La liberazione d’Italia 70 anni dopo

Esattamente 70 anni fa, una forte corrente anti-fascista respinse gli oppressori. Per una festa di Liberazione che ha cambiato significato nel corso degli anni.

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E’ il 9 settembre 1943, l’indomani dell’annuncio dell’armistizio con gli alleati. Mentre il Re e Badoglio abbandonano Roma per rifugiarsi a Brindisi sotto la protezione degli angloamericani, pensando così di assicurare la continuità dello Stato, i tedeschi si impossessano della capitale dopo uno scontro con alcuni reparti italiani a Porta San Paolo in disperata resistenza. L’esercito italiano lasciato allo sbando senza nessun ordine preciso del comando supremo, è ormai in completo sfacelo.

In un paese precipitato nel caos più totale l’unica voce che si leva per chiamare gli italiani alla lotta e alla resistenza è quella anti-fascista. Esso annuncia una costituzione di un comitato di liberazione nazionale, composto dai rappresentanti di tutte le forze politiche; dal partito comunista a quello socialista, dal partito d’azione alla democrazia cristiana, dal partito liberale alla democrazia del lavoro. L’appello lanciato in quelle ore drammatiche, perché si formino in ogni parte d’Italia altrettanti comitati regionali, viene raccolto da alcuni militanti anti fascisti di soldati sfuggiti ai tedeschi.

Nel frattempo gli angloamericani sono riusciti a sfondare a Cassino la linea ‘Gustav’ e passare al contrattacco dalla testa di Ponte Di Anzio in cui, dopo il loro sbarco, erano rimasti bloccati per quattro mesi. Da lì a poco gli angloamericani entreranno a Roma dove prenderanno il possesso totale della capitale restituendola ai romani e all’Italia. Ma in questa guerra di oppressione prima e liberazione dopo, il pensiero distinto, senza togliere l’onore ai caduti, va espresso alle donne della resistenza.

Infatti la resistenza costituisce una straordinaria emancipazione femminile che coinvolge soprattutto le più giovani. L’Italia vanta ben 70 mila donne partigiane iscritte ai gruppi di difesa: 2500 mila perderanno la vita, 2750 mila verranno deportate mentre verranno arrestate e torturate 4750 mila. 20 mila patriote daranno il loro contributo alla resistenza, senza per questo essere partigiane.

Donne che aiutano i partigiani senza abbandonare le famiglie, continuando la vita di tutti i giorni ma lottando silenziosamente contro il nazifascismo. Il solenne 25 aprile dovrebbe proprio essere dedicato a loro, a quelle ‘ragazze’ che hanno mostrato il proprio coraggio ribellandosi alla dittatura. Già, la dittatura! Questo ordine monocratico, collegiale, che ha visto intere nazioni piegarsi all’imperialismo dell’oppressione della libertà.

A 70 anni di distanza, l’anniversario della liberazione d’Italia appare un eufemismo diabolico che racchiude un’era storica, dove la modernità tecnologica si sovrappone alla seconda guerra mondiale trascinando persino i partigiani al cospetto di quegli ‘angloamericani’ trasformatosi da liberatori in predoni.