lunedì, Settembre 28, 2020
Home CULTURA Balthus, l’arte che incontra lo scandalo

Balthus, l’arte che incontra lo scandalo

-

Opere che si avvicinano alla malizia e si rifugiano in un mistero sensuale.

“Ho voluto avvicinarmi al mistero dell’infanzia, alla sua languida grazia dai contorni indefiniti. Ho cercato di dipingere il segreto dell’anima. Potrei dire che i miei lavori riguardano il passaggio all’età adulta, quel momento incerto nel quale l’innocenza è totale e presto lascerà il posto a un’altra epoca, più risolutamente sociale”.

Con queste parole Balthus commentava i soggetti delle sue tele, quadri bellissimi che incantano lo sguardo e scuotono il pensiero, ambientati in atmosfere sospese con adolescenti nude o vestite, quasi spiate dall’artista mentre leggono, dormono, sognano, si spogliano.

Opere che ammiccano, vero, alla malizia dei più, ma certo non pornografiche come i contemporanei dell’artista, e non solo, le hanno spesso definite, e che invece per il pittore traducono tutta la purezza di un’età non ancora corrotta.

Thérèse era una delle modelle preferite di Balthus, una delle adolescenti che il pittore era solito ritrarre in un contesto allusivamente erotico, pur sostenendo che il suo lavoro non avesse alcun rimando pornografico, limitandosi piuttosto a raccontare l’esistenza della sessualità infantile.

Lo stile dell’artista francese di origine polacca destò scandalo, e non soltanto negli anni Trenta del Novecento. I suoi dipinti teatrali che descrivono il mondo come un palcoscenico in cui i sogni si intrecciano alla vita di tutti i giorni, hanno suscitato polemiche a causa delle allusioni esplicitamente sessuali, “quasi sconfinanti nella pedofilia”, dovute alla giovanissima età delle modelle ritratte.

È del novembre del 2017 l’ultima polemica scoppiata in seguito alla petizione online lanciata da una donna newyorkese – alla quale hanno aderito 11mila persone – che chiedeva al Met di New York di rimuovere dal percorso espositivo del museo l’opera di Balthus Thérèse Dreaming, considerando scioccante la vista di una bambina ritratta in una posa così sessualmente provocante.

Ma la risposta dell’istituzione museale arrivò immediata: il Met non avrebbe rimosso il dipinto considerandolo parte “della storia della pittura europea” che il museo avrebbe dovuto contribuire a “studiare, preservare e mostrare”. Ma ora conosciamo la vera identità di Thérèse: figlia di un vicino di casa del pittore, addetto alla ristorazione, in una stanza arredata soltanto con una sedia e un tavolo, mentre, inconsapevole di ciò che la circonda, l’adolescente appare persa nei suoi pensieri, con aria sognante.

Thérèse aveva circa undici anni quando l’artista, nel 1938, dipinse questa tela. Tra il 1936 e il 1939 la ritroveremo in almeno altre dodici composizioni, da sola o con suo fratello Hubert (Fratello e sorella, 1939 o I fratelli Blanchard, 1937), mentre il pittore ne cattura gli umori, irrequieti o imbronciati, della fanciullezza.

Thérèse è abbandonata su di un grande cuscino verde, indossa una camicetta bianca, le scarpette rosse, la gonna anch’essa rossa, una gamba a terra, l’altra piegata sulla sedia, a lasciare intravedere la biancheria intima. Lo scivolamento in avanti del corpo legnoso e la leggera apertura delle gambe determinano lo spostamento della gonna fin sopra il grembo.

Alla stregua degli artisti d’avanguardia dei primi del Novecento, da Gauguin a Picasso, che rappresentavano la sessualità adolescenziale senza inibizione, anche Balthus considerava l’infanzia un momento incorrotto, non ancora plasmato dalle aspettative della società. E così traduce in pittura questo passaggio catturando il momento effimero, con le sue protagoniste che oscillano tra innocenza ed erotismo.

Non ci sono dettagli che ci consentano di risalire al luogo esatto nel quale il dipinto è stato realizzato. La ragazzina è appoggiata con la schiena a una parete con una carta da parati a strisce verticali rosse. Sembra indifferente, quasi annoiata o disturbata dalla luce, nella sua posa non proprio comoda, con le braccia intrecciate sulla testa, indifferente allo sguardo di chi osserva.

Alcune parti del corpo, come le braccia, le gambe, il viso, brillano alla luce che si propaga dall’angolo in alto a sinistra. Sebbene Thérèse non ci guardi, il suo viso è rivolto verso lo spettatore, indotto a distogliere l’attenzione dall’intimità racchiusa nello spazio tra le gambe. Gli occhi di chi osserva sono quindi ricondotti alle gambe di Thérèse tramite il suo braccio destro, per rimbalzare, attraverso l’arto sinistro, sul profilo del suo viso rivolto verso di noi.

4,103FansLike
1,170FollowersFollow
- Advertisment -

I Più Letti

Visco: “Con Recovery recuperare ritardi istruzione e ricerca”

0
"Ne va della credibilità di questo governo e di tutto il sistema Paese. Non possiamo fallire su questo progetto" di Recovery plan.Lo dice il...

editoriale

Il nuovo dramma delle donne migranti negli USA: la sterilizzazione

0
Secondo un rapporto riferito, dozzine di donne migranti detenute in un centro di detenzione negli Stati Uniti hanno subito un intervento chirurgico per rimuovere...