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Vincent Van Gogh, il pittore tormentato

| 9 Marzo 2021 | CULTURA
"Quanto a me, la mia mente è piuttosto spesso turbata, perchè penso che la mia vita non sia stata abbastanza quieta; tutte quelle amare delusioni, avversità e cambiamenti mi impediscono di sviluppare la mia carriera artistica in modo pieno e naturale."

Vincent Willem Van Gogh nasce il 30 marzo 1853 a Groot Zundert (Olanda) ed ebbe una vita estremamente tormentata a causa della sua sensibilità di artista. Van Gogh era figlio di Theodorus Van Gogh, un pastore protestante e di Anna Cornelia Carbentus. Purtroppo sono quasi inesistenti informazioni sui suoi primi dieci anni di vita . Terminata le scuole secondaria, nel 1869 iniziò va a lavorare per la casa d’arte Goupil, per la quale realizzava riproduzioni di opere d’arte,  nel 1873 fu trasferito prima a Bruxelles e poi a Londra. Nel 1873 giunse a Parigi  e a causa di una profonda crisi esistenziale Vicent Van Gogh lascio il lavoro e si trasferì in Boriange per svolgere l’attività di evangelizzatore.

Rimase profondamente turbato vedendo da vicino la miseria e gli stenti dei minatori. fu a loro fianco anche negli scioperi più duri e per questo venne licenziato dalle autorità religiose, che lo ritennero un soggetto pericoloso. Da questo periodo iniziò a interessarsi alla pittura, pur senza avere una vera e propria preparazione artistica. Decise di diventare pittore incoraggiato e aiutato dal fratello Theo, col quale ebbe un rapporto molto stretto.

Nel gennaio del 1882, incontrò Clasina Maria Hoornik detta Sien. In Vincent scattò quel senso di protezione che gli suscitavano le persone sofferenti, i poveri, gli ultimi o o gli uomini e le donne colpiti da grandi dolori. Sien era una prostituta vagava per le strade dell’Aia, tenendo per mano la figlia di cinque anni, Maria Wilhelmina. Era poverissima e in stato di gravidanza, malata, d’una magrezza sofferente, con il volto butterato dal vaiolo. Van Gogh si prese cura di lei per circa un anno, tra il 1882 e il 1883.

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Il modello di Van Gogh era Millet, e i suoi interessi artistici andavano nella direzione del realismo sociale. Le sue passioni letterarie erano Emilie Zola e Victor Hugo. I mangiatori di Patate (1885), il suo primo capolavoro, nacque in questo contesto culturale, un quadro di denuncia che rappresentava le condizioni di vita di una famiglia di umili origini: la tela molto diversa dalle opere famose create negli anni successivi, è quasi monocroma e dominata da tinte cupe. Il viaggio a Parigi  e la scoperta dell’impressionismo cambiarono radicalmente le prospettive artistiche di Van Gogh. In questa fase, durante la quale fu influenzato dall’opera di Pisarro, Seurat, Tolouse-Lautrec e Gauguin, dipinse opere significative quali la Rue Lepic a Parigi e altre belle vedute parigine, la Natura morta con limoni, L’Autoritratto con cappello di feltro e il Ritratto del père Tangui, in cui è evidente la sua passione per l’arte giapponese.

Nel febbraio del 1888 si trasferì ad Arles, dove rimase per più di un anno, ed ebbe inizio la stagione dei grandi capolavori. Da questo momento Van Gogh acquisì il suo stile personale e inconfondibile: colori squillanti, accostamenti cromatici singolari e antinaturalistici, pennellate veloci e incisive, interpretazione intima e interiore della realtà, che viene trasfigurata dalla sua emotività.

Ad Arles dipinse Il ponte di Langlois, il celebre Vaso con i girasoli, La camera di Vincent.e l’Interno di caffè di notte, in cui vengono infrante le regole della prospettiva e il colore assume valore assoluto. Il 20 ottobre 1888, dopo numerosi inviti, Gauguin lo raggiunse ad Arles: i due pittori vissero e lavorarono insieme per circa due mesi, confrontandosi e condividendo interessi artistici. Dopo una forte lite Gauguin se ne andò e Vincent, in un momento di follia, si tagliò un orecchio. In seguito a quest’episodio Van Gogh dipinse il drammatico Autoritratto col capo bendato e la pipa. Dopo essere stato ripetutamente ricoverato all’ospedale di Arles per problemi psichici, accettò di farsi curare nel ricovero per alienati mentali di Saint Remy, Nel maggio del 1890 si trasferì ad Auvres dove, il 29 luglio, due giorni dopo essersi sparato un colpo di pistola, morì

Nelle sue ultime opere le pennellate, si fanno più materiche e tormentate, come si vede nelle tele La chiesa di Auvers, il Ritratto del Dottor Gachet, e nel Campo di grano con corvi, il cui volo degli uccelli neri sembra un presagio funereo. L’opera di Van Gogh è stata di importanza fondamentale per gli impressionisti che compresero il suo stile e il rovello interiore comunicato dai suoi dipinti, anche se quando era in vita fu praticamente ignorato dalla critica e vendette pochissimi quadri.

Dopo la sua morte divenne un mito e anche il cinema non rimase insensibile al fascino del personaggio. Nel 1956 gli venne dedicata la pellicola Brama di vivere, con Kirk Douglas nei panni di Van Gogh e Antony Quinn, che vinse l’Oscar come migliore attore non protagonista, in quelli di Gauguin; nel 1991 venne girato Van Gogh, del Francese Maurice Pialat, probabilmente più raffinato ma meno coinvolgente del precedente hollywoodiano.

Van Gogh era appassionato di astronomia, leggeva assiduamente riviste di divulgazione astronomica e conosceva l’Astronomia popolare, il famoso testo divulgativo di Camille Flammarion, che ebbe enorme successo in Francia e all’estero. In più di un’occasione dipinse meravigliosi cieli stellati, come Notte stellata sul Rodano, nel quale è facilmente riconoscibile la costellazione dell’Orsa Maggiore.

Nella notte del 19 Giugno 1889, quando si trovava nella clinica di Saint Remy, Van Gogh dipinse La Notte Stellata, uno dei suoi più alti capolavori. Albert Boime, lo storico dell’arte americano, con l’ausilio di un planetario, ha ricostruito il cielo esattamente come lo vide il pittore in quella notte e ha scoperto che l’opera propone una fedele rappresentazione degli oggetti celesti osservati da Van Gogh. Boime si spinge a ipotizzare che i vortici luminosi al centro della tela possano essere ispirati alle prime fotografie di galassie che venivano pubblicate proprio in quegli anni: per quanto suggestiva la teoria sembra poco credibile perché quei segni spiraliformi sono tipici e ricorrenti nelle opere tarde dell’artista.

Indipendentemente dagli interessi astronomici di Van Gogh e dalla fedeltà scientifica delle sue rappresentazioni del cielo, bisogna comunque ricordare che La notte stellata, come tutte le sue opere, è una rilettura della realtà attraverso la sua sensibilità interiore.

TAG: Impressionismo, Post-Impressionismo, Vincent Van Gogh
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