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Triora il borgo delle Streghe

| 13 Giugno 2022 | CULTURA

Triora, un viaggio all’insegna del mistero nel paese delle streghe. Per tutti gli amanti di leggende, storie, in provincia di Imperia a ottocento metri di altitudine, luoghi storici e sinistri attendono di essere scoperti. Il borgo tra la valle Argentina e il  torrente Tanarello, risale all’epoca romana e conserva ancora le antiche mura con parte delle torri difensive e i resti del castello, costruito sulla roccia. Le case in muratura, incastrate tra i vicoli stretti e silenziosi sono abitate oggi da quasi quattrocento persone, in un atmosfera sospesa e inquietante. La Chiesa Collegiata di Nostra Signora Assunta, domina in lontananza con il suo campanile, come un occhio vigile sulla vallata.

Il borgo antico viene ricordato nella storia, soprattutto per i processi di stregoneria dal 1587 al 1589. Alcune  donne infatti, vengono accusate di praticare rituali malefici, in un periodo di carestia, pestilenza e miseria, provocando gli infausti eventi.

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I documenti storici sulla vicenda sono custoditi presso l’Archivio di Stato di Genova, e secondo la ricostruzione dei fatti, risultano coinvolte trentacinque donne, imprigionate nel carcere di Genova. Probabilmente alcune  mostrano una certa conoscenza delle erbe, utili allora per medicamenti vari, oltre a recitare formule strane per combattere il malocchio. Insomma, tanto quanto basta per essere accusate di provocare il male con la carestia, che si abbatte su Triora, subendo torture e umiliazioni. Purtroppo non tutte le inquisite riescono a sopravvivere all’infamia e cinque donne muoiono in carcere, mentre altre nove a Triora e Badalucco per i tormenti subiti o bruciate. Costrette ad abiurare pubblicamente, probabilmente colpe inesistenti, solo otto di loro, vengono rilasciate dopo tante pene e false ammissioni. Anche un giovane Biagio Verrando, viene coinvolto e costretto a ripudiare fatti e pensieri a Triora, se mai li avesse avuti e a negarli in anticipo, prima ancora di pensarli.

Il processo di stregoneria diventa alla fine del XVI secolo tra i più cruenti e soprannominato la Salem d’Italia, ma le accuse restano ancora oggi avvolte nel mistero. La Chiesa Cattolica appare come un inflessibile giustiziere ingiustificabile, che perseguita per estendere il suo controllo.

In onore di questo evento ogni anno la prima domenica di agosto si celebra la Strigora, tra le stradine del borgo. Inoltre, è visitabile anche un Museo etnografico presente dal 2016 all’ingresso di Triora, sulle tradizioni contadine e la documentazione dei processi per stregoneria, con gli interrogatori e le torture. Nei sotterranei sono riproposte alcune scene ricostruite delle probabili streghe chiuse in cella.

Il borgo con i suoi archi, i passaggi angusti, custodisce il luogo di ritrovo per celebrare i sabba, i riti occulti delle streghe nella nota Cabotina. La sua storia a Triora aleggia intrisa nell’aria,  facendone un luogo attraente e suggestivo per alimentare nuove ipotesi e  fantasie sulla realtà dei fatti, legate ai sotterranei e agli incontri. Immaginandole nascoste dietro una finestra chiusa o presenti in una folata di vento improvvisa. Spettri intrappolati nella menzogna o nella propria magia, che forse nascondono antichi segreti con un proprio credo, ma probabilmente non giustificabile con persecuzioni e morte.

La storia non è mai giustiziera, ma sempre giustificatrice  (Benedetto Corce).

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