Antonietta Pezzullo ci parla dell’igiene nella storia e delle tante altre invenzioni

Antonietta Pezzullo, conosciuta ormai dai nostri lettori per i suoi articoli interessanti, ha deciso di parlarci dell' igiene e di tanti altri aspetti del passato.

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L’igiene, la pulizia e la cura del proprio corpo, sembra accompagni da sempre l’uomo, seppure nel tempo si sia evoluto in modo diverso. Questa esigenza, verso se stessi e il proprio ambiente è presente anche negli animali, che eliminano impurità e parassiti leccandosi e alcune specie aiutandosi tra di loro.

La pulizia è un bisogno innato, anche se nei secoli i metodi e le abitudini sono completamente cambiati. Dalla preistoria ai filosofi greci, come Aristotele, che mostra attenzione per l’argomento, dando delle indicazioni anche per portare i rifiuti fuori dalla città. Già allora esistono “gli operatori urbani”, per eliminare i rifiuti dalla città e prevenire le malattie. Non solo, i Greci costruiscono in antiche città come Napoli, grandi cisterne e reti idriche, per garantire la fornitura di acqua.

Nel periodo Repubblicano i Romani sono meno attenti alla pulizia del proprio corpo, a cui provvedono con un bagno completo solo una volta a settimana. In casa il bagno si trova vicino alla cucina, per usare la stessa fonte di calore e sono spesso pratici ed essenziali. La popolazione invece arrangiandosi, usa l’acqua del Tevere o altre sorgenti naturali.

Con l’Impero Romano invece, particolarmente abile nelle grandi opere pubbliche s’introducono molte innovazioni come le Terme, gli impianti fognari, gli acquedotti, presenti già nel VI secolo a.C.

Infatti, Roma circa 2000 anni fa, possiede undici acquedotti per garantire l’acqua a un milione di persone per i propri bisogni, bere, lavarsi. I romani migliorano particolarmente le condizioni igieniche della città e sono stati sicuramente tra i più innovativi e attenti.
L’urina, inoltre viene raccolta in anfore semi-interrate nella lavorazione delle pelli per il contenuto dell’ammoniaca.

L’Imperatore Vespasiano a tale riguardo, impone una tassa sull’urina per gli artigiani di concerie e tintorie difendendosi sostenendo che i soldi non puzzano: “pecunia non olet”. Vengono costruite le latrine pubbliche, circa centoquarantaquattro, grandi stanze rettangolari con fino a cento posti a disposizione. Questi bagni pubblici sono un luogo d’incontro, scambio privo di qualsiasi senso del pudore.

La nascita delle Terme, per opera di Nerone nel IV secolo, con centosettanta strutture, e altri stabilimenti più piccoli, sono dei complessi termali per la cura del corpo. Ma non solo, le Terme diventano spazi per socializzare, stabilire accordi personali, politici e commerciali. I romani si possono considerare tra i più puliti, che adottano le indicazioni di filosofi greci sull’igiene, facendone dei centri di benessere, per l’estetica, la depilazione, la tintura, l’uso di cosmetici e la sauna.

Le Terme appaiono, spesso lussuose, decorate, arricchite di statue e comodità, con una parte riservata alle donne e un’altra agli uomini. Sono molto frequentate almeno una volta al giorno anche dal popolo e tra gli imperatori più maniacali da ricordare Commodo, che si lava sette o otto volte in un giorno.

Costantino invece, diffonde anche in Oriente la cultura termale, che porta i musulmani a realizzare poi i famosi Bagni Turchi.
La mancanza però nelle Terme di un continuo ricambio d’acqua, spesso torbida e sporca, favorisce comunque malattie con la trasmissione di parassiti.
I Greci e i romani tra l’altro non usano il sapone, ma un attrezzo di legno per raschiare la pelle. Il sapone viene introdotto dagli Arabi a base di soda caustica.
Con l’estensione dell’Impero però diventa difficile mantenere e trasmettere questa pratica igienica.

Nel Medioevo con la caduta dell’Impero Romano, l’igiene personale è praticamente inesistente. Infatti, con la decadenza delle norme si diffondono malattie contagiose come la peste e il tifo. Anche l’affermazione del cristianesimo, che indica la pulizia personale, il bagno come un lusso peccaminoso, incide negativamente.

Si pensa infatti, che lo strato di sporco protegga al contrario la pelle dalle malattie, e che il bagno indebolisca. Motivo per cui basta una piccola ferita a portare alla morte. Il cattivo odore, la sporcizia in questo periodo sono comuni sia ai ricchi che ai poveri. E il vaso da notte è tra gli oggetti più usato da tutti.

Nel Rinascimento e fino all’Illuminismo in Europa, si sconsiglia l’uso eccesivo dell’acqua, sostituiti con profumi, ciprie per coprire gli odori. La moda poi delle parrucche nel 17. secolo contribuisce a diffondere parassiti di ogni tipo, mentre le grandi e affollate città come Parigi e Londra, sono tra le più sporche.

Le strade delle città infatti, sono pieni di rifiuti di ogni tipo. Non esistono discariche, servizi igienici, fognature e i rifiuti vengono buttati dalla finestra, senza nessun tipo di controllo e pudore in caso di necessità fisiologiche. In estate poi, l’accumulo dei rifiuti porta maggiormente la diffusione di epidemie e malattie.

I matrimoni, spesso si celebrano a giugno, dopo il bagno annuale di maggio per attutire il fetore. Ma per coprire il ritorno dei cattivi odori, le spose il giorno dell’evento usano un mazzo di fiori, che contribuisce all’uso del tradizionale bouquet. I fiori si usano per confondere le ondate dei corpi maleodoranti, anche sulle carrozze e dove risulta possibile.

Il cattolicesimo non aiuta questa situazione di degrado e sono molti i religiosi che si vantano di non lavarsi mai, per allontanare il peccato con il contatto dell’acqua. Santa Caterina evita addirittura di passare davanti all’acqua e San Girolamo sollecita le giovani a non fare mai il bagno. Persino la Regina Isabella di Castiglia sostiene di essersi lavata solo due volte nella vita: alla nascita e al matrimonio.
Le latrine inoltre, per la Chiesa sono luoghi ambigui e di perdizione.

Verso la fine del 18. secolo invece, la nobiltà e la borghesia usano lavarsi in bagno o in una tinozza, ogni tanto. Per i poveri tale pratica è ancora limitata, non avendo la possibilità.

Bisogna aspettare la rivoluzione industriale, il 19. e 20. secolo per un miglioramento delle condizioni igieniche personali e urbane, con la costruzione di un sistema fognario, i pozzi, l’uso dell’acqua corrente, la raccolta dei rifiuti, gli antisettici, i vaccini, la sterilizzazione delle bende.

Lo sviluppo di una nuova cultura igienica, che aiuta a prevenire e combattere le malattie, con l’abitudine a lavarsi spesso, la cura intima, il sapone, i primi deodoranti, che migliorano la salute e diminuiscono le infezioni e il tasso di mortalità. Si aggiunge nel 20. secolo anche la cosmesi, che sollecita oltre alla cura, la valorizzazione della bellezza.

Tra le curiosità sull’evoluzione dell’igiene, che hanno avuto una grande importanza e di cui si beneficia tuttora, sono alcune scoperte come il gabinetto o WC, ideato nel 1596 da un figlioccio della regina Elisabetta I, John Harrington, con la seduta e un serbatoio. Negli anni questa invenzione denominata “water closet”, in italiano “ripostiglio per l’acqua” è stata migliorata e nel 1883 in Francia, adottata e perfezionata così come lo conosciamo oggi.

Invece il bidet nasce in Francia, per opera di C. Des Rosiers intorno al 1710, ma poco usato dai francesi e accolto poi con entusiasmo anche dagli italiani. Nel 1886 Thomas Crapper aggiunge lo sciacquone, che con il sistema fognario lo rende accessibile a ogni abitazione. E per finire gli americani nel 1890 aggiungono la rivoluzionaria carta igienica, facile, soffice e pratica. Delle grandi e utili invenzioni per l’umanità hanno un posto di onore e rilievo anche queste, di cui siamo eternamente e comodamente grati.

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