venerdì, Settembre 25, 2020
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L’esercizio del Potere. Gli Stati Uniti tra poche ascese e molte cadute

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Per la Casa editrice Penguin Random House, viene pubblicato, quest’anno, un volume che ripercorre le esperienze politiche, militari e di intelligence scritto da Robert M. Gates.
Formatosi nell’esercito, nella United States Air Force, reduce del Vietnam, ha operato, successivamente, per oltre un quarto di secolo in ruoli di rilievo nella Cia, divenendone, Direttore.

Successivamente ha prestato servizio quale Segretario di Stato alla Difesa, sotto le Amministrazioni dei Presidenti Bush e Obama.

Un dato significativo, se si pensa che, nel sistema politico statunitense, all’insediamento del Presidente, di solito, si procede all’azzeramento dei vertici amministrativi, diplomatici e militari, in quello che viene definito “spoiling system”.

Una persona, quindi, stimata e con competenze tecniche ed umane.
Un caso che fa riflettere, quello del Direttore Egdar J. Hoover, Direttore dell’Fbi per quasi 40 anni, servendo cinque diversi Presidenti.

Altri tempi, altre situazioni geopolitiche, e molti scheletri nell’armadio che, allora, venivano gestiti in maniera differente.

Questo libro ripercorre le esperienze personali dell’autore, soffermandosi nei primi due capitoli, sul concetto di Potere, che qui si vuole analizzare.

La seconda e, più corposa parte del saggio, ripercorre i rapporti tra gli Stati Uniti e le potenze mondiali, nelle fasi di alleanza o conflitto con esse.

Il Potere come Sinfonia ed il Potere come esercizio fattivo da parte dell’Autorità, nelle more dell’Autore.

Visto da un militare ed operatore dei servizi, il potere si suddivide, si ottiene e si mantiene valorizzando il concetto di supremazia militare ed economica.

Un paese è forte, quanto più forte è il suo apparato militare, economico e finanziario.
Più che una “sinfonia”, dove le note della musica politica si compenetrano, la ritengo una “sinergia”, dove le note pragmatiche di una musica assai più pratica e, talvolta lugubre, trovano fondamento.

L’inevitabile commistione tra apparato militare ed economico, un doppio binario di interessi e risultati, resi ancora più visibili se l’Amministrazione è Repubblicana.

Un dato comune a molti osservatori politici, soprattutto statunitensi, è quello di operare un’analisi storica a “blocchi”.

Che se, storicamente ineccepibile, forse di maniera o accademica, rappresenta la naturale evoluzione della storia politica di uno stato.

All’interno di queste macro aree storiche (Guerra di Indipensenza americana, Seconda guerra mondiale, fine della guerra fredda, lotta al terrorismo islamico), si comprende come le istanze mutino al mutare del periodo storico in termini di sforzi militari e tecnologici.

In questi termini, gli indirizzi, oggi, vengono rappresentati dall’interesse che l’Autore pone in capo al concetto di “cyber capabilities”, ovvero la possibilità per un paese di essere in grado di acquisire informazioni di intelligence nei confronti di uno Stato su strutture economiche, militari governative e di informazione nel lavoro di controspionaggio.

Analogamente il concetto di scienza e tecnologia, come sviluppo di nuove idee e di brillanti menti, riveste un ruolo fondamentale nell’esercizio del potere da parte di uno Stato.
I “big Tech” o “Big four”- Microsoft, Amazon, Apple, Google – rappresentano il polo mondiale dell’industria della tecnologia informatica.

Non solo prodotti di qualità e servizi accessibili da miliardi di persone, ma anche la possibilità di sapere quello che le persone vogliono, gli interessi, gli orientamenti politici, le preferenze sessuali.

Le Università come “percettori di giovani cervelli”, dalle rette competitive, che assicurano, alla fine del ciclo di studi , un lavoro sicuro e ben retribuito. Per quanto, negli Stati Uniti, sempre a tempo determinato.

E, come nel caso del connubio tra economia ed apparato militare, la “sinergia” tra stato, industria, telecomunicazione, mondo universitario e rete internet è un primato che non vuole perdere nessuno stato competitore.

La visione del potere in questo saggio, di cui breve accenno si è fatto, differisce di poco da quanto alcuni filosofi e pensatori della politica intendevano.

Il “competitor” di oggi è il “Rex” di eri, il fine ultimo del benessere e della sicurezza, attraverso l’esercizio del potere, non fa sconti alcuni a valori assoluti. È il naturale sviluppo, in un’ottica positivista, di una realtà consolidata.

Essa trova facili detrattori, convinti che solo l’uomo, nell’esercizio delle sue qualità e facoltà più nobili, abbia il potere di cambiare ciò che i suoi simili hanno creato da duemila anni.
La competizione nel regno animale, l’Uomo ne è il rappresentante più evoluto, continua.

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