martedì, Ottobre 20, 2020
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Sanchez e Torra: sarà la linea morbida a porre fine alla questione Catalana?

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Sembrerebbe uno scherzo del destino, ma sono capitate insieme: lo spodestamento di Rajoy in favore di Sanchez, l’entrata in vigore del nuovo governo catalano e la notizia dell’accoglimento estraditivo di Puigdemont dai tribunali federali dello Schleswig Holstein

Forse sarà proprio per volontà catalana, se nessuna Repubblica di Catalogna vedrà mai le prime luci.

Il caso Gürtel (2009), che ha portato ad una retata di arresti fra le file del partito popolare di Rajoy, è stato una manna dal cielo per l’unità territoriale della Spagna. Il partito, e non solo i singoli esponenti, è stato giudicato beneficiario di un sistema di corruzione istituzionale, quindi condannato a restituire 245mila euro.
Giovedì 24 maggio, esce la sentenza decisiva per le sorti del Paese: più di 340 anni di prigione complessiva per tutti gli indagati, uno scandalo finanziario a danno delle risorse pubbliche che andava avanti dal 1989; il giorno dopo, il 25 maggio, il partito socialista Psoe (opposizione), presentò una mozione di sfiducia contro l’esecutivo.


“Signor Pedro Sanchez, parliamo. Dobbiamo sederci attorno ad un tavolo e negoziare. Da governo a governo” Quim Torra

La Spagna, analogamente all’Italia, è una repubblica parlamentare, con la sostanziale differenza che la Sfiducia è costruttiva (articolo 113 Carta Costituzionale spagnola), questo implica che votare una sfiducia verso il governo in carica significhi contemporaneamente votare una fiducia verso un nuovo governo. In tal modo un vuoto di potere non può verificarsi. Se invece Rajoy avesse rassegnato le proprie dimissioni, nuove elezioni avrebbero avuto luogo. Ma così no è stato: Rajoy non si dimise, e Sanchez, poche settimane fa, con delle promesse strategiche e mirate a Baschi e Catalani e riuscito a farsi eleggere sulla sfiducia contro Rajoy.
Ma ironia della sorte, proprio lo stesso giorno, si formò il nuovo governo di Catalogna, capeggiato dal fedelissimo dall’ex presidente, Carles Puigdemont,
Joaquim (Quim) Torra. Inizialmente il governo Torra non potè nascere per un sostanziale veto imposto per via di alcune cariche ministeriali assegnate ai prigionieri politici.
Sostituiti questi nomi, salito Sanchez e sbloccato il governo catalano Torra, ecco che l’articolo 155 inerente il commissariamento viene a decadere, e la Catalogna torna ad essere una regione autonoma. Il tutto, per un gioco del destino, negli stessi giorni.

Ma cosa accade ora alla Catalogna? Viene difatti a mancare il nemico esterno che aveva inasprito i rapporti, ergo la posizione catalana diventa meno sostenibile per l’opinione pubblica. Mentre il governo Rajoy avrebbe fatto diventare indipendentisti anche gli ignavi, un più mite e dialogante governo Sanchez, toglie da sotto i piedi buona parte del fondamento stesso delle pretese catalane.

Infatti il sentimento catalano verteva tutto su un atteggiamento ostile e ostruzionista da parte di Madrid, mancando ciò, viene a mancare l’enfasi.
Infatti oggi, Madrid potrebbe definitivamente spezzare le reni dei catalani rilasciando ogni prigioniero politico, mostrando così la sua lungimiranza e la sua magnanimità.

Il punto è che Sanchez, (convinto unionista, ma in senso federalista), è salito proprio grazie ai catalani. Ergo, o i catalani fin dal principio non hanno mai voluto l’indipendenza, bensì solo un aumento della propria autonomia e la trasformazione della Spagna in una repubblica federale, oppure avevano l’acqua alla gola e sono stati costretti ad arrendersi.
Perché
sia ben chiaro: uno scontro istituzionale fra un potere grande (Madrid) e un potere piccolo (Barcellona), giova esclusivamente al potere piccolo il quale vince a prescindere: o riportando la vittoria vera e propria oppure diventando martire e acquisendo ulteriore consensi.


Diventerà la Spagna una repubblica federale con la Catalunya come Stato membro, facendo così de facto tramontare il sogno di una Repubblica catalana, oppure fin dal principio era proprio questo lo scopo dei vertici secessionisti catalani?
Determinante sarà, oltre al dibattito caldamente richiesto sia da Torra che da Sanchez, cosa si farà con i prigionieri politici catalani. Caso unico e scandaloso che nell’Europa occidentale che ci siano politici fatti prigionieri per aver onorato il proprio mandato. Su questo si giocherà un’altra partita.

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