I ragazzi e le ragazze del ‘Friday for future’ sono di nuovo in piazza

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Tante sono le ingiustificate prese in giro, che circolano in queste ore sui giornali, come sui social nei confronti della sedicenne Greta Thunberg.

Per carità l’umorismo non deve mai mancare, ma ci vuole pur sempre rispetto. L’argomento merita attenzione e non deve diventare una battaglia ideologica.

Il pianeta è in serio pericolo. Proprio oggi i ragazzi e le ragazze del ‘Friday for future’ sono di nuovo in piazza per chiedere ai governi di tutto il mondo di fare presto, perché il clima è già cambiato.

Sono circa 3.500, stando alla stima della Questura di Roma. Nessuna bandiera, solo cartelli originali e colorati e striscioni a tema: ”Riscalda il tuo cuore e non il tuo pianeta”; ”Fate girare le pale, non fateci girare le palle”; ”Ci siamo rotti i polmoni”.

Il simbolo che ha dato vita a questo movimento mondiale è Greta Thunberg, la sedicenne svedese, presente a Roma in piazza del Popolo.

“Negli ultimi 6 mesi, milioni di studenti hanno scioperato per il clima ma niente è cambiato. Le emissioni stanno ancora crescendo e non c’è nessun cambiamento politico” afferma l’attivista. Per questo, “dobbiamo prepararci a lottare per molto tempo e non basteranno settimane e mesi ma ci vorranno anni”.

Una battaglia che “stiamo facendo noi bambini per svegliare gli adulti e costringerli ad agire. Ne abbiamo abbastanza delle promesse non mantenute”. L’inquinamento legato inevitabilmente ai cambiamenti climatici deve diventare un fondamentale punto di attenzione, se non si vuole portare il pianeta verso la distruzione. Gli oceani stanno morendo, l’aria sta peggiorando, le foreste si stanno desertificando. Dai pesci alle piante, dalla fauna agli esseri umani, stiamo uccidendo il pianeta che ci sostiene, e lo stiamo facendo velocemente. La causa principale della distruzione della natura si chiama cambiamento climatico. Sono passate poche settimane dalla prima manifestazione globale per il clima, che ha visto scendere in piazza molti studenti in 150 paesi del Mondo. Un vasto studio pubblicato sull’European Heart Journal, sottolinea, che l’inquinamento uccide più del tabacco, e fa il doppio delle vittime rispetto a quanto stimato finora (8,8 milioni nel mondo in un anno, pari a 120 morti ogni 100 mila persone.

In Italia, poco tempo fa Legambiente ha divulgato dei dati a dir poco allarmanti: nel 2018 in ben 55 capoluoghi di provincia sono stati superati i limiti giornalieri previsti per le polveri sottili o per l’ozono (35 giorni per il Pm10 e 25 per l’ozono).

In 24 dei 55 capoluoghi il limite è stato superato per entrambi i parametri, con la conseguenza diretta, per i cittadini, di aver dovuto respirare aria inquinata per circa 4 mesi nell’anno.

La città che lo scorso anno ha superato il maggior numero di giornate fuorilegge è Brescia (Villaggio Sereno) con 150 giorni (47 per il Pm10 e 103 per l’ozono), seguita da Lodi con 149 (78 per il Pm10 e 71 per l’ozono), Monza (140), Venezia (139), Alessandria (136), Milano (135), Torino (134), Padova (130), Bergamo e Cremona (127) e Rovigo (121).

Tutte le città capoluogo di provincia dell’area padana (ad eccezione di Cuneo, Novara, Verbania e Belluno) hanno superato almeno uno dei due limiti. Un anno da codice rosso per la qualità dell’aria, segnato anche dal deferimento dell’Italia alla Corte di giustizia europea in merito alle procedure di infrazione per qualità dell’aria e che costerà multe salate alla Penisola.

In Europa, stando ai dati dell’Agenzia Europea per l’ambiente, sono oltre 422mila le morti premature all’anno per inquinamento atmosferico e l’Italia si colloca tra i paesi europei peggiori, con più decessi in rapporto alla popolazione, pari a più di 60.600 nel solo 2015.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), sono 12,6 milioni i decessi all’anno causati dall’inquinamento ambientale. Intanto, è stato confermato, che sarà la Cina ad ospitare le celebrazioni per la Giornata mondiale dell’Ambiente del 2019, il prossimo 5 giugno con al centro il tema dell’inquinamento dell’aria.