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Alla scoperta della Cina di Henri Cartier-Bresson

| 23 Febbraio 2022 | CULTURA

Henri Cartier-Bresson (1908-2004) è stato definito “l’occhio del secolo”, per aver saputo mostrare e raccontare con i suoi celebri scatti in bianco e nero la Storia del Novecento. Al Mudec di Milano sono stati messi in mostra i suoi lavori sviluppati durante i suoi due viaggi in Cina, il primo nel biennio 1948-49 e il secondo nel 1958.

Nessuno come Cartier-Bresson ha saputo immortalare la Storia, trovandosi in prima persona davanti ad avvenimenti che ne hanno mutato il corso nel XX secolo. Nel 1948, dopo aver incontrato il Mahatma Gandhi il giorno prima del suo assassinio, viene mandato in Cina, per seguire lo scontro tra l’Esercito Popolare di Liberazione guidato da Mao Tse Tung e Zhu De e le truppe regolari del Kuomintang di Chiang Kai-Shek.

Le fotografie esposte al Mudec raccontano la sconfitta del Kuomintang e la nascita della Repubblica Popolare Cinese. Nei bianco e neri di Cartier-Bresson vediamo i soldati nazionalisti prossimi alla resa e gli albori del comunismo cinese. La Cina di fine anni quaranta è molto distante da quella attuale. Le foto esposte ce lo raccontano.

Un bambino morto avvolto in un panno abbandonato sul ciglio di una strada, con un gatto che gli tiene compagnia, ci permette di conoscere una realtà storica drammatica. Anni di miseria e carestia. Soldati in attesa, manifestanti contro l’inflazione che travolse il regime nazionalista, uomini e donne al lavoro, monaci in preghiera e commerci in città: i bianco e neri del fotografo francese ci immergono nel gigante asiatico di quel tempo.

Le diapositive mostrano un Paese agricolo con una povertà diffusa, dove la propaganda maoista fece gran presa. Nella seconda parte dell’esposizione sono presenti gli scatti del secondo viaggio di Cartier-Bresson in Cina, quello del 1958. La Repubblica Popolare Cinese è ormai consolidata. Mao è il padre padrone della nazione e le tante manifestazioni di propaganda organizzate dal Partito Comunista lo fanno capire facilmente.

Cartier-Bresson, che nel 1948-49 aveva girato da solo parte della Cina, qui viene scortato da funzionari del regime e il suo secondo reportage risulta meno “libero”. Nonostante i controlli, il reporter francese riesce a far conoscere in tutto il mondo il lavoro collettivo imposto dal Partito Comunista per l’edificazione delle grandi opere e per la modernizzazione della Cina. Le sue foto sono sempre delle fonti storiche dal valore immenso. Il fotografo si trova difatti a raccontare il “Grande Balzo”, tentativo fallimentare voluto da Mao per industrializzare il Paese.

I due reportage finirono su varie riviste di ogni parte del mondo, come ben riportato lungo il percorso. La mostra “Henri Cartier-Bresson. Cina 1948-49 | 1958” porta in scena non solo la Storia, ma anche il talento di uno dei maestri dell’ottava arte. C’è tempo fino al 3 luglio per ammirarla. Ne vale la pena.

TAG: Cartier-Bresson, Cina, foto, fotogiornalismo, fotografia, Henri Cartier-Bresson, Mao Zedong, Milano, Mudec, Mudec Milano, reportage, Repubblica Popolare Cinese, Storia
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