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Israele: Obbiettivo Hamas

| 31 Maggio 2021 | ESTERI

Il tanto sospirato cessate il fuoco, arriva puntuale, come il silenzio, la quiete dopo la tempesta. Il colle di Al Aqsa, può nuovamente tornare ad essere il luogo di culto per gli islamici, per gli ebrei, per quei cittadini liberi ed eguali che sognano la Palestina libera dal gioco israeliano.

Hamas, tace, Israele pure, il cielo di Gaza è di un azzurro limpido e i cittadini palestinesi, tirano un sospiro di sollievo. Al Fatah perno rivoltoso contrapposto alla politica di Hamas, alza la voce nei pressi della Moschea di Al Aqsa, gli scontri si susseguono e stavolta si tratta di divisioni interne che sconvolgono gli equilibri dell’Autorità Palestinese.

Benjamin Netanyahu, ascolta i vertici militari sul resoconto dell’ennesima escalation di bombardamenti, nei territori occupati. Più di centocinquanta obbiettivi sensibili colpiti, sette capi jihaddisti uccisi e sessantuno bambini morti sotto le bombe israeliane. Oltre duemila feriti e ancora danni per milioni di dollari alle infrastrutture di Gaza.

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La Israeli Force Defence o IFD, non si ferma nemmeno in Giordania, i militari israeliani controllano i Ceck Point e continuano la colonizzazione forzata a scapito dei palestinesi, contendenti in Giordania, così come lo sono a Gaza da settanta lunghi anni.

Il punto della situazione, riguarda quel gioco politico fatto da Israele, nel 2020, quando aveva iniziato a intraprendere rapporti diplomatici con i paesi del Maghreb, Marocco in primis, e con i paesi dell’area del Golfo, per un continuo sviluppo economico e collaborativo anche per l’emergenza Covid. I paesi arabi, quindi hanno deciso di accantonare la Causa Palestinese?

La sospensione da parte di Israele (non rinuncia definitiva, ma solo sospensione), dell’annessione dei territori della West Bank, sembra lo spiraglio per quella Palestina che rivendica i territori sulla sponda occidentale del Fiume Giordano, la guerra non è finita e le intenzioni del governo israeliano, sono sempre le stesse.

La distensione internazionale, i dialoghi con il mondo Arabo e quella politica di Benjamin Netanyahu che vince le elezioni nel suo paese, non convincono Hamas. Eppure, lo scorso Dicembre i massimi esponenti dei governi Palestinese e Israeliano hanno presenziato alla Cerimonia della Natività a Betlemme, sembra un primo passo verso il disgelo, ma Israele non vuole cedere i territori occupati.

Gaza resta un incognita per Abu Mazen, un importante testa di ponte per Israele, può guardare meglio l’Egitto, controllarne il traffico e nel frattempo guardare oltre il Sinai, il Mar Rosso, la porta d’ingresso verso il Mediterraneo.

I razzi di Hamas tornano a graffiare il cielo, per deflagrare nei territori israeliani. Al Fatah, grida all’Intifada, Hamas non può governare da sola. Il Colle di Al Aqsa, da luogo di incontro tra Islamici ed Ebrei, diventa teatro di scontri e blocchi forzati. Israele, getta l’ennesima via diplomatica, abbandona la pace e attacca la Striscia di Gaza, una prassi, un atto giusto e dovuto per riaffermare la supremazia del Golem in Palestina.

Il cielo di Gaza diventa rosso, i bambini non giocano più, i mercanti non vanno più nel Gran Bazar, di colpo è uno scambio di razzi e missili tra Hamas e Netanyahu, l’uomo del giorno dopo. Il leader Israeliano, mantiene le difese israeliane, colpisce il cuore di Hamas, basi, uomini eccellenti, tunnel che da Gaza penetrano nei territori israeliani.

Troppo vivo il ricordo di Yonathan Yonita Netanyahu, Colonnello e fratello di Benjamin, morto nel famoso raid israeliano di Entebe in Uganda, troppo profonda è la ferita per il popolo di Israele, così come è troppo grande per i palestinesi, il ricordo dei Martiri di Al Aqsa. Che ne è stato delle Brigate Al Aqsa? Il Mossad, potrebbe dare spiegazioni utili, ma meglio tacere, il Potere Assoluto e il Dispotismo israeliano, impongono il silenzio. I nemici di Israele, devono perire e poco importa se si tratta di donne e bambini, la difesa non è un crimine di guerra, ma un diritto.

Una guerra lunga oltre settant’anni, un “Tassello” troppo colorato, troppo moderno e aperto per configurare l’antico mosaico arabo. Una polvere umana inquinante, per coloro che fin dalle prime lune nel deserto, hanno ascoltato, appreso e predicato la parola dei profeti. L’Islam derubato, il popolo della Palestina estromesso da colui che si professa il caposaldo dell’Occidente in Medio Oriente. Hamas, Al Fatah, il grido della Libertà, in uno stato sovrano e di diritto, viene soffocato da una lunghissima escalation di attentati terroristici ad opera dei Jihaddisti e dalle continue e durature rappresaglie di Israele, nei territori occupati.

Dalla Guerra dei Sei Giorni, passando per lo Yom Kippur, fino ad arrivare all’arbitrato internazionale che culmina con gli accordi di Rodi, di Oslo, di Camp David e con un occidente che al tavolo dell’ONU studia e applica continue risoluzioni, con la speranza che tra l’OLP di Yasser Harafat, la nascitura e duratura fazione di Hamas, voluta dal Martire Shaykh Ahmed Yassin(ucciso in un raid dall’esercito israeliano) e tutte le fazioni armate composte dai Fedayn e i Mujahideen impegnati nella lotta armata antisionista, ci sia una soluzione a due stati.

Al tavolo internazionale, non si capiscono tante cose, a cominciare dell’identità culturale di un popolo-quello Palestinese-schiacciata dalla Causa Sionista. La terra promessa è diventata, non un affare di stato per entrambi le fazioni in lotta, ma una spina nel fianco per il mondo Arabo e per i paesi limitrofi allo stato ebraico. Libano, Siria – depredata del Golan – Iran, più volte osteggiato e colpito(?), Soleymani è stato dimenticato in fretta, troppo scomodo in occidente e pericoloso per Netanyahu.

La storia, i fatti e l’uomo stesso oltre ad essere testimoni oculari del dramma Palestinese, saranno mai i garanti della libertà dei popoli? Seppur esiste il democratico diritto di difesa da parte dello Stato di Diritto, non si potrà mai accettare che nella culla della civiltà umana, l’uomo irrompa negando l’inalienabile  diritto della libertà, ai suoi simili nella propria terra.

TAG: Hamas, Israele, Palestina
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