Dal Mozambico al Madagascar: l’intenso viaggio apostolico di Papa Francesco

La visita di Papa Francesco in Mozambico e in Madagascar - tra il 5 e l'8 settembre - è stata accolta con entusiasmo da diversi settori di entrambe le realtà.

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La visita di Papa Francesco in Mozambico e in Madagascar – tra il 5 e l’8 settembre – è stata accolta con entusiasmo da diversi settori di entrambe le realtà. Il tentativo del Sommo Pontefice è quello di rinnovare la speranza nelle comunità di quei luoghi, le quali, dovendo sopportare le prove e le difficoltà inerenti a contesti molto ostili, rischiano di sentirsi isolate e a volte sconfitte nella missione – così ardua – di costruire la pace.

Mozambico

Questo senso di isolamento però non è stato percepito nelle varie  comunità che il Papa ha incontrato nel Mozambico, le quali hanno risposto con vivacità all’appello di riconciliazione annunciato dal Santo Padre. Sia la i membri della diocesi di Xai Xai – gemellata con quella di Buenos Aires – sia lo Staff medico che i Pazienti dell’ospedale di Maputo hanno gradito la presenza di Francesco.

Sottolineando il coraggio che serve per ottenere la pace il Papa ha ribadito il Diritto allo sviluppo e alla difesa della casa comune, invitando i presenti a “sognare con gli altri e non contro gli altri” in un appello rivolto direttamente ai firmatari  dell’accordo di pace che ha messo fine al conflitto civile nel Paese.

Firmato nel mese di agosto a Serra Gorgonsa – ex rocca forte dei guerriglieri – l’accordo di pace sembra aver suscitato delle speranze in una popolazione assetata di pace. Il Papa ha anche colto l’occasione per ribadire come la pace non si limiti all’assenza di guerra ma comporti decisamente “l’impegno per riconoscere, costruire e garantire concretamente la dignità, spesso dimenticata o ignorata, dei nostri fratelli”.

Prima di partire per il Madagascar, il Papa ha esortato i politici a non smettere di impegnarsi “finché ci saranno bambini e adolescenti senza istruzione, famiglie senza casa , lavoratori senza occupazione, contadini senza terra”.

Madagascar

Dopo un volo di quasi 4 ore, il Papa è arrivato alla capitale Antananarivo per affrontare una realtà complessa nella quale “la gente crede spontaneamente in un creatore buono ma gli esempi negativi della politica e dello spettacolo inducono a pensare che realizzarsi sia solo avere successo e ricchezza”. Così descrive Saro Vella, vescovo eletto di Moramanga, la situazione di un Paese in cui il 35% della popolazione si proclama cattolica.

A Madagascar, il Papa ha denunciato la corruzione che distrugge le opportunità di sviluppo della Nazione così come, allo stesso modo, l’estrattivismo di risorse minerarie in base agli interessi delle multinazionali finisca per alterare in modo irreversibile la biodiversità di certi luoghi. Secondo il Papa, il fatto che certe attività rappresentino, per forza di cose, l’unico mezzo di sussistenza di alcune comunità locali non giustifica il danno perpetrato agli esseri viventi nonché alla natura stessa di quelle località.

Oggi, nell’ultimo giorno della sua visita, dopo la messa al campo diocesano di Soamandrakizay il Papa avrebbe fatto visita anche alla Città dell’amicizia, opera di Pedro Opeka (missionario argentino) nella discarica di Antananarivo. La visita si concluderà con l’incontro con i religiosi e successivamente con i Gesuiti.