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Mai giudicare il libro dalla copertina

| 12 Febbraio 2019 | CULTURA

A Never judge a book by its cover,

sulla traduzione poi, che è un mondo insondabile, in questo caso è lo stesso concetto che in italiano, ma ancora di più, le stesse parole, che per una lingua semi-germanica, per dirla con Mario Praz, non è sempre così.

L’inglese Alan Moore, nei fumetti, e il neozelandese Peter Jackson, nel cinema, hanno rivoluzionato l”industria americana nei rispettivi settori. A vederli, sembrerebbero due sfasati, quasi dei barboni, invece, a modo loro, hanno fatto la storia, si sono ritagliati una meritata voce enciclopedica.

Del resto, chi conosce Stephen King,

che io sinceramente tollero poco, sa di come lui abbia vissuto in una roulotte con moglie e figlio a Bangor, sino a quando non è riuscito a sfondare. Si potrebbe altresì parlare di Philip K. Dick, che fece sostanzialmente lo scaricatore di porto, per arrivare a un triste epilogo. Parimenti dicasi, parlando di cose, per quanto concerne l’americanistica, ben più serie, di William Faulkner, con tanto di Premio Nobel, alcolista patologico; eppure, il suo The Sound and the Fury (“L’urlo e il furore”, 1929) è un pezzo di americanistica imprescindibile.

Il giudizio è d’obbligo per uno studioso, ma comunque, essere in errore può sempre accadere anche dopo  grandi galloni, vagliati dall’ Accademia.

TAG: Alan Moore, Peter Jackson
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