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Nanni Loy e la prima Candid Camera italiana

| 12 Agosto 2021 | CINEMA, CULTURA, TV

Il 21 agosto del 1995 si spegne a Fregene il grande Nanni Loy, autore, regista, attore e sceneggiatore. Giovanni Loy-Dona, in arte Nanni Loy, nasce a Cagliari il 23 ottobre 1925 da una famiglia aristocratica. Il padre è un avvocato conosciuto nel luogo.

Nanni con la famiglia si trasferisce a Roma nel 1938,  frequenta gli studi classici e si laurea  in giurisprudenza.  Si dedica alla sua passione diplomandosi nel 1948 al Centro sperimentale di cinematografia di Roma.

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Dopo un periodo di collaborazioni con vari registi, debutta come regista in Parola di un ladro e poi in altri film: Il marito,  Audace colpo dei soliti ignotidimostrando una particolare vena umoristica.  Inoltre mostra attenzione ai disagi e ai cambiamenti sociali, ai vizi e alle virtù della gente.

E nella sua ricerca umana propone maschere, elementi popolari umani, progetti con temi politici e sociali in film sulla Resistenza con Un giorno da leoni, Le quattro giornate di Napoli (1962). Altre pellicole drammatiche e goliardiche di successo come: Detenuto in attesa di giudizioCafé ExpressMi manda Picone, ScugnizziAmici miei – Atto IIIº, Pacco, doppio pacco e contropaccotto.

Lavora con attori di talento e alcune frasi dei suoi film sono indimenticabili come in Padre di famiglia, tra i più amati e interpretato dall’altrettanto unico e superbo Nino Manfredi: “Io che non sono mai stato il servo di nessuno, sono diventato il servo della famiglia”.

A Nanni Loy viene riconosciuto il merito di aver introdotto per primo in Italia la Candid Camera, che riprende le persone comuni con una telecamera nascosta, in una serie televisiva Specchio segreto del 1964 per la RAI.

Un innovatore con sperimentazioni e   sketch  comici, in tutto venticinque episodi di otto puntate, ispirato a un programma americano, che lo rendono un personaggio amato e conosciuto dal grande pubblico.

E tra questi episodi, il più noto viene girato in un Bar a Bologna, dove lo stesso Nanni inzuppa il cornetto nel cappuccino di un ignaro cliente per documentarne le reazioni con un: “Scusi, posso fare la zuppetta?”. La nota e irriverente Zuppetta appunto. Lo stesso gesto provocatorio, invece, a Napoli e a Roma diventano inammissibili e sembra che Nanni nel tentativo di ripetere la  sua gag sia allontanato e anche picchiato.

Altre puntate trasmesse a danno di sconosciuti sono: la bilancia truccata, la telefonata, la perdita di memoria di una signora all’Ufficio Postale a Napoli, i capelloni, il marito tradito. Un modo leggero per raccontare un’Italia del tempo con ironia e attenzione. Una visione tragicomica della realtà, parte della personalità di Nanni, che un anno dopo, nel 1965, propone anche una commedia a episodi con Made in Italydove continua la sua indagine sui modi e le abitudini degli italiani, spesso immediati e comici.

Nel 1977 invece, ritorna con la sua telecamera nascosta in Viaggio in seconda classealla ricerca di risposte vere e spontanee sui modi e usi comuni. Per Nanni “Nel treno viaggia la vita”.

Per quanto riguarda la vita sentimentale sposa Bianca Marchesano, ha quattro figli e negli ultimi quindici anni resta legato alla compagna Elvira Carteny, conosciuta a Botteghe Oscure, sede del PCI. La Carteny lo descrive come un uomo divertente, colto, democratico, imprevedibile e distratto. Ha una passione per Napoli, che spesso racconta e che gli somiglia e seconda per amore solo a Roma, sua città di adozione.

Nanni svolge un’intensa attività sindacale e politica, fondando anche l’AACI Associazione Autori Cinematografici Italiani e Cinema Democratico, per la tutela di tutti i lavoratori del cinema. Insomma, oltre alla professionalità e creatività, una bell’anima di valore e salda coscienza e convinzione civile.

Il suo ultimo film è A che punto è la notte, del 1994 con Marcello Mastroianni, prima di spegnersi per un attacco cardiaco all’età di sessantanove anni. Viene premiato più volte con il Nastro d’argento,  lasciando una grande eredità con la sua intuizione della telecamera nascosta, il cinema di denuncia, i racconti e la straordinaria umanità e Grandezza.

Amato da tutti, lo sceneggiatore Giorgio Arlorio di lui racconta: Un lavoratore incredibile, aveva una capacità di lavoro artigiana, continuativa, ostinata, ripetitiva, a volte noiosa, però costante. Era un uomo di fatica proprio nel senso più altro della parola: di fatica con se stesso, con le idee, col mestiere, è questo che io chiamo generosità”.

Un omaggio a un’intellettuale puro, verace, ironico,  appassionato e amaro e ai sui emozionanti Capolavori. Un artista e un uomo di altri tempi che ha saputo aggiungere e rinnovare con il suo sguardo rendendosi indimenticabile, geniale e unico.

– Peppe: Ah caruccio sto ragazzino guarda che occhi.
– Piede Amaro: L’ha presi dal padre.
– Peppe: E i capelli ricci.
– Piede Amaro: L’ha presi dal padre.
– Peppe: Ahò, e sto bozzò nfronte.
– Figlio Di Piede Amaro: È’na scarpata.
– Piede Amaro: L’ha presa dalla madre
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Tratto dal film: “Audace colpo dei soliti ignoti

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