Ue, Russia e Cina vogliono aggirare le sanzioni Usa all’Iran

Ue, Russia e Cina fanno fronte comune contro l'unilateralismo del presidente Usa Donald Trump e sono intenzionate a mantenere in vita l'accordo sul nucleare iraniano del 2015, anche se ciò comporta bypassare le sanzioni americane.

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Un sussulto inaspettato di orgoglio e determinazione ha percorso con vigore le arterie della politica estera dell’Unione Europea come non si vedeva da tanto tempo. Abituata a rivestire un ruolo di inetta subalternità nei confronti degli Stati Uniti, l’Unione Europea ha raramente preso l’iniziativa in politica estera per tutelare i propri interessi strategici ed economici e mai prima d’ora aveva fatto ciò in opposizione allo storico alleato d’oltreoceano. In pratica, la fedeltà all’America è sempre stata anteposta al perseguimento degli interessi europei. Ma ogni cosa ha un limite di tolleranza oltre il quale bisogna prendere provvedimenti e finalmente l’Ue ha dimostrato un minimo di maturità attrezzandosi per salvaguardare i propri interessi, nonostante ciò abbia comportato mettersi contro gli Stati Uniti.

Lunedì 24 settembre, in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel Palazzo di Vetro a New York, l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’Unione Europea Federica Mogherini ha annunciato che i restanti paesi firmatari dell’accordo sul nucleare iraniano del 2015 (Regno Unito, Francia, Germania, Russia, Cina) stanno elaborando una piattaforma per i pagamenti finalizzata ad aggirare le sanzioni americane all’economia iraniana. Mogherini ha annunciato l’iniziativa attraverso una dichiarazione stampa in compagnia del ministro degli esteri iraniano Javad Zarif. Tale piattaforma, chiamata Special Purpose Vehicle (Spv), è pensata per facilitare gli scambi commerciali e soprattutto i pagamenti tra le aziende iraniane e quelle europee, sia per quanto riguarda l’export che l’import. Così facendo si aggirerebbero le sanzioni statunitensi al sistema bancario iraniano mentre le transazioni avverrebbero unicamente in euro e sterline, isolando il dollaro. Questo è lo scopo primario dell’Spv, tuttavia i dettagli riguardanti il funzionamento della piattaforma dovranno essere definiti in futuro. “I partecipanti (i restanti firmatari dell’accordo del 2015, nda) hanno accolto con favore le proposte pratiche per mantenere e sviluppare canali, in particolare l’iniziativa di creare uno Special Purpose Vehicle per facilitare i pagamenti collegati all’export iraniano, compreso quello del petrolio, e all’import. I partecipanti sottolineano la determinazione a tutelare la libertà dei loro operatori economici di intrattenere relazioni commerciali legittime con l’Iran in piena conformità con la Risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu” ha affermato Mogherini durante la dichiarazione stampa con Zarif.

Il piano lanciato dall’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri Ue è un ultimo tentativo per cercare di salvare l’intesa sul nucleare iraniano raggiunta nel 2015 dopo che il presidente americano Donald Trump ha deciso unilateralmente di uscirne imponendo nuove pesanti sanzioni all’economia iraniana per ragioni squisitamente politiche. L’iniziativa dell’Unione Europea è patrocinata anche dai restanti firmatari dell’accordo i quali fanno fronte comune contro l’amministrazione americana.

L’Unione Europea dichiarò immediatamente la sua contrarietà alla decisione unilaterale di Trump di uscire dal Jcpoa (acronimo della denominazione ufficiale dell’accordo del 2015). L’Ue e i paesi europei firmatari sarebbero rimasti fedeli all’accordo e avrebbero fatto di tutto per salvaguardarlo tutelando così i propri interessi economici. La palese differenza di approccio con l’Iran tra Stati Uniti ed Unione Europea è spiegabile per almeno due motivi. Innanzitutto, l’Ue non condivide le preoccupazioni strategiche degli Usa nei confronti di Teheran. Per gli americani l’Iran è il primo sponsor del terrorismo a livello globale e rappresenta una minaccia non solo per la stabilità del Medio Oriente ma addirittura per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. In realtà, Washington teme che l’affermazione dell’Iran in Medio Oriente possa causare la perdita dell’egemonia regionale. Tale timore è condiviso anche da Arabia Saudita ed Israele, alleati di ferro degli Usa. Per questo Trump ha deciso di uscire dal Jcpoa e per questo adotta un linguaggio di fuoco nei confronti dell’Iran, perché esso è in grado di minacciare l’egemonia americana in Medio Oriente. Abbiamo già trattato la rivalità tra Stati Uniti ed Iran in un articolo precedente che potete leggere qui.

L’Unione Europea dal canto suo non condivide niente di tutto ciò. Quando si tratta di relazionarsi con l’Iran, gli europei considerano unicamente gli aspetti economici semplicemente perché non partecipano alla partita geopolitica che si sta svolgendo in Medio Oriente e perciò sono totalmente estranei a qualsiasi considerazione di tipo politico. Per quanto riguarda gli americani invece, vale il contrario. L’Iran rappresenta un partner commerciale molto importante per l’Ue. Le imprese e le multinazionali europee hanno giovato grandemente dall’accordo del 2015 in quanto la rimozione di una parte delle sanzioni ha permesso loro di accrescere notevolmente le relazioni commerciali con l’Iran, un mercato forte di 80 milioni di persone che si era appena aperto al resto del mondo e quindi dotato di forte attrattività. Lo stralcio da parte americana del Jcpoa e l’introduzione di nuove sanzioni colpiscono duramente gli interessi economici europei in Iran. Italia, Francia e Germania sono i paesi del Vecchio Continente che intrattengono maggiori relazioni economiche con Teheran. In particolare, nel 2017 l’Italia era il primo partner commerciale Ue dell’Iran con un interscambio di ben 3,45 miliardi di euro. Lo scorso anno il nostro paese si è confermato primo destinatario Ue dell’export iraniano, avendo importato beni per un totale di 2,2 miliardi di euro. La rinnovata ostilità americana nei confronti dell’ex Persia ha già fatto alcune vittime notevoli. Le francesi Total e Peugeot, come anche le tedesche Siemens e Daimler, hanno abbandonato il mercato iraniano memori della colossale multa inflitta dalle autorità statunitensi al gruppo bancario Bnp Paribas per aver violato il regime sanzionatorio.

L’iniziativa lanciata da Mogherini dimostra la determinazione dell’Ue di salvaguardare i propri interessi economici in Iran nonostante l’ostilità americana. Era ora! La netta differenza di vedute sul dossier Iran tra Ue ed Usa e la mossa unilaterale di Trump incrinano i longevi e consolidati rapporti transatlantici. L’Unione non ci sta giustamente a farsi mettere i piedi in testa dagli americani e ha finalmente dimostrato un pò di maturità. Tuttavia, alcuni analisti sono dubbiosi riguardo l’effettiva capacità dell’Spv di aggirare le sanzioni americane. L’efficacia di questa iniziativa non è ancora valutabile anche perché non se ne conoscono i dettagli al momento. Ciononostante tutta questa vicenda ci insegna qualcosa. La distanza tra le due sponde dell’Atlantico settentrionale si allarga poiché l’Unione Europea ha finalmente dimostrato di saper perseguire i propri interessi uscendo dall’ala protettiva di mamma America, agendo in modo indipendente e addirittura in opposizione ad essa. Primi segnali di emancipazione?