Antonietta Pezzullo ci parla di Freddie Mercury

“Non diventerò una star, diventerò una leggenda!”

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Il 5 settembre, ricorre l’anniversario della nascita di Farrokh Bulsara, conosciuto da tutti come il grande e insostituibile Freddie Mercury, non “una star”, ma una vera “leggenda” e ineguagliabile presenza scenica.

Il cantautore, compositore, frontman dei Queen di origine Parse, nato a Zanzibar nel 1946 e spento a Londra il 24 novembre del 1991 a causa dell’AIDS, fonda i Queen, nel 1970 insieme al chitarrista Brian May e il batterista Roger Meddows-Taylor. Il bassista John Richard Deacon, si aggiunge al gruppo un anno dopo. Eccentrico, spettacolare, carismatico, con un’estensione vocale fuori dal comune sembra dovuto a quattro incisivi in più, che avendo maggior spazio aumenta il volume della voce.

Freddie è consapevole che quella particolarità estetica, motivo spesso d’imbarazzo è anche la sua fortuna. Per questo non accetta mai di correggere o eliminare i denti in eccesso, continuando a coprire la bocca quando sorride.

Farrokh cresce i primi anni in una famiglia benestante a Zanzibar, allora protettorato britannico, per il lavoro del padre Bomi come cassiere della Segreteria di Stato per le Colonie, insieme alla madre Jer e la sorella Kashmira. Presto a sette anni i genitori lo mandano in India a studiare in un Collegio Britannico a Panchgani, vicino alla nonna e una zia dove “il solo viaggio durava sessanta giorni… un trauma”.

Soffre molto questa lontananza fisica dalla famiglia, che percepisce in modo negativo “piangendo tutte le sere fino ad addormentarsi” e che lascia in lui un grande senso di solitudine. Ed è probabile che questo vuoto e la mancanza di affetto nel tempo, lo abbia portato alla ricerca costante di un contatto fisico, di sesso, come una sorta di compensazione. Freddie non comprende questa decisione e resta “risentito nei confronti dei genitori”, ma si mostra verso di loro sempre “rispettoso e premuroso”.

Negli anni di studio eccelle in sport individuali, gli scacchi, la corsa, la boxe, il ping pong. Particolarmente portato per il disegno, l’arte, ama dipingere. Si dedica anche alla musica, appassionato in particolare dell’opera. Impara a suonare il piano, entra nel coro della scuola e forma il primo gruppo Hectis.

L’ultimo periodo del collegio è meno attratto dallo studio, preso da altre attività più congeniali alla sua natura come la musica e l’arte, ma lascia nel 1963 “la scuola prima dell’undicesimo anno”. Nel 1964 a diciotto anni Freddie, insieme alla famiglia si trasferisce in Gran Bretagna durante la rivoluzione di Zanzibar e si stabiliscono a Feltham. Qui continua gli studi, lavora ogni tanto in un catering, come facchino e magazziniere.

Viene ammesso poi all’Ealing Art College di Londra e si diploma in Art and Graphic Design, vivendo in un piccolo appartamento nella zona di Kensington Market. Scrive nel frattempo per mantenersi degli articoli, per alcune riviste, crea una linea di abbigliamento vintage, frequenta alcune band musicali gli Smile, composta da Brian May, Roger Meddows-Taylor, da cui nasce una grande amicizia come sostiene lo stesso Freddie. “Li seguivo assiduamente ed eravamo diventati amici. Andavo ai loro concerti e loro venivano ai miei”. Si propone più volte come cantante del gruppo senza riuscirci: “Dovreste suonare pezzi più originali, dovreste essere più estroversi. Se fossi il vostro cantante io farei così!”.

Si unisce poi agli Ibex, ma il gruppo si scioglie nel 1969. Collabora anche con altri gruppi colpiti dalla sua voce. È un periodo economico difficile per il giovane Bulsara, che con May e Taylor, formano un nuovo gruppo e che Freddie chiama i Queen, “un nome forte, molto universale e immediato. Aveva un sacco di potenziale visivo ed era aperto a ogni tipo di interpretazione”.

In poco tempo diventano una delle band rock più conosciute e affermate a livello internazionale con grandi successi ancora oggi sempre attuali: Somebody to Love, We Are the Champions, Don’t Stop Me Now, Crazy Little Thing Called Love, We Will Rock You, Who Wants to Live Forever, The Show Must Go On di May, Radio Ga Ga e A Kind of Magic Bohemian Rhapsody, I Want to Break Free.

I loro concerti, le esibizioni di Freddy lasciano un segno indelebile nella storia della musica. I look originali, improbabili, regali con la stola, la pelliccia, le unghie nere, la bandiera inglese, i capelli lunghi prima e il taglio corto poi, le canottiere con il petto nudo in vista, i pantaloni attillati mentre si muove e seduce tutti con il suo scettro tra le mani. È indimenticabile!

Nel 1984 Freddie si esibisce per il concerto The Works Tour insieme alla band a Sun Cy, città africana nota per il divertimento dei ricchi bianchi e simbolo dell’apartheid. Questa scelta, appare venale e fa molto discutere l’opinione pubblica. Il gruppo viene criticato per non aver accolto le raccomandazioni dell’ONU agli artisti, di sostenere la causa e non esibirsi.

I Queen si difendono affermando di non essere una “band politicizzata”. Oltre a loro partecipano all’evento anche altri artisti come Elton John, Frank Sinatra, Rod Stewart. In seguito a questo evento non sono chiare le circostanze della partecipazione dei Queen ai Live Aid. Alcuni sostengono che dopo Sun Cy, il gruppo non viene invitato, ma riescono poi a essere inseriti nella rosa dei nomi.

Altre fonti come quella della scrittrice, giornalista inglese Lesley-Ann Jones, che da vent’anni si occupa di musica e di Freddie scrivendo una sua biografia, sostiene che Mercury preso dai suoi problemi personali, dopo essere stato contattato più volte, accetta poi di partecipare, preparandosi al meglio con il resto della band. In qualsiasi modo sia andata però, il risultato è semplicemente fantastico.

Pubblica comunque l’anno successivo nel 1985 anche da solista Mr. Bad Guy e Barcelona nel 1988 con il soprano spagnolo Montserrat Caballè, che letteralmente adora.
Tra gli idoli che lo hanno ispirato: Lata Mangeshkar, John Lennon, Elvis Presley, Jimi Hendrix che “nessuno può eguagliare” o “prendere il suo posto”. E tra i suoi amici artisti altrettanto noti ci sono Elton John, Michael Jackson e David Bowie.

Per quanto riguarda la vita sentimentale l’incontro con Mary Austin, risale agli inizi della sua carriera quando a ventiquattro anni incontra la giovane commessa diciannovenne di cui si innamora e a cui resta legato per sei anni. Ma in realtà non si lasciano mai, pur interrompendo il rapporto sentimentale. Mary infatti, inizia a lavorare con Freddie, si occupa dei “conti della casa, incluso il salario del personale e la cassa”.

Un modo per lui di tenerla legata al suo mondo e dove Mary ritorna sottolineando la sua presenza ogni giorno. Il legame continua anche quando lei ha nuove relazioni e figli. Freddie, resta sempre una parte centrale e insostituibile nella sua vita, un riferimento affettivo costante l’uno per l’altro. Non solo Freddie acquista un appartamento per lei, di fronte alla sua villa di Garden Lodge nella zona di Kensington, per saperla vicina.

Di lei Freddie conferma che “Mary era una moglie. Per me eravamo sposati. Credevamo l’uno nell’altro, e questo per me è abbastanza. Non potrei mai innamorarmi di un uomo come mi sono innamorato di Mary”. E Mary diventa per tutti, anche dopo la relazione e dopo la sua morte, la donna e vedova ufficiale, che ha cura di Freddie fino alla fine e a cui il frontman lascia la villa e gran parte del suo patrimonio, definito poi dalla Austin “una maledizione”.

A Mary affida anche le sue ceneri da conservare in un luogo nascosto, per il timore che la tomba possa essere profanata dai fans e disturbare il suo riposo. E nessuno fino ad ora conosce il posto, neanche la stessa famiglia di Freddie e sicuramente il segreto di Mary, come promesso, resta con lei per sempre.

Freddie ha molte avventure, relazioni da David Minns a Joe Fanelli, Wayne Sleep, ma non solo maschili. Dopo Mary i legami più importanti da ricordare sono con il parrucchiere Jim Hutton, una persona semplice, che convive con il cantante e lavora per lui, occupandosi dei suoi giardini. Jim gli resta vicino fino alla morte.

Ha anche una lunga relazione con Barbara Valentin, un’attrice austriaca di film erotici, che ha vissuto con Freddie anni trasgressivi, di sperimentazioni, alcool e droghe, definiti dalla stessa Barbara, anni folli. Barbara come Mary accetta e ama Freddie senza condizioni condividendolo con altri come Winnie Kirchberger, Jim Hutton. Si racconta di una relazione con il famoso ballerino Rudol’f Nureev smentita più volte anche da Peter Freestone, assistente personale di Freddie, confermando che non c’è mai stata.

Tra le tante curiosità il nome adottato come Freddie Mercury non è solo un nome d’arte, ma una vera rettifica all’anagrafe dell’artista come nome proprio. Il cognome Mercury, Mercurio messaggero degli Dei, nasce dalla sua passione per l’astrologia e la mitologia. Anche il logo del gruppo è disegnato da Freddie con una fenice e i segni zodiacali dei quattro componenti della band. Ha un amore per gli animali, in particolare i gatti, che vivono nella sua grande casa. La preferita a cui dedica anche una canzone è Delilah.

Inoltre confessa a pochi intimi tra cui Mary “di soffrire di manie di persecuzione”, ha il timore “che la gente lo sfottesse alle spalle e di essere effettivamente ridicolo”. Forse non del tutto infondata. Ha paura dell’aereo, di restare bloccato in ascensore e di rimanere solo. Freddie è un perfezionista, amante del balletto, l’opera e dotato di grande umorismo, come quando dice: “Ho sempre saputo di essere una star, ora tutto il mondo è d’accordo con me”. Ama ridere, gli artisti simpatici e “quelli… venuti su dal niente”.

Gli piace dare nomignoli femminili ai suoi amici intimi e alla band, ognuno ironicamente ha il suo, solo John Deacon resta immune dal gioco, sembra non ispirarlo.
Freddie non si mostra attratto dalle “riccone”, preferisce le persone semplici “un gradino sotto il suo nella scala sociale”. È probabile per “una questione di insicurezza”. Quando non lavora Freddie ama divertirsi, gli incontri occasionali, frequenta dei Club e locali esclusivi, dove liberare le sue pulsioni e il suo bisogno di eccesso.

Bohemian Rhapsody è tra i primi dischi con il video, “a ricevere l’attenzione che oggi si riserva a loro”, conferma Freddie dopo l’enorme successo riscontrato da questo binomio vocale e visivo, in cui tutto “diventa più veloce” e aumenta “le vendite in maniera esponenziale”. I primi a “creare un concept video”.

Inoltre, Zanzibar la città natale non ha mai lasciato un riconoscimento all’artista, o una targa nella sua ex casa natale, non accettando culturalmente il suo orientamento sessuale e trasgressivo. In compenso in tutto il mondo si contano un centinaio di statue in suo onore, come quella sul Lago di Montreux, un’altra al Dominion Theatre di Londra e a Liverpool. Inoltre, riceve anche l’omaggio del servizio postale britannico Royal Mail, che lo raffigura su un francobollo.

Tutto il personale di Garden Lodge, che si occupa di Freddie “un cuoco, un cameriere, un autista, un addetto alle pulizie e una manciata di amici fidati”, sono trattati in modo equo e familiare. E si ritrovano spesso allo stesso tavolo, senza nessun tipo di autorità. Per ognuno di loro quel luogo significa casa. Freddie solitamente riceve i genitori la domenica, che continuano tra l’altro a vivere discreti nella semplicità della loro vecchia casa.

Alla sua morte sembra che a Barbara sia stato vietato di andare al funerale e che lei pur sofferente abbia lasciato a Mary il ruolo ufficiale. Muore nel 2002 per un ictus a Monaco e Freddie resta per lei l’amore della sua vita. Per Jim dopo la morte di Freddie le cose non vanno meglio. Infatti, Mary appena eredita la villa “fa capire che la vuole vuota” e gli viene “chiesto di andarsene subito”.

Per Jim e Peter Freestone, che si sono occupati di Freddie fino alla fine “Mary si è comportata in modo sconcertante”. In seguito Jim scrive un libro raccontando la sua storia con Freddie, che ai familiari, gli amici, Brian, Roger, John appare probabilmente indelicato subito dopo la morte, spifferare dettagli intimi della sua vita privata. E anche se le sue intenzioni di omaggiarlo sono buone, lo allontanano per sempre dal gruppo e dai conoscenti. Troppo addolorati per la grande perdita e troppo presto per dettagliare. La stessa Mary viene definita una strega. Jim muore di tumore nel 2010 in Irlanda, con la speranza di ricongiungersi con l’amore della sua vita Freddie, a cui resta per sempre grato.

Freddie la star delle star, “non si mostra mai come una “primadonna… riservato, e signorile nei modi rispetto a molti altri”. Un uomo discreto, gentile, che comunica con tutti senza nessuna posa.

I suoi amici Brian, Roger, John, durante la malattia si stringono intorno a lui, lavorando con entusiasmo come desidera. E Freddie in questa fase non si lascia mai andare a un lamento, ma si mostra sempre stoico, leggero e ottimista. Loro lo proteggono, difendono, amano, ma non superano mai la perdita, ne contano solo commossi l’insostituibile mancanza.

Freddie è generoso sino alla fine lasciando ai parenti, amici e personale, una determinata somma per ognuno. Ma soprattutto lascia una grande eredità umana, musicale con una voce da baritono, i grandi successi, i settecentoquattro spettacolari concerti coinvolgenti e animati dalla sua ricca personalità dinamica. Tra i più famosi resta la partecipazione ai Live Aid, nel 1985 nello stadio di Wembley davanti a circa 80.00 persone, lasciando il segno nella storia del rock. Il suo fisico fuori dalle scene quasi minuto e la sua aria timida che si ritrae, sul palco sembra esplodere e occupare l’intera area con una carica, una voce e sensualità che non lascia spazio per altro dopo di lui e la band. Freddie è fantastico. I Queen sono fantastici.

Brian però, con amore sincero aggiunge: Noi suonammo bene, ma Freddie diede il massimo e portò l’esibizione a un altro livello… Freddie riuscì a stabilire un contatto con tutti… Il Live Aid è stato Freddie. Era unico al mondo. Sembrò di vedere la nostra musica scorrere attraverso di lui. Nessuno poteva ignorarlo: Freddie era originale, speciale. Non suonammo non solo per i nostri fan, ma per quelli di tutti. Freddie diede tutto se stesso”.
E sembra di sentirlo Freddie confermare grato e ironico all’amico: “La ragione del nostro successo tesoro? Il mio grandissimo carisma, chiaramente!”.