Lula Da Silva, vittima o colpevole?

Basteranno i vizi riscontrati nel processo Odebrecht per determinare l'innocenza di Lula? Al di là del confronto politico, Lula risulta colpevole o innocente?

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L’hackeraggio della posta privata scambiata tra l’accusa e i procuratori ha rivelato la complicità tra Sergio Moro e alcuni procuratori nel processo che ha visto la reclusione dell’ex-presidente Ignacio Lula Da Silva. I messaggi scambiati su Telegram e resi pubblici sul sito The Intercept Brasil avrebbero rivelato come l’accusa e i procuratori stessi abbiano coordinato delle azioni giudiziarie mirate a escludere il leader brasiliano dalla competizione elettorale che ha visto l’incoronamento di Jair Bolsonaro come Presidente.

E’ condivisa l’opinione di un comportamento non etico che, di sicuro, ha evidenziato la strumentalizzazione di un processo giudiziario. I contatti privati, l’eseguirsi delle istanze giudiziarie secondo tempistiche predefinite a tavolino di sicuro violano i presupposti del debito processo, ma nulla di tutto ciò  può bastare per definire Lula un martire della Magistratura brasiliana.

Semplice. I vizi del processo giudiziario non sono sufficienti ad indicare l’innocenza di quest’ultimo come una parte sostanziale della stampa cerca di farlo. Non serve saltarsi il principio della Presunzione di Innocenza per determinare quanto Lula, al di là del comportamento dei giudici, sia stato a capo di una fitta rete di tangenti per mezzo della quale la classe dei Partiti si è arricchita vendendo degli appalti al conglomerato  statunitense Odebrecht. 

Al di là del comportamento etico o non etico, giusto o sbagliato, di Sergio Moro e i procuratori, le tangenti ci sono state. Miliardi di dollari,  appartamenti e favori sono volati a destra e a manca e i partiti, dalla maggioranza all’opposizione, sono stati coinvolti nel più grande furto mai perpetrato alle casse dello Stato.

In sostanza, il reato di Lula e dei suoi compagni sussiste dal momento in cui essi hanno ricevuto delle tangenti in cambio di appalti spesso lasciati a metà dalla stessa Odebrecht che spesso e volentieri ha incorso nella sovrafatturazione ai danni dello Stato brasiliano.

In generale, Odebrecht rappresenta uno dei casi di corruzione più grande della storia. Si parla di circa 778 milioni di dollari in tangenti spartite tra l’Africa e l’America Latina. Solo in Brasile, la compagnia ha pagato circa 349 milioni di dollari ai vari partiti politici arrivando persino a finanziare delle campagne elettorali per ottenere dei privilegi e degli appalti. A certificare le prove sono state le dichiarazioni di Marcelo Odebrecht, CEO del conglomerato che, dopo essere stato arrestato durante l’Operazione Lavajato, ha deciso di collaborare con la Procura brasiliana per ridurre la pena di 19 anni e 4 mesi alla quale era stato condannato.

In base alle scoperte della Procura brasiliana e del Dipartimento di Stato americano, Odebrecht sarebbe imputato per i reati di corruzione attiva, riciclaggio e associazione a delinquere. Le confessioni del CEO di Odebrecht hanno confermato gli indizi e le prove che ponevano Lula Da Silva tra i primi destinatari delle tangenti al quale lo stesso Marcelo avrebbe pagato oltre 10 milioni di euro in due occasioni diverse.

A ricevere le tangenti destinate al leader della Sinistra brasiliana era stato Branislav Kontic, consulente di Antonio Palocci, allora ministro del lavoro. Altri soldi sarebbero giunti alle casse del Partido dos Trabalhadores attraverso il tesoriere Guido Mantega. I pagamenti erano registrati all’interno della cosiddetta Cassa B dell’Impresa. Allo stesso modo, Lula avrebbe ricevuto un appartamento di tre piante situato a Guarujà, una località turistica situata nello Stato di Sao Paolo. L’appartamento gli sarebbe stato consegnato in dono da Odebrecht.

Così, i collegamenti dell’operazione Lava Jato non hanno solo portato alla  scoperta della corruzione all’interno della statale Petrobras, ma hanno finito per rivelare il protagonismo dello stesso Lula come interlocutore degli interessi di un’élite ai danni dello Stato.

In altre parole, ne la malafede della Procura o dell’accusa, ne le possibili violazioni al debito processo pongono Lula dal lato degli innocenti. Il leader socialista resta e resterà comunque il protagonista dell’episodio di corruzione più grande nella storia brasiliana. Una storia di tangenti, riciclaggio e furti aggravati ai danni dell’erario pubblico del Paese più diseguale dell’America Latina.

Tutto questo alla faccia del cd. socialismo di Lula e di chi fa finta di non capire le ragioni, la delusione e il malcontento generale che hanno portato uno come Bolsonaro al potere.