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Si aprono i cancelli del carcere per Fabrizio Miccoli, ex di Palermo e Juventus

La sentenza della Cassazione: estorsione aggrava dal metodo mafioso
| 25 Novembre 2021 | CRONACA

Si è costituito nel carcere di Rovigo l’ex calciatore del Palermo Fabrizio Miccoli, che deve scontare una condanna di tre anni e sei mesi con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso. La sentenza della Cassazione arrivata ieri ha fatto scattare il meccanismo che, nel giro di poche ore, avrebbe comunque portato all’arresto dell’ex attaccante che militò anche in Fiorentina, Juventus e Lecce.

Prima di ricevere l’ordine di esecuzione firmato ieri mattina dalla Procura di Palermo, Miccoli si è presentato spontaneamente nel carcere veneto. La seconda sezione della Cassazione ha confermato la condanna dell’ex calciatore, che è stato riconosciuto colpevole di avere ottenuto dal suo amico Mauro Lauricella, figlio del boss della Kalsa Antonino “u scintilluni”, di recuperare un credito di 12mila euro con le buone o con le cattive. Lauricella junior era già stato condannato in via definitiva il mese scorso ed è già in carcere: deve scontare 7 anni.

I fatti si svolgono tra il 2010 e il 2011. Nel 2013 l’avviso di garanzia da cui è partito l’iter giudiziario. La difesa di Miccoli evidentemente non ha mai convinto perché la sentenza di condanna ha retto nei tre gradi di giudizio. Stessa sorte è toccata nel 2015 anche a Mauro Lauricella, condannato a 7 anni.

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A nulla è servito che l’ex calciatore chiedesse scusa e spiegasse la sua versione in una accorata conferenza stampa nel 2013, all’inizio di tutta questa vicenda. “Chiedo scusa a Palermo, alla mia famiglia, per tutto quello che ho fatto. Sono uscite cose che non penso – disse in lacrime -. Ho sempre partecipato alle partite del cuore per onorare la memoria dei magistrati uccisi. Sono distrutto. Sono cresciuto in un contesto di valori. Chiedo scusa alla famiglia Falcone e a tutti. Avevo già contattato la signora Falcone. Lei mi ha detto che sarebbe bastato chiedere scusa a tutta Palermo. E sono qui per questo”.

Evidentemente non bastò perché, a distanza di anni, la sorella del giudice usò parole molto dure. Era l’estate del 2019, Miccoli venne invitato alla partita delle vecchie glorie rosanero organizzata dalla nuova società del presidente Mirri rinata in Serie D. “Non mi interessa nulla di questa persona. Se si è ravveduto e si è pentito per quello che ha detto è meglio per lui – disse -. Non si tratta di perdonare. È un argomento che mi dà fastidio riprendere perché quella frase che pronunciò brucia ancora”.

TAG: calcio, condanna, Fabrizio Miccoli, Mafia
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