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La testimonianza di Alfie

| 28 Aprile 2018 | ATTUALITÀ

Dopo 22 mesi di lotta, si è spento il piccolo Alfie Evans. Dopo il duro viacrucis dei genitori e gli innumerevoli appelli alle autorità inglesi perché almeno non ostacolassero il trasferimento del bimbo all’ospedale Bambino Gesù di Roma, il nostro piccolo guerriero ha spiccato il volo.

Passeranno degli anni e ci risulterà sempre assurda l’astrattezza di una legge che esclude la persona umana dalle proprie decisione. E’ un paradosso che il diritto anglosassone, sinonimo di praticità, si sia ostinato nel negare la possibilità di vivere al piccolo Alfie. Risuoneranno con arroganza le parole giudice Hiddens nell’affermare che vivere “non è (era) nei migliori interessi di Alfie”.

Questo verdetto di morte, come quello nei confronti di Charles Gard, lascia un precedente giuridico molto preoccupante secondo il quale, nel nome di un disorientato pragmatismo, gli interessi economici si antepongono alla vita delle persone. Di fatto, nella decisione della Corte di Cassazione di Liverpool sono prevalse la miopia e il desiderio di decidere nel più breve tempo possibile e in parole povere, di “togliersi il pensiero”.

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I difensori della vita abbiamo il duro compito di affrontare un’opinione prevalente, che non è per forza quella della maggioranza, bensì l’opinione conformata da piccoli gruppi di interessi che promuovono un nuovo darwinismo sociale basato nell’esclusione dei più deboli, ossia un modello che scarta coloro che non rientrano negli stereotipi accettati nei modi più variati. Nel particolare caso di Alfie, ponendo fine alla sua vita.

Proprio oggi, quando gli interessi si sovrappongono alla vita fino a spegnerla, la cultura della morte cade in contraddizione e si rivela insostenibile. Il Giudice Hiddens e i medici dell’ospedale Alder Hey hanno concesso al piccolo Alfie, involontariamente, lo spazio per manifestare una resistenza che ha superato ogni loro pronostico: Tutte quelle ore vissute da Alfie senza il respiratore artificiale dimostrano che la vita non è solo un’elemento meccanico, ma un miracolo che ancora oggi (nel XXI secolo), supera di gran lunga alla scienza stessa.

TAG: Alfie, vita
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