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Gazprom ha comunicato che fornirà solo il 50% di quanto richiesto

| 18 Giugno 2022 | ECONOMIA

La Russia riduce il flusso di metano verso l’Italia. A fronte di una richiesta giornaliera di gas da parte di Eni pari a circa 63 mln di metri cubi, Gazprom ha comunicato che fornirà solo il 50% di quanto richiesto. Ieri a fronte delle richieste effettuate dalla compagnia italiana, Gazprom aveva comunicato che avrebbe consegnato solo il 65% delle forniture.

Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha replicato da Kiev, dove era in visita con Scholz e Macron, affermando di ritenere che i motivi dei tagli delle forniture di gas “siano bugie: in realtà c’è un uso politico del gas, così come del grano”.

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“Potrebbe essere una piccola rappresaglia”, ipotizza anche il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Un avvertimento ai Paesi europei più dipendenti dal gas russo. Anche la Germania ha visto ridursi il flusso in entrata. “Abbiamo tutte le contromisure pronte” ha comunque rassicurato Cingolani. “Ma la prima cosa da capire è se questa diminuzione si stabilizza o se è solo un episodio. Vediamo cosa succede nei prossimi tre giorni, e poi la settimana prossima decideremo”.

Il Mite farà a metà della prossima settimana il punto per valutare la situazione sulle forniture di gas. Fonti del Ministero ricordano che il Comitato emergenza gas monitora quotidianamente quanto sta accadendo e periodicamente si riunisce. In ogni caso, una norma approvata di recente dal Consiglio dei ministri prevede che il ministro abbia poteri d’intervento diretti su eventuali misure da prendere, senza dover attendere il passaggio dal Comitato.

Le contromisure di cui parla il ministro Cingolani sono state decise già a marzo con il decreto Ucraina, che contiene un piano per agire nel caso il gas proveniente dalla Russia dovesse subire ritardi o sospensioni.

Il primo provvedimento sarebbe la limitazione del riscaldamento nelle abitazioni private e negli uffici. Potrebbe essere imposta una temperatura massimo inferiore di uno o due gradi e anche un numero definito di ore per l’accensione degli impianti.

Inoltre potrebbero esserci limitazioni anche per il consumo di gas delle centrali elettriche oggi attive, oltre alla riduzione dell’illuminazione pubblica nelle città e nella rete stradale.

Si potrebbe poi sostituire la fonte primaria per la produzione di elettricità con l’aumento delle centrali a carbone ancora attive. In Italia ce ne sono sei (due in Sardegna, Venezia, Monfalcone, Civitavecchia e Brindisi), destinate a chiudere entro il 2025 per ridurre le emissioni, ma che potrebbero essere usate per un ridotto periodo di tempo in caso emergenziale.

Bisogna anche considerare che per ridurre la dipendenza dal gas russo, il governo dall’inizio del conflitto in Ucraina ha chiuso accordi per diversificare le forniture. Altri Paesi potrebbero diventare fornitori strategici di energia via gasdotto, come Algeria, Libia e Azerbajian.

Infine ci sarà un aumento anche del Gnl (Gas naturale liquefatto) da Qatar, Egitto e Israele. Anche gli Usa hanno promesso un aumento delle forniture all’Europa. Il Gnl, trasportato via mare, andrà ai tre rigassificatori italiani a La Spezia, Livorno e Rovigo. Snam ha anche acquistato una nave rigassificatrice e un’altra è in dirittura d’arrivo.

TAG: crisi energetica, Eni, Gas, Gazprom
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