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L’Ucraina blocca il transito di gas russo verso l’Europa

| 12 Maggio 2022 | ECONOMIA

Da mercoledì 11 maggio, c’è un primo stop ai flussi di gas verso l’Europa: il gestore del sistema di trasporto del gas di Kiev (Grid), infatti, ha annunciato che il transito attraverso il punto di ingresso di Sokhranivka si ferma a causa dell’occupazione delle forze russe. Se Mosca lo vorrà, i flussi potranno essere reindirizzati alla stazione di compressione di Sudzha, in Russia. La notizia ha reso volatile in Borsa il prezzo del gas. E rischia anche di rendere ancora più difficile il dibattito sul sesto pacchetto di sanzioni. Non si registrano rallentamenti, comunque, nel sistema italiano delle forniture di gas.

Il transito del gas verso l’Europa attraverso il punto di ingresso di Sokhranivka si “fermerà alle 7 di mercoledì a causa delle azioni delle forze di occupazione russe”, ha fatto sapere nelle scorse ore il gestore del sistema di trasporto del gas in Ucraina (Grid). “È ancora possibile – si legge in una nota riportata da Bloomberg – per il gas essere reindirizzato alla stazione di compressione di Sudzha permettendo ai contratti europei di essere rispettati”. Quello di Sokhranivka è uno dei due punti di ingresso chiave in Ucraina dei flussi di gas russo verso l’Europa.

Dopo l’annuncio del gestore del sistema di trasporto in Ucraina, martedì il prezzo del gas ha chiuso in rialzo. Sulla piazza di Amsterdam, il 10 maggio le quotazioni hanno concluso a 98,80 euro al Mwh, con un rialzo del 5,35%. In giornata, prima dell’annuncio, sulla piazza di Amsterdam il prezzo era in calo: aveva toccato i 92 euro al MWh, un prezzo molto vicino agli 87,58 euro dello scorso 23 febbraio e il minimo dopo i 91,23 euro dello scorso 25 febbraio, giorno successivo all’avvio dell’attacco della Russia in Ucraina, quando il gas balzò a 129,92 euro al MWh.

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Da allora le quotazioni del gas naturale avevano raggiunto il minimo di 93 euro lo scorso 25 aprile. Avvio in rialzo per il prezzo del gas anche mercoledì 11 maggio: sulla piazza di Amsterdam di riferimento per l’Europa il metano nei primissimi scambi “quota” 103 euro al Megawattora, in aumento del 4%. In mattinata il prezzo ha continuato a oscillare poco sotto quota 100 euro al Megawattora, non lontano dalle quotazioni della chiusura di ieri.

Nel pomeriggio, il gas ad Amsterdam resta stabile a 94 euro al Mhw (-4,4%) dopo la conferma da parte dell’ucraina Naftogaz che cause di forza maggiore “rendono impossibile continuare il trasporto di gas attraverso il valico di Sokhranivka e la stazione di compressione Novopskov, che si trovano nel territorio occupato dai militari russi”. A fine giornata ha chiuso in calo il prezzo del gas naturale in Europa. In ribasso i future ad Amsterdam (-4,8%) a 94 euro al MWh, che vengono presi come riferimento per il prezzo corrente. In calo anche i future a Londra (-4,1%) a 139,7 penny al Mmbtu (unità termica), in confronto ai 142,5 penny del giorno precedente.

Per quanto riguarda il nostro Paese, per il momento non si registrano rallentamenti nel sistema italiano sul fronte delle forniture di gas. È quanto si evince dai dati pubblicati sul sito di Snam. I flussi a Tarvisio sono in diminuzione rispetto a ieri, ma sono compensati da un maggior afflusso a Passo Gries (da Nord), grazie all’interconnessione delle reti e alle varie fonti di importazione. Il sistema è quindi bilanciato, la domanda è soddisfatta. Proseguono anche le iniezioni di gas in stoccaggio.

Intanto, non c’è ancora accordo sul nuovo pacchetto di sanzioni. Salvo colpi di scena, la riunione degli ambasciatori dei 27 convocata come da prassi oggi non dovrebbe avere l’embargo al petrolio sul tavolo. La videocall annunciata da Ursula von der Leyen con i leader dei Paesi orientali dell’Ue, Viktor Orban su tutti, non può avere luogo perché gli sherpa non hanno trovato ancora un’intesa.

Un colloquio telefonico tra il presidente francese Emmanuel Macron e il premier ungherese, nelle scorse ore, è servito a chiarire ulteriormente i punti critici: Budapest, in sostanza, chiede compensazioni ad hoc in cambio del suo sì alla rinuncia, sia pur graduale, al petrolio russo. L’Ue ritiene le preoccupazioni ungheresi “legittime”, anche perché il Paese non può ricevere il greggio via mare e le raffinerie magiare sono tutte tarate sul petrolio russo. Due le ipotesi in campo: la prima prevede che i Paesi Ue condividano, temporaneamente, parte del loro greggio con Budapest; la seconda l’erogazione di fondi per Budapest nell’ambito del piano RePowerEu che sarà presentato il 18 maggio.

TAG: Gas, russia, Ucraina, UE
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