È di almeno 6 morti e 9 feriti, di cui due gravi, il bilancio provvisorio del crollo di un enorme seracco sulla Marmolada. Ci sarebbero anche dei dispersi. La Procura di Trento ha aperto un fascicolo: disastro colposo è il reato ipotizzato, al momento a carico di ignoti. È “un disastro inimmaginabile, una carneficina tale che solo difficilmente ci permetterà di identificare con esattezza l’identità delle vittime perché i corpi sono stati smembrati” dalla colata di ghiaccio e sassi, hanno detto gli inquirenti.
Ecco un’immagine della webcam ARPAV sulla Marmolada che testimonia il prima e il dopo il crollo del seracco. Il bilancio potrebbe aggravarsi ancora: il Soccorso Alpino, che ha evacuato diciotto persone e chiuso il ghiacciaio per il rischio di altri crolli, sta cercando di capire se e quanti manchino ancora all’appello. I primi testimoni hanno parlato di 4 cordate lungo la parete e, secondo quanto ricostruito finora dagli inquirenti, la valanga potrebbe averne travolte due, ognuna composta da sei alpinisti. Tra le vittime ci sarebbero anche le guide alpine.
“Abbiamo sentito un rumore forte, tipico di una frana, poi abbiamo visto scendere a forte velocità a valle una specie di valanga composta da neve e ghiaccio e da lì ho capito che qualcosa di grave era successo”, ha riferito uno dei responsabili del rifugio Castiglioni Marmolada, testimone del crollo.
“Non ho mai visto su queste cime una cosa del genere. Non è stata la solita valanga: è la natura. Se volessimo fare un paragone con l’edilizia potremmo parlare di un cedimento strutturale”, racconta un soccorritore, che attribuisce al gran caldo di questi giorni la probabile causa dell’incidente. Nella zona, oggi è stata registrata la temperatura record di 10,3 gradi, con la minima che la scorsa notte è rimasta sempre sopra i 5 gradi. Lo zero termico è oltre i 4mila metri.
Il distacco è avvenuto intorno all’ora di pranzo nei pressi di Punta Rocca, lungo l’itinerario di salita della via normale. A venire giù è stata proprio una parte della cima della Marmolada, un ghiacciaio che ha centinaia di anni: il crollo si è verificato attorno ai 3mila metri, 300 metri sotto la vetta, mentre le ricerche si sono concentrate a una quota più bassa, tra i 2.500 e i 2.800 metri.
In pochi secondi dalla montagna sono caduti giganteschi blocchi di ghiaccio e di roccia che hanno travolto chiunque fosse lungo il percorso. I feriti si sono salvati solo perché erano lontani dall’area del crollo, investiti dallo spostamento d’aria e da piccoli detriti. Si sono attivate tutte le stazioni del soccorso alpino della zona, almeno cinque elicotteri e le unità cinofile, che hanno operato fino a quando anche i soccorritori sono stati evacuati per l’elevato pericolo di ulteriori distacchi.
Un pezzo della calotta sommitale di Punta Rocca è rimasto in bilico, centinaia e centinaia di metri cubi di ghiaccio che potrebbero venire giù da un momento all’altro. Per questo motivo i comuni di Canazei (Trento) e di Rocca Pietore (Belluno) hanno vietato, con delle ordinanze, l’accesso e la percorrenza dell’area interessata dalla valanga fino a quando non sarà accertata la natura del distacco con gli opportuni rilievi glaciologici e geologici.
I feriti sono stati trasportati negli ospedali di Belluno, di Treviso e di Trento, mentre le salme delle vittime sono state portate allo stadio del ghiaccio di Canazei, paese della Val di Fassa che si trova a pochi chilometri dal passo Fedaia, dove parte la funivia per salire in vetta. Attivato anche un team di psicologi per assistere i parenti delle vittime, che non sono ancora state identificate. Per farlo è probabile che sarà necessario l’esame del dna.
Le difficili operazioni di soccorso e ricerca dei dispersi sono state quindi sospese e riprenderanno, meteo permettendo, questa mattina.
Si è staccato “un fiume di ghiaccio. C’è stato un crollo del ghiacciaio e si è staccata una massa di enormi dimensioni che ha percorso il ghiacciaio per chilometri scavalcando un seracco e arrivando fino nella parte inferiore del ghiacciaio. Tutto quello che potevamo fare in sicurezza è stato fatto”, ha detto il capo della Protezione civile del Trentino, Raffaele de Col.