sulla traduzione poi, che è un mondo insondabile, in questo caso è lo stesso concetto che in italiano, ma ancora di più, le stesse parole, che per una lingua semi-germanica, per dirla con Mario Praz, non è sempre così.
L’inglese Alan Moore, nei fumetti, e il neozelandese Peter Jackson, nel cinema, hanno rivoluzionato l”industria americana nei rispettivi settori. A vederli, sembrerebbero due sfasati, quasi dei barboni, invece, a modo loro, hanno fatto la storia, si sono ritagliati una meritata voce enciclopedica.
che io sinceramente tollero poco, sa di come lui abbia vissuto in una roulotte con moglie e figlio a Bangor, sino a quando non è riuscito a sfondare. Si potrebbe altresì parlare di Philip K. Dick, che fece sostanzialmente lo scaricatore di porto, per arrivare a un triste epilogo. Parimenti dicasi, parlando di cose, per quanto concerne l’americanistica, ben più serie, di William Faulkner, con tanto di Premio Nobel, alcolista patologico; eppure, il suo The Sound and the Fury (“L’urlo e il furore”, 1929) è un pezzo di americanistica imprescindibile.
Il giudizio è d’obbligo per uno studioso, ma comunque, essere in errore può sempre accadere anche dopo grandi galloni, vagliati dall’ Accademia.