Yemen: un’altra catastrofe umanitaria annunciata…da nessuno

La battaglia per la città di Al-Hudaydah sta creando tutte le premesse per una catastrofe umanitaria. Il silenzio dei media e la complicità dei governi occidentali.

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A Yemeni man stands near a collapsed building following an air-strike by the Saudi-led coalition in the capital Sanaa on June 8, 2015. Yemen's exiled president, Abedrabbo Mansour Hadi said his government will not negotiate with Iran-backed rebels at UN-sponsored peace talks due to open in Switzerland this weekend, in comments broadcast today. AFP PHOTO / MOHAMMED HUWAIS / AFP PHOTO / MOHAMMED HUWAIS

Lo Yemen, il paese più povero del Medio Oriente, è sconvolto da una guerra civile che dura da più di tre anni. Eppure, mentre i media di tutto il mondo riservano grandissima attenzione alla guerra in Siria, il conflitto yemenita viene poco o per nulla considerato sicché buona parte dell’opinione pubblica mondiale ignora questa guerra che sotto un certo aspetto si sta rivelando addirittura peggiore di quella siriana, in quanto ha causato la più grave crisi umanitaria del mondo.

La guerra civile yemenita vede contrapposte le milizie sciite Huthi alle truppe fedeli all’ex presidente Hadi, quest’ultime supportate da una coalizione di paesi arabi in cui la parte del leone la fanno Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. La coalizione, a cui partecipano pure Stati Uniti e Francia, si è resa protagonista con bombardamenti aerei che hanno ucciso migliaia di civili e distrutto la rete infrastrutturale del già poverissimo paese arabo.

A partire dallo scorso autunno, in seguito a un attacco con razzi condotto dagli Huthi su Riyad, i sauditi hanno adottato il pugno di ferro imponendo un blocco aero-navale allo Yemen. Lo scopo ufficiale del blocco era quello di indebolire gli Huthi ma in realtà esso ha provocato la più grave crisi umanitaria del mondo perché i beni di primissima necessità, tra cui medicinali e cibo, venendo importati in quantità irrisorie, scarseggiano in tutto il paese.

Da tre settimane a questa parte la situazione nello Yemen è peggiorata ulteriormente. Lo scorso 13 giugno la coalizione a guida saudita ha lanciato la più grande offensiva di tutta la guerra finalizzata a strappare dalle mani degli Huthi la città di Al-Hudaydah,nota anche come Hodeidah. Al-Hudaydah è affacciata sul Mar Rosso ed è il più grande porto dello Yemen. Questo centro abitato è di vitale importanza non tanto per gli Huthi che lo controllano, ma soprattutto per la popolazione yemenita perché qui arrivano le scorte di medicinali, cibo, acqua e combustibile necessarie all’assistenza umanitaria di milioni di persone. I bombardamenti della coalizione a guida saudita, come già accaduto in altre parti del paese, oltre ad uccidere i civili, hanno distrutto numerose infrastrutture della città, tra cui la rete idrica e il sistema fognario. Di conseguenza, le condizioni igieniche si stanno deteriorando rapidamente mentre le riserve di acqua potabile si riducono sempre più. L’unione di questi fattori crea le condizioni per lo scoppio di un’epidemia di colera nella città. Il colera imperversa già in numerose zone del paese. La malattia, che ha fatto la sua comparsa nell’autunno 2016, sarebbe stata contratta già da un milione di persone.

Circa 600 000 persone abitano ad Al-Hudaydah. Decine di migliaia di persone, sfruttando un recente calo nell’intensità dei combattimenti, hanno abbandonato la città dirigendosi verso nord. Questi profughi, le cui case sono state distrutte dalla furia dei combattimenti, necessiteranno di assistenza umanitaria. Ad ogni modo, almeno 500 000 civili si trovano nella città, intrappolati nel mezzo della battaglia.

Insomma, nella città di Al-Hudaydah ci sono tutte le premesse per una catastrofe umanitaria. Eppure, nonostante la situazione disperatissima in cui versano la città e il paese intero, la guerra dello Yemen è totalmente assente dalle prime pagine dei quotidiani o dai notiziari. I media mainstream sono pronti a scrivere titoloni quando il regime siriano scatena battaglie che producono migliaia di profughi e vittime tra i civili, ma tacciono quando l’Arabia Saudita, con l’avvallo di Washington e Parigi (tra gli altri), si rende colpevole di aver causato la più grave crisi umanitaria del mondo che ha fatto ritornare il colera e sta mandando alla fame 18 milioni di persone.

Allo stesso modo, le cancellerie più influenti del mondo occidentale organizzano spedizioni punitive quando il cattivo di turno si permette di oltrepassare la “linea rossa” ma poi si rendono complici della morte di migliaia di civili e della sofferenza atroce di altri milioni.

Ancora una volta non si tratta di buoni o cattivi. Quella è solo propaganda volta a legittimare agli occhi dell’opinione pubblica le proprie azioni militari. Qua si tratta di amici e nemici, e basta. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sono regimi amici dell’Occidente e quindi gli è permesso fare ciò per cui i regimi nemici vengono duramente condannati o, in extrema ratio, attaccati militarmente. I media fanno la loro parte tenendo l’opinione pubblica all’oscuro di quello che sta accadendo. Un’omertà disumana a dir poco.