Declino e fine dei Templari

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Fondato dall’aristocratico Hugo di Payns nel 1118 al termine della prima Crociata, l’Ordine dei Templari era originariamente un ordine monastico. Costituito da 11 frati francesi armati di spada aveva il compito di difendere i pellegrini che viaggiavano lungo le strade fra Jaffa e Gerusalemme. L’Ordine aveva sede sul luogo in cui si riteneva sorgesse nell’antichità il tempio di Salomone e fu riconosciuto dalla Chiesa nel 1129. Potè così godere di ampi privilegi. Nel 1147 si contavano circa 300 cavalieri, ma presto divennero migliaia. L’influenza dei Templari si allargò rapidamente in tutta Europa e la loro ricchezza, frutto di donazioni e di una oculata amministrazione, crebbe a ritmi vertiginosi. Tanta ricchezza però non poteva non fare gola.

Su pressione del Re di Francia, Filippo il Bello, venerdì 13 ottobre 1307 alle prime luci dell’alba venne dato il via a quanto già pianificato un mese prima. Furono arrestati tutti i Cavalieri Templari presenti sul territorio francese e poi in Europa con la confisca dei loro beni. In pochi riuscirono a fuggire e ben 546 Cavalieri vennero imprigionati. Fra di loro il Gran Maestro Jacques de Molay che, sebbene avvisato, non riuscì o non volle mettersi in salvo. All’Ordine vennero mosse accuse di blasfemia, eresia, sodomia. Appena il giorno prima, il 12 Ottobre, lo stesso Gran Maestro si era trovato al fianco del re, alle esequie di Catherine de Courtenay, moglie di Carlo di Valois, fratello di Filippo il Bello. Con i beni confiscati ai Templari, il re di Francia (tra l’altro debitore di circa 400mila fiorini verso l’Ordine) risanò le finanze del regno e distribuì la gestione e la conduzione di molte attività che prima appartenevano all’Ordine del Tempio.

Contro i Templari venne in seguito istruito un processo per eresia che durerà ben sette anni dal 1307 al 1314. Le accuse potevano contare sulla testimonianza di due Cavalieri espulsi dall’Ordine. Sottoposti a tortura molti Templari confessarono. Jacques de Molay, ebbe la possibilità di salvarsi, ma ritrattò la confessione estorta con la violenza e venne condannato al rogo. Il 18 marzo 1314, all’ora del Vespro, Jacques de Molay e Goffredo di Charney, precettore di Normandia, salirono sul rogo che gli uomini di Filippo IV il Bello avevano preparato su una piccola isola della Senna. Nel 1312 l’Ordine era intanto stato soppresso dal Concilio di Vienne.

Ma nella storia dei Cavalieri Templari i colpi di scena non finirono con la soppressione dell’ordine. Nel 2001 negli archivi segreti del Vaticano la paleografa Barbara Frale ha portato alla luce, dandogli il dovuto rilievo, un importante documento già censito nei cataloghi una prima volta nel 1628 e successivamente nel 1912, denominato Pergamena di Chinon, che comprova come Papa Clemente V intendesse perdonare i templari assolvendo il loro maestro e gli altri capi dell’ordine dall’accusa di eresia. L’intento era quello di sospendere l’ordine anziché sopprimerlo, per poi assoggettarlo ad una profonda riforma. Secondo la Pergamena, il 20 agosto 1308 l’accusa da eresia venne derubricata a quella di apostasia.

Ma, visti gli eventi, nemmeno l’autorità del Papa potè fermare la volontà di Filippo il Bello, di sterminare i Templari. La pergamena di Chinon materialmente redatta da Robert de Condet, chierico della diocesi di Soissons, nonché notaio apostolico, è stata dichiarata autentica da un team di storici di fama mondiale.