Il rapper BANDOG si racconta

L'artista napoletano tra il passato e il futuro rappa le sue poesie.

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Sarà stato il caldo oppure il suggestivo sfondo collinare con la Rocca di Monfalcone imponente sulla cittadina friulana, resta il fatto che Salvatore Totaro, napoletano, meglio conosciuto come Bandog, non solo ci ha aperto la porta della sua umile dimora ma pure quella del suo cuore. Sì perché ci aspettavamo di intervistare il classico rapper cattivo, strafottente, con lo slang surrogato di parolacce e rime baciate, ebbene i pregiudizi ci hanno deluso, anzi forse ci siamo subito resi conto che dietro quei tatuaggi, dietro quello sguardo profondo, di uomo vissuto nel degrado della strada, nel limbo della malavita napoletana, si nascondeva un uomo vero, leale, uno che senza peli sulla lingua le manda a dire con delicatezza ed onestà. Bandog è uno dei pochissimi artisti che, inconsapevolmente, si distinguono dalla modernità, dalle tendenze, raccontando attraverso il suo sound una vita vissuta oltre il limite.

Con oltre 3 milioni di visualizzazioni sui canali video e sui social, Bandog spopola e sembra destinato a far crescere sempre di più i suoi fans: “I progetti di oggi… non siamo commerciali, non siamo al passo con gli standard attuali perché non abbiamo una casa discografica alle spalle, siamo soli. Però progetti ce ne sono tantissimi, anche già sviluppati e da sviluppare, il problema è che non abbiamo nessuno che ci finanzia – continua l’artista – siamo persone semplici, operai, la musica la facciamo nei ritagli di tempo minimi e nelle condizioni economiche di un operaio. Non potremmo fare musica tecnicamente, la facciamo per noi e per le persone che ci seguono e sono tantissime…”

Eppure, nonostante le difficoltà economiche e di una organizzazione professionale, Bandog riesce ad esprimere la sua passione spinto dalla forza interiore e dalla volontà di raccontare la vita di tutti i giorni, quella delle persone normali, della povertà della miseria, la sofferenza dei genitori, tutti argomenti che si distinguono dagli stucchevoli testi che parlano di gnocche svestite e bella vita: “Noi cerchiamo di cantare, attraverso le nostre poesie, anche le sofferenze del nostro condominio; sì ammetto che ci brucia un pò! Essendo molto popolare, un ragazzo del popolo, avendo anche un pò di rabbia repressa dentro e vedendo delle cose che vanno ancora peggio, di istinto ci viene di fare questo tipo di musica e di dire certe cose”. 

Gli inediti ‘Banditi e L’eredità’ hanno tracciato un evidente successo di visualizzazioni, sia a livello nazionale ma altrettanto internazionale evidenziando che il napoletano non è solo una lingua cantata ma anche una melodica poesia che rappata lascia davvero il segno: “Parlando dei pezzi Banditi e L’eredità singolarmente – dice Bandog – sono storie realissime, quello che accade veramente, non a Napoli, non in Campania, ma in tanti quartieri del meridione d’Italia che possa essere Bari vecchia, che possa essere allo Zen di Palermo, che possa essere un’altro quartiere di Napoli ma nei quartieri ghettizzati. La criminalità è solo il 5%, è diventato normale che una cosa negativa fa più rumore di una cosa bella, ed è normale che bisogna scrivere su cose negative per avere un pò di visualizzazioni mentre scrivendo cose belle sembra che il mondo non sia interessato.”

Dunque un misto di rilegature letterarie che si intrecciano con la vita burrascosa vissuta per strada e la passione per la musica. Il rapper melodico Bandog, come qualcuno ama definirlo, esordisce con le sue poesie riuscendo a catturare milioni di visualizzazioni con le sole forze di autodidatta. Non possiamo sapere con certezza dove potrebbe arrivare la sua musica, il suo sound, le sue poesie, ma di una cosa siamo certi: che Bandog ha la ‘stoffa’ e ne ha da vendere…: “Tanti ragazzi hanno incominciato a prendere questa strada e sono diventati dei rapper, sopratutto nella mia città – continua Bandog – fortunatamente hanno intrapreso questa strada. Sono contentissimo, per me è come raggiungere un risultato economico milionario quando un ragazzo si salva… Ci tenevo dire che io sono un operaio, un padre di famiglia e che farò di tutto per rimanere quello che sono.”