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Le aziende italiane sono molto meno propense a quotarsi in borsa

| 29 Settembre 2021 | ECONOMIA

A Piazza Affari sono quotate 475 società, secondo gli ultimi dati di luglio. Un numero che è cresciuto negli ultimi anni: dieci anni fa nel 2011 erano 328. A crescere però è stato un comparto specifico: quello dedicato alle piccole e medie imprese, su cui si concentra il mercato azionario Aim di Borsa Italiana (che dal 25 ottobre cambierà nome in Euronext Growth Milan). Per quanto riguarda invece le medio e grandi imprese, i numeri sono stabili se non in calo.

In effetti la ritrosia delle aziende italiane a quotarsi in borsa – preferendo i finanziamenti bancari – è dimostrata anche dai numeri forniti da Consob (per l’Italia) e della Banca Mondiale (per i paesi stranieri). Se in Regno Unito la capitalizzazione delle società quotate alla borsa di Londra supera perfino il Pil inglese, nel nostro paese raggiunge a mala pena un terzo.

I motivi per cui le imprese italiane, in questo caso le pmi, decidono di non quotarsi – e dunque rischiano di essere sottocapitalizzate oppure di essere troppo dipendenti dalle banche – sono sostanzialmente quattro. Secondo un sondaggio di Livolsi&Partner la scarsa attitudine alla trasparenza raccoglie il 35 per cento delle risposte.

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La difficoltà a dialogare con gli investitori esterni e con amministratori indipendenti è la seconda ragione. La gestione aziendale familiare vale il 25 per cento delle risposte.

TAG: aziende, Borsa, Italia, Piazza Affari
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