mercoledì, Settembre 23, 2020
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Russia Asiatica: In piena emergenza sanitaria da occidente fino ad oriente Mosca raccoglie sempre più consensi

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La Russia di Putin, tra realtà e percezione e sempre e comunque quella nazione figlia del post comunismo sovietico e protagonista nello scenario geopolitico dei territori dell’area russo asiatica.

Il fantasma di Lenin ormai non preoccupa più nessuno, solo un gruppo sparuto di simpatizzanti comunisti sovietici rende omaggio a Mosca al leader della Rivoluzione Rossa nel Mausoleo situato nella Piazza Rossa, il simbolo del potere sovietico usato dai leader per osservare le parate militari dell’Armata Rossa, l’orgoglio del Partito Comunista Sovietico.

Gli antichi direbbero che di acqua sotto i ponti ne è passata, da Lenin a Gorbaciov il passo non è breve, ma lungo , abbastanza lungo per analizzare quei processi politici e sociali che hanno portato alla caduta dell’Impero Sovietico e alla nascente democrazia russa dove Boris Eltsin  per primo aveva gettato le basi per lanciare la Russia verso il percorso democratico che la vede al giorno d’oggi quella nazione che tra tutte in politica estera e interna vuole mostrarsi agli occhi del mondo, una potenza planetaria.

In piena emergenza Corona Virus la Russia contemporanea  registra 114.000 casi di infezione nella capitale Mosca e nell’Oblast circostante. Questo non ha impedito a Vladimir Putin di far decollare i suoi nove Antonov con gli aiuti per l’Italia, stretta nella morsa del contagio. Il ruolo della Russia diventa centrale nel momento in cui l’opinione pubblica italiana conia lo slogan “Dalla Russia con Amore”. 

A Pratica di Mare il Ministro degli Esteri Gigi di Maio  osserva i cargo russi atterrare pesantemente nella pista per spegnere i motori e iniziare da subito le operazioni di scarico del materiale inviato da Putin.

Tutto avviene sotto gli occhi del mondo intero, ma sopratutto sotto gli occhi di Washington-inutile dire che anche gli USA sono in emergenza sanitaria-che non può più negare l’influenza russa in Europa, ma sopratutto non può più minimizzare,enfatizzare e debellare (questo è il fatto più importante) i legami diplomatici russi con alcune nazioni occidentali della vecchia Europa.

Negli ultimi anni e ancor prima dell’emergenza sanitaria lo Zar Putin volge lo sguardo gelido verso occidente, ma non trascura gli eventi che animano lo scenario politico in Medio Oriente e nella Russia asiatica, dove il sentimento filo russo si alterna alla pacifica invasione cinese e al fermento dei gruppi jihaddisti, separatisti in particolare, questi ultimi che mal sopportano le vie della seta e l’influenza russa dettata sempre e comunque dai risvolti economici che non lasciano indifferente Putin, sopratutto quando si tratta delle ingenti risorse energetiche che le terre del Zoroastro in particolare offrono.

Nel contesto geopolitico dell’Europa dell’est, in quella Russia Asiatica il Kazakhistan diventa la punta di diamante di un opinione pubblica sempre più favorevole ai rapporti filo russi con un bel 49% di quella fetta di popolazione favorevole ai rapporti con Mosca.

Il crollo dell’Unione Sovietica ha smantellato quella pianificazione centrale tanto cara ai leader sovietici, ma sopratutto ha ridato la parola al principale motore sociale dell’esistenza umana: L’opinione pubblica che nel sud est asiatico ha dato vita alle forme di assenso, dissenso verso la Madre Russia fautrice di quel  processo democratico  che nel corso degli anni ha evidenziato Vladimir Putin come il leader posto al centro dei riflettori che illuminano la scena politica mondiale.

In piena emergenza sanitaria, uno sguardo verso gli scenari geopolitici nell’area  della Russia Asiatica ci permette di comprendere, quali saranno gli scenari futuri della Russia Europea e quali saranno i rapporti tra questa e le piccole repubbliche asiatiche sempre più vicini e orientati a sostenere la presenza di  Mosca.

Secondo il media indipendente Open Democracy il 73% dell’opinione pubblica Kazaka sarebbe favorevole e al contempo soddisfatta delle relazioni con Mosca, mentre il 17% mostra ancora quel sentimento nazionalista che vorrebbe  Mosca lontana dai territori Kazaki.

E’ evidente che il sentimento nazionalista perde fondamento di fronte alla politica estera del Kazakhistan che guidato dal presidente uscente Nursultan Nuzarbayev, ha intrattenuto rapporti diplomatici non solo con la vicina Russia, ma anche con gli Stati Uniti d’America e con la Cina, raggiungendo un importante risultato nell’ambito dei rapporti diplomatici su scala planetaria.

L’adesione all’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai e al Partnerariato Euro-Atlantico ha permesso al governo di Astana quella distensione internazionale su tutti i fronti senza tralasciare l’attenzione rivolta all’opinione pubblica kazaka che nello scenario della Globalizzazione vede i rapporti con gli USA, deleteri se non nocivi per lo status economico, politico e sociale dell’area russo asiatica.

I dati mostrano il 64% della popolazione ostile ad una presenza diplomatica americana, questo conferma l’esistenza del vecchio schema sovietico che accusava gli americani di una politica estera aggressiva e fautori di quell’Imperialismo Culturale nocivo per i Musulmani e per la stessa Russia.

Non cambia il discorso nei confronti del Dragone Cinese ed in riferimento ai rapporti sull’asse Astana- Pechino. I dati mostrano il 55% della popolazione kazaka sfavorevole all’invasione demografica cinese che si è insinuata nel tessuto produttivo kazako, minando-secondo l’opinione pubblica -la sovranità del Kazakhistan su quelle terre agricole concesse in affitto dal governo kazako ai cittadini stranieri.

La penetrazione dell’economia cinese e del suo modello applicato su scala internazionale, preoccupa sempre di più l’area più rappresentativa della Russia Asiatica. Da un lato il sentimento filo russo, mai tramontato e quel sentimento anti Usa da sempre esistente. Dall’altro lato, le preoccupazione e le critiche negative nei confronti della schiacciante presenza cinese, in un mercato sempre più dipendente dal modello economico intrapreso dal governo cinese. 

Il 23 Marzo del 2019 la capitale del Kazakhistan Astana, viene nominata Nur-Sultan su decreto presidenziale in onore del Presidente uscente Nursultan Nzarbayev, il vero fautore del tasso di crescita della capitale Kazaka, fino a portare a l’intera nazione ad u n processo di democratizzazione filo- russo e ad una maggior propensione verso il dissenso nei confronti delle economie straniere all’infuori di quella russa.

Il nuovo presidente kassim Tokayev raccoglie un eredità filo russa in chiave ostile verso lo strapotere economico del competitor globale cinese e un trentennale dissenso anti americano che non è mai scomparso dai tempi dell’impero sovietico.

Il kazakhistan nella Russia Asiatica sarà la porta d’ingresso per la penetrante economia cinese? Mosca riuscirà a riunire del tutto le ex repubbliche sovietiche nei territori asiatici? Allo stato attuale stiamo solo assistendo alla continua ascesa internazionale dell’economia cinese. Ma nelle terre del Zoroastro, il comunismo cinese non è ben visto e non può essere la soluzione verso i tassi di crescita che pian piano coinvolgono l’intero tessuto produttivo kazako e non solo.  

Mosca che piaccia o no ai cinesi, rimane sempre il punto di riferimento per l’area asiatica, almeno fino a quando Vladimir Putin continuerà con la politica estera tanto cara ai presidenti filo russi, sia sul versante dell’est europeo comprendente le ex repubbliche baltiche nel Nord Est e le ex repubbliche come Bielorussia e Ucraina,sia sul versante dell’est asiatico dove in gioco ci sarebbero anche le preziose risorse energetiche di gas metano e petrolio; la fonte vitale per il gigante petrolifero russo Gazprom.

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