Come le idee, anche il Pnrr cammina sulle gambe degli uomini. Per renderlo realtà infatti serviranno decine di migliaia di assunzioni di nuovo personale, anche negli uffici di comuni, province e regioni, che avranno in mano il 36 per cento dei fondi del recovery plan italiano. È questo il compito dei 1000 esperti appena arruolati dalle regioni: tra loro ci sono ingegneri, giuristi, architetti, geologi, biologi, tutte professionalità necessarie ad accelerare le procedure burocratiche per concretizzare i progetti del Pnrr. Parliamo di valutazioni impatto ambientale, approvazioni di progetti, permessi di costruire, appalti: pratiche su cui purtroppo la PA accumula spesso ritardi considerevoli.
Per i 1000 posti si sono presentati a dicembre in quasi 62mila, attratti dal compenso che può raggiungere i 108mila euro, al lordo di Iva e tasse: un reddito decisamente più alto della media per i professionisti ricercati. Sulla retribuzione le regioni sono andate in ordine sparso: c’è chi come l’Emilia Romagna ha deciso di pagare tutti al massimo, e chi invece – come Lombardia e Lazio – ha adottato alcune fasce di reddito, secondo l’esperienza vantata dai professionisti.
Il governo ha deciso di puntare su professionisti per accorciare i tempi: assumere dipendenti giovani avrebbe richiesto mesi per il concorso e per la formazione dei neo-assunti.
Ma le regioni hanno dovuto correre per rispettare la scadenza della fine dell’anno: le candidature sono state aperte solo dall’1 al 6 dicembre, per via dei tempi lunghi nel corso dell’approvazione del decreto in gestione a Palazzo Chigi e Corte dei Conti, e da allora sono stati effettuati i colloqui.
C’è chi, come la Campania, ha faticato a trovare biologi e ingegneri elettronici, e scorrendo la classifica si è dovuta accontentare di professionisti che inizialmente non erano stati ritenuti idonei. E chi come l’Emilia Romagna ha dovuto rinunciare per ora a trovare due ingegneri ambientali che avrebbero fatto tanto comodo per l’approvazione dei progetti.
Firmati i contratti, ora arriva il difficile. Gli esperti saranno inseriti in uffici spesso privi di professionalità: “con la speranza” – come sostiene Carlo Mochi Sismondi, presidente di Forum PA – “che non si limitino a fare da consulenti, ma che possano entrare a pieno regime nella macchina della pubblica amministrazione, prendendo decisioni e assumendosi responsabilità”.
Anche perché potranno essere rinnovati ogni anno, fino al 2024, solo se le regioni rispetteranno gli obiettivi: la Sicilia per esempio in due anni vuole dimezzare i tempi delle valutazioni di impatto ambientale, che spesso bloccano le costruzioni di nuove ferrovie o ponti, mentre la Sardegna si ferma al 20 per cento in meno. Numeri e percentuali da cui passa il cambiamento del paese.