Carlo VI: il Re di Francia che pensava di esser fatto di Vetro

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Carlo VI di Valois, per oltre quarantanni re di Francia tra il XIV e XV secolo, è ricordato nella storia d’Europa non solo per la disfatta militare di Azinacourt, ma sopratutto per il fatto di essere stato soprannominato il “Pazzo”.


Nell’estate del 1392, mentre era in corso la guerra dei 100 anni. Partì a cavallo con la sua scorta per raggiungere le milizie e guidare di persona le operazioni militari contro gli Inglesi. Lo assillavano gravi preoccupazioni che non derivavano solo dal fatto che l’andamento della guerra fosse sfavorevole alla Francia. Infatti le possenti cariche della cavalleria feudale Francese venivano regolarmente stroncate dalla pioggia di frecce dei feroci arcieri Inglesi.

Ma egli inoltre sospettava che il tradimento si nascondesse nella sua stessa corte e minasse dall’interno la prosperità e la sicurezza del regno. Il suo Consigliere Oliver di Cisson, sfuggì di misura a un attentato mortale poco prima di partire per la guerra. Quest’episodio colpì fortemente la sensibilità del monarca che da quel momento iniziò a manifestare quello che in ambito psicologico oggi definiamo “mania di persecuzione”.

Animato da un fortissimo senso del dovere, partì ugualmente il 1° Luglio 1392, per raggiungere le truppe, ma mentre il drappello attraversava la foresta di Le Mans, uno sconosciuto scalzo e mal vestito afferrò le briglie del cavallo del re e iniziò a gridargli un terribile ammonimento: “Non cavalcare oltre. Torna indietro! Sei stato tradito”. Benché la scorta reale cercasse di allontanarlo, quest’uomo continuò a correre a fianco del re gridandoli instancabilmente, il suo monito.

Dopo aver attraversato quella fitta boscaglia, il gruppo rivide il caldo sole estivo, ma d’improvviso, ad un nobile cavaliere del seguito sfuggì di mano una lancia che, chissà come, andò a sbattere su di un elmo che si trovava sul terreno. Quel cozzo spezzò il silenzio di quel momento. Un rumore sordo che sorprese tutti ma, il più sorpreso di tutti fu proprio il sovrano che, all’improvviso  sguainò la spada e, gridando come un ossesso iniziò a menare colpi a destra e manca, uccidendo e ferendo alcuni dei suoi uomini. Con grande fatica riuscirono a disarmarlo e immobilizzarlo; dopo di che, egli cadde in un profondo stato di stordimento e apatia.

Da quel momento, e per tutta la sua vita Carlo VI divenne “il pazzo”, intervallando incomprensibili accessi di furore a periodo di relativa tranquillità. Durante le sue crisi arrivava a scordare ogni cosa, manifestava gravi amnesie dissociative, fuggendo dai propri famigliari e in particolare dalla moglie Isabella di Baviera vennero interpellati i più famosi medici e guaritori dell’epoca, ma nessuno fu in grado di stabilire una diagnosi per poterlo guarire.

Qualche tempo dopo il primo attacco del suo male, Carlo VI partecipò ad un ballo in maschera voluto da Isabella di Baviera, nonostante i medici le avessero raccomandato di far vivere il consorte in tranquillità e riposo. Carlo e altri cinque nobili, vestiti in costume da selvaggi e incatenati l’uno all’altro, stavano danzando per festeggiare il matrimonio di una damigella di corte, allorché una torcia recata da suo fratello Luigi diede fuoco all’abito di uno di essi. In pochi istanti le fiamme divamparono e bruciarono vivi gli sventurati. Solo Carlo fu salvato dal pronto intervento di sua zia, la duchessa di Berry, la quale mentre tutti perdevano la testa, conservò abbastanza sangue freddo da gettargli addosso un abito, e soffocare le fiamme. Il tragico incidente delle torce umane ebbe luogo nel gennaio del 1393.

In giugno Carlo, durante le faticose trattative diplomatiche con gli ambasciatori inglesi, ebbe una grave ricaduta e, perduta la memoria, disse di chiamarsi Giorgio, di non avere moglie e di avere come simbolo araldico un leone trafitto da una freccia. Non voleva neppur vedere Isabella invece cercava la compagnia della cognata Valentina e s’intratteneva con lei nel gioco delle carte, cosa che sembrava avere su di lui un effetto rilassante.

A causa di questi episodi psicotici, suo zio Filippo II l’Ardito, ottene il congedo permanente dei consiglieri di Carlo VI e riassunse la reggenza del regno in sua vece. Ma, come spesso accadeva all’epoca, l’acquisizione del potere da parte di uno non significava affatto la cessione automatica da parte di un altro.

Infatti Carlo continuò di fatto a fare il re come se nessuno gli avesse realmente tolto la corona. Fare diagnosi a distanza di secoli su documentazioni spesso approssimative è difficoltoso, ma è verosimile che quella di Carlo VI fosse una schizofrenia paranoide. Egli si avvolgeva in pesanti coperte e restava immobile per ore su un letto di paglia perché fermamente convinto di essere di vetro e di potersi frantumare. Quando si muoveva lo faceva ingessato in un corsetto con costole metalliche per proteggere i suoi organi di vetro.

La percezione di essere di vetro e quindi fragili è stata spesso descritta in relazioni mediche tra XI e il XVII secolo di individui di classe elevata con tratti psicotici di malinconia e depressione. Si sussurrava che Carlo VI fosse caduto vittima di un maleficio per opera di sua cognata, Valentina Visconti, moglie di suo fratello Luigi. I Visconti erano noti  in tutta Europa per le pratiche di magia nera. Gian Galeazzo, signore di Milano e padre di Valentina, era un esperto mago e negromante, come lo erano stati i suoi avi. Si vociferava che Matteo Visconti avesse cercato di coinvolgere Dante Aligheri in un’operazione di stregoneria per assassinare il papa di Avignone, Giovanni XXII.

L’ultima pazzia di Carlo la compì poco prima di morire. Volle infatti fare testamento diseredando il figli e istituendo erede proprio il nemico dei francesi, quell’Enrico V che sedeva sul trono d’Inghilterra. Se i suoi sudditi devoti sopportarono in silenzio le sue pazzie, proprio quella disposizione non la fecero passare. Sul trono di Francia si accomodò infatti il di lui figlio Carlo VII che, con l’aiuto di Giovanna d’Arco fu incoronato a Reims. A Carlo VII va il merito, dopo averli sconfitti, di avere scacciato gli inglesi dal territorio francese.