Il Patto Sporco del dopo guerra, la morte del Gen. Dalla Chiesa e quei soldi alla DC

Il Patto Sporco che dal 1943 ad oggi è stato taciuto ed ha portato non solo alle stragi di Falcone e Borsellino ma anche all'abbandono del generale e prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa. DC e PCI tra mafia e appalti.

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L’articolo che segue non vuole sminuire o offendere in alcun modo le persone citate, ma è chiaro che l’informazione non può “arrestarsi” davanti a nessuno perché è uno strumento che deve “sempre” rendere uguali tutti in uno Stato di democrazia come l’Italia di cui i padri costituenti ne legittimarono, grazie all’art.21 della Cost.It., i doveri dell’informazione.

La storia dell’Italia è complessa e trae le sue origini (purtroppo) misteriose da quel 1943 e dallo sbarco degli americani.

L’intreccio politico – mafioso e dei servizi segreti nasce proprio durante il periodo della liberazione da parte degli americani e quel compromesso che gli stessi firmarono tra la “mano nera”, ovvero i mafiosi siculo – americani e i mafiosi ancora vegeti in Sicilia ma bloccati dai famosi “Decreti Mori”.

Grazie alla documentazione desecretata negli States è possibile risalire al documento intitolato “The Kefauver Committee”.

The Kefauver Committee

Il rapporto McClellan in cui si trova traccia del documento citato sopra, firma l’intreccio tra i gangster e la mafia siciliana di cui abbiamo già parlato, tant’è che proprio il senatore americano scriverà nel suo rapporto quanto segue:

«Esiste negli Stati Uniti una delinquenza organizzata formata esclusivamente da persone di origine italiana, che si chiama Cosa Nostra, la quale è collegata con la mafia siciliana… Questa associazione ha così vasti poteri e gode di tanta influenza da poter essere considerata come una vera e propria amministrazione privata del crimine organizzato… direttamente collegata e adeguata alla secolare società di terroristi siciliani, la mafia».

Nella COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA, presieduta da FRANCESCO CATTANEI, verranno fuori i documenti importanti che riguardano la “Target Section”, ovvero un rapporto che indica come gli americani tramite i loro agenti iniziarono a prendere informazioni sul territorio siciliano predisponendo addirittura una fitta rete informativa che stabilì preziosi collegamenti con la Sicilia e mandò sull’isola un numero sempre maggiore di collaboratori e di informatori.

Addirittura il generale dei Carabinieri Amedeo Branca scrisse testualmente in un rapporto segreto del 18 febbraio 1946:

II movimento agrario separatista siciliano e la mafia da diverso tempo hanno fatto causa comune; anzi, i capi di tale movimento, tra i quali don Lucio Tasca, si debbono identificare per lo più con i capi della mafia nell’Isola”; in un altro rapporto aggiunse: “La Manna (un capo separatista) ha affermato, la sera del suo arresto, che era stato chiamato dal Tasca Giuseppe per ritirare quattrocento manifestini da portare al cavaliere Vizzini Calogero. Ha affermato inoltre che il duca di Carcaci aveva come collaboratori diretti Tasca Giuseppe, il barone La Motta, Vizzini Calogero”.

Aggiungere altro per designare la documentazione in nostro possesso sembra inutile, per tale motivo passiamo subito al nodo cruciale.

Mafia e Appalti nel nodo “SIRAP” che collega politica e potere

Il nocciolo dell’informativa del ROS, a cui Giovanni Falcone aveva affidato il compito di scoprire il più possibile, successivamente nota come “Informativa Caronte”, e quindi l’anello di collegamento al “terzo livello” di Falcone non poteva che essere la vera minaccia per i due giudici (Falcone e Borsellino), l’unico vero motivo per essere traditi e abbandonati e quindi essere lasciati in mano a pochi uomini e mezzi.

Ma che cos’è la SIRAP?

Premesso che già ne abbiamo parlato qui, qui, qui

Secondo la domanda di autorizzazione a procedere in giudizio contro l’On. Sergio Mattarella (oggi Presidente della Repubblica, con data 19 maggio 1993, la SIRAP secondo il Procedimento n°2789/90 N.C. emesso contro Angelo Siino ed altri per il reato del 416-bis del codice penale nonché per reati contro la pubblica amministrazione (turbativa d’asta ecc.), di cui il giudice per le indagini preliminari di Palermo aveva emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per le persone di cui sopra compreso il geom.Giuseppe Li Pera, capo area per la Sicilia per la “Rizzani de Eccher s.p.a.”.

Nel procedimento collegato n°6280/92 da parte della DDA, venivano sviluppate altre investigazioni sulla «S.I.R.A.P. s.p.a.», società a capitale pubblico, risultava essere uno dei centri di principale interesse degli uomini legati ad Angelo Siino.

La SIRAP secondo gli investigatori, altro non era che un’artificiosa costruzione giuridica volta a meglio controllare gli appalti pubblici in Sicilia.

Si legge dagli atti che grazie alla collaborazione di Li Pera l’attività investigativa poteva descrivere l’illecito pagamento delle tangenti nonché delle regole fissate e delle funzioni da parte di: politici, pubblici funzionari, imprenditori, progettisti, direttori dei lavori ecc..

Il 25 maggio 1993 grazie al collaboratore, veniva emessa un’ordinanza cautelare in carcere nei confronti di esponenti mafiosi e a carico di imprenditori tra cui: Vincenzo Lodigiani, Filippo Salomone e Claudio de Eccher che a loro volta fornivano dichiarazioni importanti sull’attività investigativa.

(di Salomone ne abbaimo parlato in precedenza a proposito della dichiarazione di Pietro Grasso)

Sia Salomone che Eccher hanno dichiarato che separatamente pagavano tangenti per lavorare negli appalti pubblici e lo facevano tramite le segreterie politiche delle due maggiori correnti politiche nazionali di governo, nonché a favore di uomini politici locali.

Le buste e le accuse agli On. Mannino e Mattarella

Proprio il Salomone, imprenditore ben inserito e di un certo livello in ambito nazionale, ha dichiarato di aver avuto rapporti con l’On. Calogero Mannino segretario regionale della D.C. e dell’On. Rosario Nicolosi, sempre della lista D.C. già eletto presidente della Regione Sicilia e anche deputato nazionale.

Si legge nel documento a “procedere in giudizio” che già Nicolosi ha ammesso di aver raccolto tangenti e riversarli a politici nazionali e regionali per far convogliare i finanziamenti e ridurre le procedure amministrativi.

Sergio Mattarella

Salomone dichiara di aver corrisposto un finanziamento, nell’imminente rinnovo delle camere nella primavera del 1992, proprio a Sergio Mattarella pari ad un importo di lire 50 milioni.

Preliminarmente a favorire il corso delle indagini su Mattarella sono state le dichiarazioni dei due più grossi imprenditori siciliani: l’agrigentino Salomone e il catanese Giuseppe Costanzo nonché dagli altri imprenditori siciliani, sempre di rilievo nazionale come Vincenzo Lodigiani, Claudio de Eccher, Vincenzo Maltauro e Franco Canepa.

Salomone aveva i suoi contatti con l’On.Nicolosi ma già dagli anni ’80 contribuiva a finanziare partiti politici che si potevano adoperare per ottenere i finanziamenti.

I partiti politici a cui si riferisce Salomone sono soprattutto D.C. e P.S.I. e nelle dichiarazioni agli inquirenti ha specificato: somme, date, epoche e luoghi delle dazioni.

Salomone enuclea i tre punti di ritorno dai finanziamenti fatti:

  1. Possibilità di avere informazioni circa le linee di programmazione di spesa regionale;
  2. Sollecitudine negli stanziamenti dei finanziamenti per opere ancora da realizzare a cui era interessato;
  3. Agevolazioni nell’ottenere lo stanziamento di finanziamento per completamenti di opere a lui già appaltati…

Salomone contribuiva girando una percentuale dei contributi che gli venivano concessi con percentuali che oscillavano tra l’1,50 e il 2 per cento dell’importo stesso.

Sottolinea il Salomone quanto segue:

Intendo dire, non che contassi su agevolazioni in sede di aggiudicazioni degli appalti, in quanto ciò – come ho precisato – era praticamente impossibile. Intendo dire, invece, che la contribuzione al politico mi garantiva che non avrei incontrato difficoltà nell’iter dei lavori specialmente nella fase di esecuzione degli stessi, dove per esecuzione intendo pagamenti per gli stati di avanzamento,approvazione di eventuali perizie di varianti…”.

In seguito aggiungerà:

“sebbene i politici non l’avessero mai direttamente favorito nell’aggiudicazione della gara, gli interessamenti dei soggetti da lui “caldeggiati” per il finanziamento di una certa opera pubblica si risolvevano (seppur indirettamente) in un’agevolazione rispetto agli altri imprenditori potenzialmente concorrenti…. Come accade nella prassi, lo stesso fatto che imprese del nostro livello stesso effettuando il “giro di orizzonte” faceva venir meno l’interesse per l’appalto delle altre…, che potevano ben rivolgersi verso obiettivi stante l’abbondanza di lavori pubblici in quel periodo. L’interessamento all’opera da parte delle altre imprese veniva meno anche perché il nostro “giro di orizzonte” implicava che noi avessimo già attivato i nostri canali politici per sollecitare il finanziamento originario dell’opera e che vi fosse l’accordo, seppur implicito, di “ringraziare” i politici per il loro interessamento con la dazione di tangenti.

Chiaro il concetto degli appalti????

Il documento prosegue con tale affermazione:

“Le indagini finora svolte hanno fornito un quadro di generale affidabilità e piena attendibilità delle dichiarazioni rese da Filippo Salomone, si evidenzia – inoltre – che dall’attività di indagine finora espletata sono emersi numerosi elementi a conferma dei fatti dallo stesso riferiti”.

Secondo le dichiarazioni rese a questo ufficio, continua il documento, da Filippo Salomone, l’On. Mattarella ha concorso ai reati di cui agli articoli 7 della legge 2 maggio 1974 n.195 e 4 della legge 18 novembre 1981 n.659 unitamente al Salomone.

Si prosegue con le contribuzioni a Mattarella:

  1. Elezioni politiche del 1991 contributo di lire 50 milioni elargito presso la sua abitazione di via Libertà a Palermo

L’incontro con Mattarella, dichiara Salomone, avvenne presso il suo studio di via Libertà alla presenza dell’allora sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Successivamente ho incontrato Mattarella presso lo studio di Roma in via del Tritone, in quell’occasione – dopo aver affrontato problemi di carattere generale – mi sono detto disponibile a sostenere la campagna elettorale dello stesso. Così nel marzo 1992 ho consegnato, presso la sua abitazione di Via Libertà di Palermo, la somma di lire 50 milioni di cui 40 milioni in contanti e 10 milioni in buoni benzina.

Sergio Mattarella

Qui dobbiamo fermarci per evidenziare anomalie che fanno sorgere dubbi sul processo “Trattattiva Stato – Mafia”.

Fino ad ora, o quasi, abbiamo trascritto parte di un “procedimento a procedere nei confronti dell’all’ora On.Sergio Mattarella che evidenzia la data 1993 nonché il Procedimento n°2789/90 N.C  il cui G.I. emette le custodie cautelari, ma allora perché su Antimafiaduemila in data 8 ottobre 2014 in un articolo dal titolo Processo Mannino, mafia e appalti: la verità sul ruolo del Ros viene riportato:

Il dott. Tartaglia è andato a ripescare una relazione redatta dall’allora Procuratore di Palermo Giancarlo Caselli datata 5 giugno ’98 dal titolo alquanto esplicito: “Relazione sulle modalità di svolgimento delle indagini-mafia-appalti negli anni 1989 e seguenti”. Il pm evidenzia che una copia di questa relazione è stata consegnata personalmente da Caselli alla Commissione parlamentare antimafia nel corso dell’audizione del 3 febbraio 1999. Attingendo quindi a questa relazione vengono indicate tutte le “clamorose ed agghiaccianti anomalie” che hanno contrassegnato la questione dell’informativa mafia-appalti. Si inizia dall’anomalia della prima versione del rapporto del Ros, depositata il 20 febbraio 1991, priva del nome di Mannino o di altri politici. Giovanni Falcone la riceve in quel giorno ma materialmente non se ne può occupare perché già designato come Direttore degli affari penali al Ministero e quindi la consegna passa al Procuratore Pietro Giammanco per la riassegnazione. Il 25 giugno dello stesso anno la Procura di Palermo, sulla base di quella informativa e di ulteriori approfondimenti investigativi, chiede l’arresto di sette dei soggetti denunciati nel rapporto: Siino, Li Pera, Farinella, Falletta, Morici, Cascio e Buscemi. Per gli altri indagati il 13 luglio del ’92 viene chiesta l’archiviazione. Non ci sono politici tra le richieste di custodia cautelare, né tanto meno tra le richieste di archiviazione.

Continuando, riporta il famoso sito Antomafiaduemila:

Il 5 settembre del ’92, un anno e mezzo dopo il deposito della prima informativa, il Ros di Subranni “costretto da una non prevista campagna di stampa che rischiava di far scoppiare lo scandalo” si decide a depositare una seconda informativa mafia-appalti che contiene espliciti riferimenti a Calogero Mannino, Salvo Lima e Rosario Nicolosi. “Ma questa seconda informativa, finalmente completa – sottolinea Tartaglia – contenente acquisizioni investigative su Mannino e sui altri politici, acquisizioni addirittura antecedenti alla data della prima informativa”. Questa seconda relazione, presentata 19 mesi dopo la prima, riporta incredibilmente acquisizioni investigative su Mannino che già c’erano ed erano state elaborate molto prima della informativa di febbraio ‘91, e che però erano state inspiegabilmente “escluse, stralciate, nascoste” dal rapporto mafia-appalti. Per approfondire ogni passaggio, Tartaglia rilegge ampi stralci della relazione di Caselli all’Antimafia: “Le indagini condotte dai magistrati della Procura di Palermo negli anni 1991-1992 – scriveva l’allora Procuratore Capo – furono condizionate da talune anomalie, e in particolare si svolsero senza disporre delle integrali ed effettive risultanze investigative che pure il Ros aveva già acquisito fin dalla prima metà dell’anno 1990”.

Qualcosa non torna né con le date né con i nomi dei politici che invece esistono…

Se leggete qui dove riportiamo che già dopo la morte di Pio La Torre, Giovanni Falcone stava investigando sulla intersezione “Gladio e criminalità organizzata” e quindi la connessione con gli omicidi eccellenti: Michele Reina, segretario provinciale della DC a Palermo, l’omicidio Dalla Chiesa ecc…

Sembra abbastanza evidente che Falcone e Imposimato abbiano percorso il tema e le investigazioni sul percorso “Mafia-Appalti” in quanto nelle sedute della Commissione Parlamentare d’inchiesta del 1995, in cui il relatore era appunto Ferdinando Imposimato, si evidenzia che lo stesso aveva editato un rapporto ad hoc e una specifica e abbondante relazione.