Il genocidio birmano

Centinaia di uomini, donne e bambini, trucidati dalle forze di sicurezza birmane.

501

Nonostante il mondo si appresti a varcare la soglia del terzo millennio, si continua a dispensare odio e distruzione nel nome del dio potere. Sebbene gli Stati sono condizionati dai livelli di mercato, resta l’amara consapevolezza che per produrre uno status moderato all’interno del proprio territorio, bisogna ad ogni costo scendere a compromessi. Ma sarà davvero proprio così? Resta il fatto che in alcuni paesi regna il degrado sociale che li distingue per ricchezza e appartenenza culturale, dove solo le grandi potenze economiche possono decidere il loro destino.

La Birmania, ad esempio, non rientra nella sfera economica di queste potenze, anzi si decide il futuro di questa nazione, martoriata da una assurda carneficina, nelle mani di un regime che non rispetta nemmeno i basilari principi di umanità. Settimanalmente 12 mila bambini della minoranza musulmana Rohingya sono costretti a scappare in Bangladesh, per sfuggire alle violenze delle forze di sicurezza birmane. Le condizioni di vita disperate e le malattie minacciano oltre 320 mila bambini rifugiati che sono in fuga da fine agosto nel sud del Bangladesh e circa 10 mila hanno attraversato la frontiera negli ultimi giorni. Tantissimi piccoli rifugiati Rohingya hanno assistito ad atrocità in Birmania che nessun bambino dovrebbe vedere, questi bambini hanno un urgente bisogno di cibo, acqua potabile, igiene e vaccinazioni per essere protetti dalle malattie che prosperano in situazioni di emergenza.

Dunque un’emergenza, questa, che agli occhi dei media pare non faccia poi tanto notizia, nonostante che le forze di sicurezza birmane continuano ad uccidere centinaia di persone, tra donne, uomini e bambini, nell’ambito di una campagna sistematica per espellere dal paese la minoranza musulmana dei Rohingya. Una denuncia che solo Amnesty International ha divulgato alle autorità internazionali grazie al suo rapporto diffuso in questi giorni. L’organizzazione umanitaria ha intervistato più di 120 Rohingya fuggiti alle violenze. Nel suo rapporto Amnesty International fa un appello per un embargo alle armi nel paese e per il perseguimento penale dei responsabili del massacro.

Un appello, quello dell’organizzazione umanitaria, che ancora non è stato accolto d’urgenza visto che in queste ore forze di sicurezza birmane hanno circondato villaggi, sparato su persone in fuga e poi dato alle fiamme le case, facendo morire carbonizzati gli anziani, gli ammalati e i disabili, impossibilitati a scappare. In alcuni villaggi, donne e ragazze sono state rapite o fatte oggetto di violenza sessuale. I testimoni hanno ripetutamente descritto una mostrina sulle uniformi dei loro assalitori che corrisponde a quella indossata dalle truppe del Comando occidentale della Birmania. La 33esima divisione di fanteria e la polizia di frontiera, che indossano uniformi blu mimetica, sono state anch’esse, secondo il rapporto di Amnesty, spesso coinvolte in attacchi contro villaggi, insieme con bande di vigilanti buddisti. Resta il fatto che questo massacro deve cessare immediatamente, ad oggi risultano più di 580.000 mila i Rohingya fuggiti in Bangladesh dal 25 agosto scorso. BASTA!