Terra dei fuochi, firmata l’intesa

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Non si può morire per l’inquinamento. Il protocollo d’intesa sui rifiuti, firmato dal governo a Caserta non deve rimanere un documento burocratico, ma una vera azione per salvare le vite umane da questo disastro. “Non abbiamo certo la bacchetta magica”, ma “abbiamo siglato un protocollo serio – ha sottolineato il premier Giuseppe Conte- che ci impegniamo a realizzare punto per punto”. Tornando sulle divisioni in seno al governo sul fronte inceneritori, Conte ha detto: “Credo sia salutare che ci possano essere diversità di opinioni fra due forze di governo, credo lo sia anche in una stessa forza di governo. Non vi dovete meravigliare” se ci sono questioni con “una pluralità di posizioni”. “Poi c’è il momento della sintesi – ha aggiunto – che per noi è più facile perché abbiamo un contratto di governo”.

E sull’ipotesi di nuovi termovalorizzatori il premier ha spiegato: “La direzione di sviluppo è chiara. Non possiamo lavorare a impianti che non sarebbero nella direzione dello sviluppo dell’azione politica” fissata nel contratto di governo. Il piano prevede che l’esercito vada immediatamente a presidiare quei siti di lavorazione dei rifiuti che, secondo le prefetture di Napoli e Caserta, sono a rischio di incendi dolosi. Cento carabinieri esperti in indagini ambientali saranno distaccati sul territorio per rafforzare l’attività di intelligence e repressione.

Il progetto prevede una definizione chiara delle competenze dei vari organi dello Stato (forze dell’ordine, vigili del fuoco, Asl) e di come devono rapportarsi fra di loro per evitare incomprensioni e contrasti. Nel Piano vengono date scadenze precise su quando si devono effettuare le attività di monitoraggio dell’aria, del terreno, delle produzioni agricole. Saranno coinvolti anche medici e pediatri. I dati sui tumori in questa area è dir poco allarmante. Nella Terra dei fuochi ci si ammala di più di tumore rispetto al resto del Sud e si muore di più rispetto a tutta Italia. Al confronto con il Mezzogiorno, il tasso complessivo di incidenza di tutti i carcinomi maligni nell’Asl 3 Napoli Sud arriva a essere più alto del 46% per gli uomini e del 21% in più per le donne. Andiamo indietro nel tempo: la Terra dei Fuochi è un’espressione degli anni 2000 per indicare una vasta area situata nell’Italia meridionale, che si estende in Campania, a cavallo tra la provincia di Napoli e quella di Caserta, (esattamente 57 comuni) in relazione all’interramento di rifiuti tossici e rifiuti speciali, e all’innesco di numerosi roghi di rifiuti, tutte circostanze con un potenziale impatto sulla salute della popolazione locale. Essa apparve per la prima volta nel 2003, quando fu usata nel Rapporto Ecomafie di quell’anno curato da Legambiente. Già alla fine degli anni ottanta erano state prodotte da Angelo Genovese denunce circostanziate che anticipavano di quasi un decennio, punto per punto, le rivelazioni di Carmine Schiavone.

Dal punto di vista investigativo, i primi sospetti sull’attività illegale dello smaltimento dei rifiuti tossici furono evidenziati nella prima metà degli anni novanta da un’indagine della Polizia di Stato condotta dall’allora ispettore della Criminalpol Roberto Mancini. La sua informativa del 1996 in cui presentava i risultati delle indagini e i dettagli sui reati e i presunti autori non ebbe però ulteriori sviluppi fino al 2011, quando venne ripresa dal Pubblico Ministero Alessandro Milita che riavviò le indagini. Nel 2011, secondo un rapporto dell’ARPA della Campania, un’area di 3 milioni di metri quadri, compresa tra i Regi Lagni, Lo Uttaro, Masseria del Pozzo-Schiavi (nel Giuglianese) ed il quartiere di Pianura della città di Napoli, risulterebbe molto compromessa per l’elevata e massiccia presenza di rifiuti tossici.

Nel 2015, nel comune di Calvi Risorta, il Corpo forestale dello Stato ha scoperto un’area di sversamento clandestino dei rifiuti, ritenuta la più grande discarica sotterranea d’Europa di rifiuti tossici. Si ritiene sia opera della camorra, con un stesso sistema di sigillamento degli strati della discarica, simile a quello utilizzato dal clan dei casalesi.