il suo accordo.

Nello specifico, le modifiche legalmente vincolanti riguardanti il backstop sono tre: uno “strumento congiunto” attraverso cui il Regno Unito ottiene la garanzia che l’Unione Europea non agirà con l’intenzione di applicare il backstop per un tempo indefinito; una “dichiarazione unilaterale” da parte del governo britannico in cui esso afferma che, in caso di stallo nei futuri negoziati con l’Ue per decidere il destino del confine irlandese, il Regno Unito potrà mettere fine unilateralmente al backstop; infine una “dichiarazione congiunta” da aggiungere alla dichiarazione politica con cui Ue e Regno Unito stabiliscono le linee guida della loro relazione futura, attraverso cui Londra e Bruxelles si impegnano a trovare una soluzione alternativa al backstop entro dicembre 2020, quando terminerà la fase transitoria post-Brexit.

Al di là delle definizioni fornite dai funzionari dell’Ue, il backstop è di fatto una pezza che serve ad evitare il caos e la confusione al confine irlandese nel momento in cui il Regno Unito sarà fuori dall’Unione. Infatti, Londra e Bruxelles, nei mesi successivi alla Brexit, dovranno negoziare un accordo definitivo sulla natura del confine irlandese. Entrambe le parti sembrano intenzionate ad evitare la creazione di un confine fisico in modo da non danneggiare le relazioni transfrontaliere tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda e la pace che negli ultimi 20 anni ha assicurato stabilità e sicurezza alla regione.

L’obiettivo di May era ottenere assicurazioni circa la durata del backstop. Il governo britannico non vuole che esso abbia una durata indefinita. L’ala più intransigente del partito conservatore teme che il Regno Unito rimanga intrappolato per sempre nel backstop, e ciò significa rimanere vincolati alla normative europee per un tempo indeterminato. Questo è inaccettabile per l’ampio schieramento di conservatori euroscettici, fautori di una hard Brexit, i quali vogliono tagliare in modo chiaro e netto i vincoli che legano la Gran Bretagna all’Unione Europea.

Ora, la domanda da 1 milione di euro, anzi, di sterline, è la seguente: le modifiche legalmente vincolanti ottenute da Theresa May saranno sufficienti a convincere il parlamento ad approvare il suo accordo?

Westminster dovrà esprimersi oggi. I parlamentari britannici hanno poche ore per analizzare e valutare le concessioni strappate all’Ue dalla primo ministro. La votazione avverrà in serata dopo che il procuratore generale (attorney general) Geoffrey Cox avrà esposto alla Camera dei Comuni la sua relazione in merito alle modifiche relative al backstop.

Se il parlamento dovesse respingere l’accordo, come già accaduto lo scorso gennaio, domani si terrà una votazione in cui esso dovrà esprimersi a favore o contro la Brexit senza accordo. Se la Camera dei Comuni respingerà questa ipotesi allora giovedì si terrà un’altra votazione in cui dovrà esprimersi circa la possibilità di estendere l’articolo 50, che significa posticipare la Brexit. Se il parlamento britannico approverà l’estensione dell’articolo 50 spetterà poi al governo negoziare la data precisa del rinvio insieme alla Commissione Europea.

Oggi si gioca una partita decisiva per la Brexit. Stasera sapremo se le modifiche legalmente vincolanti ottenute da Theresa May sono servite a qualcosa oppure no.