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Alberto Genovese punta al riconoscimento di un vizio di mente

| 2 Giugno 2022 | CRONACA

Punta al riconoscimento di un vizio di mente, che potrebbe ridurre la pena in caso di condanna, Alberto Genovese, ex imprenditore del web accusato di aver violentato, dopo averle rese incoscienti con mix di cocaina e ketamina, due modelle: una di 18 anni, durante una festa il 10 ottobre 2020 nel suo attico con vista sul Duomo di Milano, l’altra di 23 anni che era ospite in una villa di lusso a Ibiza nel luglio precedente.

Il gup Chiara Valori ha ammesso la sua richiesta di essere processato con rito abbreviato, che consente uno sconto di un terzo sulla pena e il dibattimento è a porte chiuse, condizionato, tra l’altro, al deposito di una mole di documenti, tra cui relazioni mediche sulla sua dipendenza da droghe e alcol e sulle condizioni psicologiche.

Così è entrata negli atti, che il giudice dovrà valutare, una consulenza di 36 pagine, firmata dai professori Pietrini e Sartori, nella quale si evidenza che la “capacità di intendere e di volere” del fondatore di tante start up digitali era “al momento dei fatti, quantomeno grandemente scemata”.

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E ciò perché “l’alterazione cognitiva dovuta all’abuso” di stupefacenti gli ha “impedito” di “discernere pienamente i confini tra il consenso iniziale” della 18enne che subì abusi a Terrazza Sentimento e “il successivo venir meno del consenso” e non ha saputo “comprendere quando fosse il momento opportuno di fermarsi”. “Siamo soddisfatti dell’accoglimento della nostra richiesta da parte del Gup, da cui consegue la possibilità di approfondire sempre meglio la vicenda sotto molti aspetti”, ha commentato l’avvocato Davide Ferrari, che assiste l’imprenditore col collega Luigi Isolabella.

Nel frattempo, il legale Luigi Liguori, che rappresenta come parte civile la ragazza violentata quando era appena maggiorenne, ha raccontato che “è invalida permanente al 40%, ha problemi fisici e psicologici e non può più fare la modella, il lavoro che faceva”. E ha ricordato che i danni da lei subiti sono stati calcolati per una cifra che arriva ad “un milione e mezzo di euro”. Genovese le aveva offerto 130mila euro come risarcimento e 25mila euro all’altra ragazza. Cifre che sono state rifiutate.

Dagli atti depositati dalla difesa risulta, come scrivono i consulenti, che il 51enne, con un patrimonio da centinaia di milioni di euro, oltre a problemi “cognitivi” legati alle enorme quantità di droghe assunte soffre pure di un disturbo di personalità con tratti “istrionici, narcisistici e ossessivo compulsivi”. Un “circolo vizioso” che ha portato ad uno “scompenso dell’equilibrio psichico”.

Effetti ci sono stati anche sulla “sua attività lavorativa”. Ora, però, inserito da mesi in una comunità di recupero ai domiciliari, “risulta essere una persona prudente e priva di pericolosità”. E ha una “volontà di riscatto sociale”: vuole occupare il tempo al “placement lavorativo dei pazienti ex-tossicodipendenti”. Il 27 giugno, dopo l’esame di una psicologa, si farà interrogare in aula e l’ex fidanzata, imputata per il concorso nella violenza nell’isola spagnola, renderà dichiarazioni. Il 7 luglio parola all’aggiunto Mannella e ai pm Stagnaro e Filippini, il 18 luglio alla difesa e il 19 settembre dovrebbe arrivare il verdetto.

TAG: Alberto Genovese, droga, processo, violenza sessuale
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