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Calabresi catturati nel vicentino per traffico internazionale di cocaina

Sequestrati mezza tonnellata di droga del valore di 40 milioni di euro
| 5 Febbraio 2021 | CRONACA

Le indagini sono partite nel 2017 dopo l’intercettazione di un container sbarcati nel porto di Rijeka. La Maxi-operazione, condotta dalla squadra mobile di Vicenza e Venezia, ha portato all’arresto di ben 12 persone nel vicentino in particolare a Montecchio Maggiore.

L’enorme quantitativo, mezza tonnellata di cocaina pura all’87% proveniente dal Perù, era pronta per essere smistata su tutto il tessuto nazionale e europeo. L’operazione ha coinvolto la Guardia di Finanza, la polizia olandese, croata e slovena e gli agenti peruviani.

Sono state perquisite abitazioni tra Montecchio Maggiore, Abano Terme e Trento. Al momento gli inquirenti non contestano lo stampo mafioso ma non escludono che sull’operazione ci sia la mano della ‘ndrangheta.

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Tutta l’operazione parte nel gennaio 2017 quando Giuseppe Carollo, titolare dell’azienda peruviana Teknoladrillo, fa partire un container che conteneva una laminatrice imbottita di mezza tonnellata di cocaina destinata in Serbia, ma Carollo decise di far arrivare il carico direttamente a Schio.

Al porto di Rijeka quel container non passò inosservato alla polizia doganale croata. Infatti gli inquirenti organizzarono una consegna controllata, svuotando la laminatrice lasciando solo due chili di droga per vedere dove sarebbe andata a finire. La destinazione fu proprio nelle mani dello scledense Carollo che sta già scontando la pena detentiva.

Da qui è partita l’indagine che ha portato gli investigatori a ragionare sull’organizzazione. Le particolarità più ponderanti sono state le intercettazioni. I ‘narcos’ nostrani comunicavano con criptofonini sulla tecnologia BlackBerry, tecnologia molto diffusa negli ambienti criminali perché, appunto, difficile da decifrare. Ma gli agenti sono riuscì lo stesso ad accedere al sistema operativo nonostante sicuri del sistema criptato, gli arrestati comunicavano liberamente.

In cella sono finiti anche Maurizio De Pretto, 55 anni, residente a Santorso, Francesco e Leo Criaco, 66 e 48 anni, originari di Africo (RC) ma residenti a Montecchio Maggiore, Giovanni e Bruno Marte, 74 e 46 anni, Francesco Riitano, 41 anni, Adriano Ventola, 36 anni, entrambi di Catanzaro e residenti a Torre di Quartesolo.

Nell’indagine è finita anche l’avvocato Lara Criaco, 39 anni, residente a un Montecchio Maggiore. La notizia ha suscitato molto scalpore in quanto l’avvocato Criaco, figlia di Leo Criaco arrestato per traffico internazionale di stupefacenti, si candidò a sindaco alle amministrative del 2019 nella lista “Lara Criaco sindaco”. Lara Criaco, attualmente, risulta indagata per favoreggiamento.

TAG: droga, Max-operazione, veneto
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